Obesità addominale e infarto
Lo Studio Idea (international Day for the Evaluation of Abdominal Obesity) ha proposto una valutazione attendibile sull’incidenza del fenomeno dell’obesità addominale in diversi Paesi, coinvolgendo 6407 medici di 63 nazioni, che hanno esaminato 177.345 soggetti di età compresa tra i 18 e gli 80 anni (il 41% maschi e il 59% femmine). Dalla ricerca effettuata emerge chiaramente il rapporto tra l’aumento della circonferenza addominale e la maggiore prevalenza di malattie cardiovascolari (dal 21 al 40%). L’incidenza dei sovrappeso è simile in tutti i Paesi e si aggira intorno al 31% nelle donne e al 40% negli uomini. Quando la circonferenza addominale supera i 102 centimetri per l’uomo e gli 88 per una donna, esiste un eccesso di grasso viscerale, anche se il peso corporeo rientra nella norma, e per questo motivo aumentano i rischi di seri problemi metabolici e cardiovascolari. Sembra essere appurato che non è tanto l’entità della massa adiposa ad incidere negativamente sullo stato di salute, quanto la distribuzione del grasso nel corpo. L’obesità addominale colpisce gli uomini dalla mezza età in poi, e le donne in post menopausa, quella più gravata di complicanze, e molto di più delle adiposità gluteo-femorali, pertanto l’aumento della circonferenza a dismisura segnala il rischio cardiovascolare, più significativo dell’Indice di Massa Corporea (IMC), che esprime il peso in funzione dell’altezza. Il fenomeno dell’aumento dell’obesità ha stimolato la ricerca sovvertendo il concetto della funzione del tessuto adiposo, facendolo passare da riserva energetica ad organo endocrino in grado di produrre numerose sostanze attive come la leptina e la neuropeptide Y, addette al controllo del comportamento alimentare e del bilancio energetico dell’organismo, mentre le adipochine sono in grado di interagire con altri sistemi ormonali, determinando un disordine fisiopatologico e clinico che produce la Sindrome Metabolica. La Sindrome è una situazione complessa, caratterizzata dalla contemporanea presenza di più alterazioni metaboliche, quali diabete mellito, ipertensione arteriosa, alterazioni del profilo lipidico, iperuricemia, aumento dei marker dell’infiammazione e della coagulazione, nonché della microalbuminuria, ognuna delle quali rappresenta un fattore di rischio cardiovascolare. Evidentemente la sommatoria di più fattori, interessando vari organi (cuore, cervello e rene), aumenta i rischi per la salute. I ricercatori sostengono che l’alterazione iniziale che innesca le altre sia uno stato di insulino-resistenza prodotto proprio dall’obesità addominale, e per questo diventa molto importante controllare il peso attuando un regime di dieta controllata.
GM
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