Sotto la lente

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: martedì 18 luglio 2006 - Anno 6 - Nr. 29

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Il canone sconosciuto

Sezione#3_1I dati relativi la diffusione degli abbonamenti Rai sul territorio nazionale evidenziano la spaccatura esistente tra il Nord e il Sud d'Italia: le regioni settentrionali registrano 8.320.000 abbonati, contro 3.361.000 delle regioni centrali, 3.193.000 di quelle meridionali e 1.521.000 delle isole.
Ad un Nord virtuoso, dove gli abbonamenti raggiungono percentuali molto elevate, come a Porto Tolle (Rovigo) 93,75%, a Copparo (Ferrara) 93,49%, a Vercurago (Lecco) 89,63% e a Bottanuco (Bergamo) 87,11%, si contrappone un Sud pigro e indolente, dove a S. Cipriano D'Aversa (Caserta) gli abbonati possessori di televisore sono solo il 7,23%, a Fondichelli Fantina (Messina) il 7,69%, e a Villa Literno (Napoli) il 10,79%.
I dati parlano chiaro: il lombardo-Veneto e la Padania primeggiano nel lavoro, nell'attività produttiva, ma anche nel rispetto delle regole; il resto d'Italia e in particolare il Sud e le Isole se ne infischiano apertamente della Rai o diversamente assistono alle trasmissioni televisive nei bar come accadeva negli anni 50.
Di fronte a questi numeri impietosi è lecito domandarsi come avranno fatto gli sportivi meridionali ad assistere alle partite dei campionati del mondo di calcio: avranno invaso le piazze davanti ai mega schermi, o avranno abusato dell'ospitalità dei pochi e fortunati possessori di un televisore?
Il bel Paese, indipendentemente da chi lo governi, stenta a crescere e a ritrovare un'unità di intenti fondata sul rispetto delle regole e sul senso del dovere, dando così spazio ai fautori dell'estremo e deleterio indipendentismo.
La pubblicazione dei dati sulla diffusione degli abbonamenti ha offerto l'occasione ai leghisti per invocare la formazione di una nuova Repubblica Cisalpina, rendendo sempre più difficile il processo di rafforzamento dell'unità nazionale.
Di fronte ad una situazione così grave, lo Stato sembra rimanere inerme: nessuno interviene e molti fingono di ignorare la realtà, ma ora finalmente, grazie all'avvento della nuova maggioranza di centrosinistra, non mancheranno di certo le novità, e schiere di agenti del fisco invaderanno il Mezzogiorno d'Italia alla ricerca degli evasori per stanarli e indurli al rispetto della legge. In realtà tutto questo non accadrà, e allora perché non riformare l'intero sistema radiotelevisivo pubblico nazionale?
Per affrontare la triste e deprimente realtà, e per rispetto dei tanti che pagano le tasse e onorano regolarmente i propri doveri, si dovrebbe abolire il canone, diventato un balzello per alcuni, e una barzelletta per altri, privatizzando la Rai e gestendola secondo le regole del mercato, imitando le Tv del Cavaliere, che nonostante le polemiche, offrono informazione, spettacolo e svago, gratuitamente, registrando lauti guadagni grazie agli introiti pubblicitari: dovrebbe essere finito il tempo delle prese in giro, gli italiani per bene del Nord come del Sud, meritano sicuramente qualcosa di più.

GM

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