L'osservatorio

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: domenica 24 settembre 2006 - Anno 6 - Nr. 35

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Bilancio catastrofico

Michele Santoro è rientrato in Rai dopo quattro anni di “esilio”, seguiti al famoso “editto di Sofia” con cui Silvio Berlusconi stigmatizzò l’”uso criminoso” della Tv di Stato da parte di alcuni giornalisti.
L’”istrione” si è ripresentato il 14 settembre con il suo nuovo programma, Anno zero, anche se con meno grinta rispetto al passato, in una puntata dedicata al “modello Milano”, dal quale emergeva un quadro abbastanza desolante e squallido della città governata da Letizia Moratti, cui, la settimana seguente, ha fatto seguito la seconda serata riservata alla città di Napoli, regno del centrosinistra, del sindaco Rosa Russo Iervolino e del governatore Bassolino.
I “compagni” del giornalista, pronti ad esultare dopo la prima critica trasmissione dedicata alla città meneghina, si sono prontamente indignati quando i riflettori sono calati sulla città partenopea, mettendo in evidenza la drammatica situazione di disagio sociale e di delinquenza che affliggono la metropoli del Sud.

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Michele Santoro

Il nuovo programma, che ha raggiunto il 15,04% di share, ha spiazzato tutti coloro che si aspettavano una trasmissione a senso unico, concepita per funestare il centrodestra e lodare gli avversari, magari vendicando la cacciata dal tempio della comunicazione voluta dal Cavaliere.
Forse il “martire”, capace in passato di trasmissioni di tipo bulgaro, si è ricreduto, o semplicemente si sta compiendo una manovra studiata per guadagnare credibilità, e per attrarre un pubblico più consistente.
Napoli è stata la protagonista della serata e nel descriverla il conduttore ha fornito uno spaccato a tinte fosche incentrato sulla criminalità, sulla droga e sulla disoccupazione giovanile, urtando la suscettibilità del sindaco che ha definito “indegna” e “catastrofica” la trasmissione, riuscendo a dividere anche i rappresentanti della CdL: Italo Bocchino (An) si è dichiarato pienamente d’accordo con la narrazione, Nicola Cosentino (Fi) è parso alquanto risentito, mentre Gianfranco Rotondi della Dc ha difeso Santoro in quanto “Conferma di essere un vero giornalista senza pregiudizi né paraocchi”.
Santoro non è parso turbato dalle critiche che gli sono piombate addosso da ogni direzione, nonostante sia stato accusato di “essere caduto nella tentazione del facile scoop”, forse perché abituato ad un giornalismo estremo, aggressivo e provocante, dove si denunciano soltanto le situazioni di maggior disagio, ignorando spesso altre realtà meno drammatiche o addirittura virtuose.
Il catastrofismo di Santoro ha per ora generato più polemiche che ascolti, di certo ha dimostrato che il personaggio non è governabile; agisce secondo le proprie convinzioni, poco disposto ad accettare condizionamenti o interessati suggerimenti, anche da parte degli amici.
Questo suo modo d’essere e di proporsi lo può rendere antipatico o simpatico, ma, nell’occasione del suo ritorno, è apprezzabile la volontà di muoversi in tutte le direzioni, e soprattutto senza timori reverenziali.

Dario Meschi

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