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Ultimo aggiornamento: sabato 10 novembre 2001 - Anno 1, Nr. 26 - Settimanale

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I RISCHI DEL REDDITO FISSO

Gli istituti bancari consigliano spesso al risparmiatore in alternativa ai Bot, dal rendimento sempre più basso, l’investimento in obbligazioni, caratterizzate da maggiori rendimenti e da rischi bassi. E' proprio così?
Chi è convinto che le obbligazioni siano indenni dal pericolo di perdere soldi, e che, nella peggiore delle eventualità, potrebbe verificarsi la sola possibilità di guadagnarne di meno, sbaglia di sicuro.
La necessità, per esempio, di liberarsi dei bonds, in caso d’investimento in corporate bonds, in un periodo diverso da quello della scadenza naturale, può comportare minusvalenze, anche sensibili.
Si tratta quindi di catalogare, anche nell’ambito del reddito fisso, il grado di rischio d’ogni titolo, in rapporto all’andamento dei tassi.
Nella fascia più alta vanno a collocarsi i titoli che esplicitamente lo dichiarano nel nome, come high risk (alto rischio).
Tutti i prestiti sono misurabili in base al rating, che esprime il punteggio di solvibilità assegnato da agenzie internazionali, come Moody’ o Standard & Poors. I bond che offrono ritorni più che allettanti, lo fanno per il voto ricevuto, C e D, e caratterizzano investimenti altamente speculativi, e quindi da scartare nella gestione di una pianificazione familiare, più sicuri quelli, classificati A e B.
Un portafoglio a rischio controllato potrebbe considerare una presenza di bond, di buon’affidabilità nella misura di circa il 20% dell’investimento totale.
Esaminando il mercato si potrebbero citare i bond in euro della KPN, azienda olandese operante nel settore superindebitato e traballante della telecomunicazione, che rendono il 10,65% annuo, al lordo della ritenuta fiscale del 12,50%, per via del prezzo a 70 lire contro le 100 ottenibili alla scadenza del 2008. O per rimanere in casa nostra, a parità di giudizio, i titoli emessi dalla Parmalat, che hanno però una quotazione oltre le 100 lire promettendo un rendimento del 5,46%.
Decisamente più interessanti sotto il puro l’aspetto del rendimento appaiono i bond a cinquanta anni Unicredito Ital cap, che a fronte di un rating A, offrono un tasso del 6,88%, con scadenza però nel 2049, e Banca Popolare di Bergamo, che vanta un BBB+, ed offre un rendimento annuo del 7,9%, sempre con scadenza 2049.
Questi ultimi due, assomigliano ai così detti ‘perpetui’, che non prevedono addirittura la restituzione del capitale, offrendo in cambio redditività elevate, sicuramente più appetiti dagli investitori istituzionali.
Il ventaglio delle performance della famiglia dei corporate è molto ampio anche sotto l’aspetto della durata, perché vi si trovano obbligazioni, come le Uniliver PLC, con rating A+, a scadenza breve, dicembre 2003, e redditività superiore ai Bot, pari al 3,45%, o come le Enel Investment holding, stesso rating A+, e rendimento 3,80%, con scadenza giugno 2004.
I prezzi, che ritroviamo sulle pagine telematiche di circuiti come Reuters e Blomberg, sono indicativi e non ufficiali, perché questi titoli non sono quotati, come lo sono invece i titoli di Stato. Il divario tra prezzo di acquisto e di vendita è marcato, soprattutto per tutti i bond dal rating basso.

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