Balanzone

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: domenica 24 settembre 2006 - Anno 6 - Nr. 35

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BALANZONE

    La scoperta dell'alba

L’opera prima di Veltroni emoziona, commuove e interessa, offrendo la possibilità di riflettere, attraverso una scrittura scorrevole e piacevole, in una narrazione fluida, raccontando una storia interessante con un finale tutt’altro che scontato.

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Giovanni Astengo, poco più di quarant’anni, lavora all’Archivio di Stato, dove cataloga le vite quotidiane eppure straordinariamente racchiuse nei diari di persone come tante. Ha una moglie in carriera e due figli amatissimi: Lorenzo, ventenne entusiasta e generoso, e la dolce Stella, una bambina down. E c’è una ferita non rimarginata nel suo passato: una domenica mattina, quando lui aveva tredici anni, suo padre è scomparso per sempre, senza un perché. In un’alba d’agosto, un’alba “semplice, banale, senza guizzi né significati”, Giovanni trova l’impulso di tornare nel casale di campagna della sua famiglia, il luogo della felicità perduta, abbandonato da decenni. Dentro c’è un telefono di bachelite. Quel vecchio oggetto dimenticato diventa lo strumento grazie al quale Giovanni riesce ad aprire un varco nella barriera del tempo, per fare luce sul mistero che ha segnato la sua esistenza.
Il primo romanzo di Walter Veltroni racconta la forza e lo strazio dei sentimenti; è un’imprevedibile indagine, un viaggio nella trama dei nostri giorni, intrecciata con le notizie che filtrano dai giornali e dalla televisione, e una dolorosa immersione nella storia insanguinata degli anni di piombo; è un’appassionata dichiarazione d’amore e di fede nel potere unico della letteratura e dell’invenzione fantastica: il potere di svelare il senso nascosto delle cose, e di regalarci un’impossibile consolazione.

Vivere molte vite, migliaia di vite, storie piccole nella grande storia dell’umanità. E’ il senso che dà al proprio lavoro di archivista Giovanni Astengo, l’uomo che leggendo e catalogando i diari delle persone che lo circondano all’Archivio di Stato cerca conforto e risposte alla propria esistenza. Un uomo che vive con una moglie assente, un figlio ventenne solitario e un’altra figlia, Stella, che è una bambina down. Lorenzo, il figlio, è appassionato di basket e di Italo Calvino ed è protettivo con la sorella tanto che un’estate la porta in vacanza con sé negli Stati Uniti. E’ un’estate caldissima, la moglie sta lontana, in una beauty farm, e a Giovanni sorge un bisogno irresistibile di tornare nella casa delle sue estati di quand’era bambino, quando sua madre era in vita e suo padre non era ancora scappato e scomparso chissà dove.
Così il protagonista torna in quella casa di campagna, rivede l’albero dove lo zio Giorgio gli misurava l’altezza segnandola sul legno. Ritrova le stanze, i libri e gli odori in quegli spazi decadenti, malridotti ma maestosi nel loro silenzio. E li c’è un vecchio telefono di bachelite nera con il quale Giovanni compone per gioco il numero della sua casa di trent’anni prima. Da questo punto il romanzo di Veltroni prende il volo. Inizia per il protagonista la scoperta dell’alba, delle prime origini, delle risorse più lontane e rimosse nel tempo della famiglia scomparsa. Un’alba speciale che giunge in un giorno speciale a ritroso nel tempo, negli anni ’70, quando suo padre era andato via. Riemergono così le storie della famiglia Astengo e, attraverso quelle, uno spaccato dell’Italia degli anni di piombo, del terrorismo, delle battaglie di piazza tra la polizia e gli autonomi, dei brigatisti.
Un romanzo lieve ma toccante, nel quale Walter Veltroni, dopo quelle di politico, giornalista e sindaco di Roma, svela le sue doti di narratore contemporaneo dalla scrittura leggera ma non banale, con uno stile che ricorda un po’ Baricco e un po’ Veronesi e una prosa che scorre veloce amabile come una canzone di Tenco.

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