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Ultimo aggiornamento: sabato 10 novembre 2001 - Anno 1, Nr. 26 - Settimanale

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CONTROCORRENTE

L’Italia entra in guerra!
L’annuncio non arriva da Piazza Venezia e dall’Uomo della Provvidenza, ma dai tanti annunciatori dei telegiornali che ripetono, uno dopo l’altro, le stesse notizie di morte e violenza, intercalate dagli altri tragici avvenimenti che quotidianamente siamo abituati a gustare nei TG, mentre sediamo a tavola, tra n primo piatto ed un dessert.
Il mondo politico in maniera quasi plebiscitaria ha approvato la risoluzione di belligeranza conferendo una larga maggioranza al governo Berlusconi.
Il clima romano appare euforico per il ruolo che il nostro paese si accinge ad occupare nel contesto internazionale ed in Europa.

Berlusconi ha cercato con ogni mezzo di sedere al tavolo degli alleati che contano, per garantire una rilevante visibilità internazionale ed un’autorevolezza che consentano maggiore peso nelle decisioni che riguardano i futuri assetti europei.
L’interventismo inusitato, che ci riporta storicamente al clima che precedette la prima guerra mondiale, è giustificato, in occidente, dalla necessità di vincere il terrorismo, vero nemico del mondo occidentale, unitamente all’esasperato e fanatico integralismo islamico.
Le nostre truppe professionali ed i nostri mezzi non dovrebbero essere utilizzati sui campi di battaglia, ma dovrebbero svolgere un ruolo comprimario logistico e di collegamento nelle retroguardie, non entrando nei territori interessati.

La guerra, ed i sondaggi né danno ampia conferma, non trova giustificazione umana e morale sufficienti a giustificarne la necessità per la maggioranza degli italiani. E’ vissuta come un evento lontano, temuto, ma nel contempo quasi ignorato, quasi si trattasse di un fatto marginale riservato ad un manipolo di truppe volontarie, quasi si trattasse di comparse impegnate su un set cinematografico.
Del resto non esiste un arruolamento forzato, nessuna chiamata alle armi e chi partecipa lo fa per scelta. Questa guerra parrebbe non appartenere, al popolo dei cellulari, delle partite di calcio, dei ponti e dei fine settimana.
I problemi del quotidiano, che ogni cittadino deve affrontare, rimangono gli stessi, continua la vita di tutti i giorni: certo le code sulle autostrade per i controlli antiterrorismo infastidiscono, e molto, e non meno disagio proviene dai pericoli che incombono sulla navigazione aerea.

Aldilà delle apparenze e delle percezioni, esiste ed è presente una diffusa ed evidente preoccupazione che riguarda il futuro comune, la sicurezza, il benessere, la difesa di una qualità di vita conquistata a fatica, ma anche con una visione egocentrica ed egoistica del vivere comune e dell’utilizzo delle risorse del pianeta.
Il mondo occidentale, ricco ed opulento, spesso dimentico dell’altra parte dell’umanità, quella dei poveri, degli emarginati, della miseria, dell’ignoranza, si scontra col fanatismo religioso, con l’estremismo, con la ribellione, uniche panacee ed uniche speranze per intere popolazioni sacrificate da logiche economiche e politiche che rendono precaria la loro sopravvivenza e l’intero equilibrio e il futuro assetto del pianeta.

In occidente individuare i tanti malesseri del mondo, identificandoli nel solo ed unico problema rappresentato dalla lotta contro il terrorismo e contro l’integralismo islamico, è sicuramente importante per garantire consenso ed unione di popoli, non sempre in sintonia tra loro, divenendo strategia diplomatica vincente, ma può sottacere altri interessi ed altre passate responsabilità.

La volontà e la necessità di protagonismo del nostro Presidente Berlusconi, della coalizione di governo, e della quasi totalità del Parlamento, contrastano con il comune sentire della maggioranza della popolazione, che non insegue sicuramente sogni di gloria, né tanto meno affermazioni di politica internazionale.
Andando controcorrente molti avrebbero preferito un atteggiamento improntato a maggiore prudenza, con un appoggio più sfumato, meno visibile, evitando un intervento militare, del resto non richiesto, che non mettesse l’Italia a rischio di ritorsioni ed attentati terroristici.
Le nostre frontiere sono da sempre un colabrodo, ospitiamo migliaia d’indesiderati a rischio, le stesse parole del Ministro Scajola spaventano e sconfortano.
In fondo non siamo mai stati, e mai diverremo un popolo di belligeranti.

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