Sotto la lente

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: domenica 24 settembre 2006 - Anno 6 - Nr. 35

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Il piano Storace

L’ex ministro Francesco Storace ha proposto una riforma del sistema della rappresentanza all’interno delle formazioni politiche, al fine di ricostruire la democrazia nei partiti, indicando chiaramente chi potrà essere, e chi no, candidato nelle elezioni, nel rispetto della territorialità dei collegi, prevedendo inoltre nuove norme sul finanziamento dei partiti, garantendo la trasparenza delle iscrizioni e la rappresentanza delle minoranze.
L’iniziativa dell’esponente di AN è scaturita dalla necessità di contrastare il metodo di scelta delle candidature decise dalle segreterie dei partiti, assunte spesso senza interpellare la “base”, e senza rispettare le regole della democrazia, e per regolamentare le norme che regolano l’iscrizione ai partiti.

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Francesco Storace

Come ridisegnare il sistema della rappresentanza all’interno delle formazioni politiche garantendo pari opportunità e trasparenza?
Il disegno di legge, “Disposizioni di attuazione dell’art. 49 della Costituzione in materia di partiti politici”, proposto dal senatore è formato da dodici articoli, ed intende ridurre le lotte intestine nella scelta delle candidature, per riavvicinare i cittadini alla politica e limitare lo strapotere delle segreterie, introducendo nello Statuto di ciascun partito il limite massimo dei mandati elettorali, ovvero di incarichi interni che ciascun iscritto può ricoprire, incluse le eventuali deroghe.
Una riforma organica e profonda che prevede regole rigide che dovranno garantire la trasparenza, iniziando dal versamento delle quote di iscrizione che potrà avvenire solo con il versamento tramite bonifico bancario o postale, introducendo inoltre il regime di incompatibilità (5 anni dalla scadenza del mandato).
La proposta stabilisce che i membri degli organi statutari dei partiti eletti nei rispettivi congressi non possano avere incarichi e nomine nelle pubbliche amministrazioni, salvo i governi locali. In tema di candidature, in ogni tipo di elezione diventerebbe essenziale il requisito della residenza nel territorio in cui si concorre, eliminando l’antico vezzo di imporre candidati provenienti da altre realtà territoriali, garantendo spazio a chi lavora a contatto con le realtà locali.
Un altro aspetto affrontato nel provvedimento legislativo riguarda la ripartizione del finanziamento pubblico dei partiti che dovrebbe essere equamente ripartito tra le organizzazioni centrali e periferiche, garantendo i diritti alle minoranze, laddove raccolgano almeno il 5% dei consensi. La proposta fa leva sull’art. 49 della Costituzione, che recita: ”Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Un principio che è largamente disatteso, se non si risolverà alla radice il problema della democrazia interna ai partiti.
Nell’ultima campagna elettorale si è toccato il fondo con l’introduzione delle vergognose “liste bloccate”, provocando forti lacerazioni nei partiti e causando disappunto tra gli elettori: in alcuni casi non sono mancate le dimissioni, in altri sono state forti le lamentele per l’assenza di qualunque rapporto tra radicamento territoriale e liste elettorali, e per il mancato coinvolgimento della classe dirigente locale nella compilazione delle liste.
Storace, interpretando anche l’opinione di altri esponenti politici di tutti i partiti, ha sostenuto che: “Se l’elezione o qualunque nomina dipendono dal vetrice del partito e non dal cittadino, sarà un tutt’uno mantenere fedeltà verso l’autorità dominante e non al mandato ricevuto”. Rilevando inoltre come non si tratti di ritoccare la Costituzione, ma semplicemente di attuare il disposto dell’art. 49, in quanto le norme interne ai partiti e agli organismi di garanzia e disciplina hanno evidenziato la loro totale inadeguatezza.

Dario Meschi

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