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Fisco: Stato e Chiesa
Il furore fiscale del governo Prodi non sta risparmiando nessuno, quindi, dopo i lavoratori autonomi, gli artigiani, i commercianti, i risparmiatori e i contribuenti in genere, la scure della giustizia, nel tentativo di far fronte alle spese correnti e agli sperperi dell’apparato statale, invece che diminuire le spese e le tasse inducendo i contribuenti ad una maggiore correttezza fiscale, raschia il barile per colpire all’impazzata ovunque e chiunque. In questa frenetica corsa all’introduzione di balzelli non è stato risparmiato nemmeno il clero, e pertanto aumenteranno le imposte sugli oratori, i conventi, gli alberghi, i collegi, i convitti, i ristoranti , le foresterie le cappelle, gli asili, le case per anziani, ma anche sulle scuole e gli ospedali. Il rapporto tra Stato e Chiesa ha vissuto una storia abbastanza controversa e travagliata per ragioni di potere, storiche, politiche, ma anche fiscali. Negli anni recenti, dopo l’introduzione dell’Ici con decreto legislativo n. 504 del 1992, furono introdotte alcune esenzioni, prevedendo poi l’esonero dal pagamento di questa tassa patrimoniale degli edifici adibiti al culto e alle loro pertinenze ed attività complementari. La legge introdusse inoltre agevolazioni per gli immobili utilizzati da enti non commerciali, destinati prevalentemente allo svolgimento di attività socio-assistenziali, previdenziali, sanitarie e didattiche, includendo anche quelle ricettive, culturali, ricreative e sportive, nonché quelle dirette all’esercizio del culto e alla cura delle anime, alla formazione del clero e dei religiosi, a scopi missionari, alla catechesi e all’educazione cristiana. Che uno Stato laico affronti con difficoltà il rapporto con la Chiesa, è comprensibile, soprattutto quando governano formazioni della sinistra radicale ed estrema, anche se le controversie fiscali si protraggono da tempo. Infatti nel tentativo di raggiungere una maggiore equità tributaria, già nel 2004 la Cassazione emanò quattro sentenze introducendo delle norme restrittive che limitarono le esenzioni, anche nei confronti del Clero, in quanto alcune delle attività esercitate sconfinavano nel settore commerciale. Il governo Berlusconi affrontò il problema senza indugi e nell’ottobre del 2005 decise l’estensione delle agevolazioni nei confronti della Chiesa. I nuovi “padroni del vapore”, nel Decreto Bersani hanno introdotto una nuova normativa che rimette in discussione l’esenzione dei beni ecclesiastici, alimentando nuovi dubbi sui limiti dell’applicazione della tassa. La volontà del governo giunge dall’esame delle sessantaquattro pagine del decreto fiscale collegato alla manovra per il 2007. Infatti gli esperti, in un comma dell’articolo cinque dedicato alla materia catastale, hanno avuto la conferma della tassazione dei beni immobili della Chiesa, mettendo in allarme gli uomini della Cei. Sull’opportunità delle nuove norme si può discutere a lungo: lo scontro tra laici e cattolici e tra concezioni e filosofie spesso diametralmente opposte, si protrae da secoli e non troverà nemmeno ora una soluzione. Come è lecito tassare chiunque disponga di beni sul territorio nazionale, è parimente comprensibile l’attenzione nei confronti di chi si adopera in attività sociali e religiose senza finalità di lucro, consentendo però anche delle entrate esenti per garantire la sopravvivenza delle strutture e di tutti gli addetti, sia laici, sia religiosi. Il Vaticano gode da decenni di privilegi grazie al Concordato, introdotto da Mussolini, e dal radicamento della religione nella vita, nella cultura e nella tradizione della popolazione. Sovvertirne le regole è possibile, forse lecito, ma pericoloso, perché potrebbe minare la virtuosa attività dei tanti che si adoperano nel tentativo di proteggere e istruire i meno fortunati, insegnando le regole di vita, che rappresentano il fondamento della società italiana. Lo Stato dovrebbe mantenere sempre e comunque una particolare attenzione nei confronti della Chiesa, ma anche di tutti gli altri Enti religiosi e laici che svolgono un’azione sociale importante e insostituibile. Proprio per questo rattristano le decisioni del governo che può e deve stanare gli evasori, senza però dimenticare o penalizzare le altre realtà, in particolare quelle religiose o socialmente insostituibili.
Macchianera
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