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Vincitori e vinti
Il governo Prodi ha varato la legge Finanziaria, e per una strana coincidenza i giornali a maggiore diffusione nazionale, appartenenti all’area filo-governativa, per due giorni non sono arrivati nelle edicole per uno sciopero improvviso che ha consentito alla stampa di destra di monopolizzare l’argomento con titoloni a tutta pagina ed articoli poco benevoli nei confronti della maggioranza. Ogni commentatore ha detto la sua, anche se il filo conduttore comune era il medesimo: un provvedimento eccessivo ordito dalla demagogia comunista, senza considerare che per alzare il reddito bisogna prima produrlo, una sorta di macelleria sociale destinata a scontentare tutti gli italiani. La manovra adottata affronterà l’iter parlamentare e sicuramente non arriverà alla fine del viaggio senza essere stata in parte modificata, e senza soggiacere a voti di fiducia e contrasti tra gli schieramenti, oltre che all’interno della stessa maggioranza. Il risultato finale potrà essere lievemente diverso dal testo originario, ma nella sostanza il “malloppo” indigesto continuerà a tormentare gli italiani, sempre più oberati dalle tasse e preoccupati per un futuro incerto, di fronte alle molte promesse non mantenute pronunciate durante la campagna elettorale da Prodi & Compagni.
Romano Prodi
Mentre la Destra si accinge ad occupare le piazze, sapendo di poter disporre di un’argomentazione forte per accrescere i propri consensi e preparare la riscossa (i recenti sondaggi lo confermano), si tirano le somme per capire chi siano i vinti e chi i vincitori di una battaglia destinata a lasciare troppe vittime sul campo. La palma della vittoria spetta ai sindacati di regime che, rappresentando la base elettorale della maggioranza, hanno ottenuto tutto quanto desideravano a partire dal contratto del pubblico impiego e quello della scuola; inoltre sono riusciti a bloccare l’Inpu, l’istituto unico di previdenza, destinato a sostituire l’Inps, l’Inpadp e altri enti previdenziali, che avrebbe indebolito il potere sindacale in questo importante settore. I tre milioni di dipendenti statali hanno ottenuto il rinnovo contrattuale tanto agognato dal costo di circa 2 miliardi, mentre nel settore scolastico sono stati eliminati i tagli prospettati, senza introdurre però vincoli di efficienza, quasi ignorando il sovraffollamento dei docenti (uno dei più alti al mondo secondo i dati Ocse). I pensionati più modesti sorridono vedendosi alzare l’area di esenzione fiscale da 7 a 7.500 euro, e così anche gli operai, che grazie all’innalzamento da 7.500 a 8.000 potranno disporre di qualche euro in più. Aumentano inoltre le detrazioni per il coniuge a carico e per i figli. Tra coloro che hanno perso sicuramente vi sono tutti i risparmiatori, i più piccoli che hanno acquistato una manciata di bot per incrementare la pensione, fino ai grandi investitori, taglieggiati entrambi dall’aumento delle ritenute fiscali salite al 20%, (+60%). I lavoratori autonomi, considerati da Visco pericolosi evasori, pagheranno più contributi e dovranno confrontarsi con studi di settore più rigidi di quelli elaborati da Tremonti. Il ceto medio dovrà subire l’aumento generalizzato delle aliquote fiscali, e i più penalizzati saranno coloro che dispongono di un reddito lordo oltre i 75 mila euro. Per i proprietari di immobili le attese sono inquietanti: il catasto passerà sotto il controllo diretto dei Comuni che potranno aumentare l’Ici e introdurre nuove tasse per finanziare precisi progetti. Inoltre, chi acquisterà un ufficio o un capannone per svolgere una qualsiasi tipo di attività dovrà corrispondere oltre all’Iva del 10% o del 20%, anche una nuova imposta catastale e ipotecaria pari al 4%. In questo quadro generale, dai contenuti ancora incerti, ma sicuramente preoccupanti, inquieta l’introduzione dei ticket per le visite mediche al pronto soccorso ritenute non urgenti, quanto non si traducono in un ricovero. Gli italiani, indipendentemente dal voto espresso nelle elezioni politiche, di fronte ad una manovra che contrasta con la filosofia fiscale applicata dal governo Berlusconi, non possono che preoccuparsi, chiedendosi quale sia la strada giusta da percorrere: quella dell’aumento della tassazione voluta da Prodi, o quella della riduzione delle aliquote applicata dal Cavaliere? Il tempo è galantuomo e come tale saprà fornire la risposta!
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