Macchianera

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: martedì 18 luglio 2006 - Anno 6 - Nr. 29

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La stampella

Sezione#2_1Non è difficile immaginare il pensiero e l'indignazione degli elettori del centrodestra di fronte all'atteggiamento assunto in Parlamento dai partiti che hanno prescelto, pronti ad intervenire a sostegno della maggioranza sulla controversa questione della presenza militare in Afghanistan, o in occasione dell'approvazione di altri provvedimenti, com'è successo nella votazione alla Camera dei deputati, dov'era in programma una mozione che interessava il segretario di Bertinotti, l'ex terrorista Sergio D'Elia.
In quella circostanza si è manifestata una maggioranza anomala per salvare il "compagno", e soprattutto nel timore che in futuro la mozione potesse essere estesa ad altri reati, interessando alcuni parlamentari sia di destra che di sinistra.
Il governo Prodi procede a fatica e dimostra evidenti difficoltà nel tentativo di unire ciò che è profondamente diviso, mettendo ogni giorno in evidenza profonde diversità in materia di politica estera, di economia, oltre alla netta contrapposizione sulle scelte di carattere religioso, etico e morale. Però, nonostante le coraggiose dichiarazioni di D'Alema pronto a rinunciare all'incarico, e alle scaramucce quotidiane, prevale, al contrario di quanto avviene nell'opposizione, la ragion di stato e la volontà di condividere il potere.
Lo dimostra Mastella che da vecchio ed esperto democristiano minaccia di abbandonare il governo rimanendo però saldamente alla guida del suo dicastero, così come altri esponenti della sinistra radicale pronti alla polemica verbale, senza però dimostrare ne la forza, ne la volontà di andare oltre.
Questa situazione di compromesso può essere giustificata ed accettata dai sostenitori del centrosinistra che, dopo la paura vissuta nella notte elettorale in occasione delle politiche, non vogliono di certo rischiare un ritorno al passato con la restaurazione del regime berlusconiano, ma non può essere di compresa e giustificata dagli elettori del centrodestra.
La Casa delle Libertà è in disarmo, ognuno pensa per se ipotizzando nuovi scenari ed un incerto quanto improbabile dopo Berlusconi; manca unità e coesione com'è dimostrato dalle dichiarazioni rilasciate da alcuni esponenti dell'Udc, pronti a fare da stampella alla maggioranza in caso di necessità, ed emergono le difficoltà dei partiti: i dirigenti di Alleanza Nazionale, storditi dalla sbornia derivante dall'inatteso raggiungimento del potere dopo decenni di ghettizzazione, devono ritrovare moralità e prestigio; Forza Italia è allo sbando in attesa della sua rifondazione, dimostrandosi sempre di più un partito di plastica incapace di procedere senza l'intervento del "capo"; la Lega Nord si limita ad affermare i tradizionali dogmi, quasi fosse incapace di reagire a questo momento di confusione, e nel tentativo di trovare nuovi equilibri interni nonostante il recupero fisico e politico di Bossi, non trovando altra soluzione alla proposta di un'utopica quanto irrealizzabile Repubblica lombardo-veneta.
Di fronte ad atti lesivi della libertà personali, e a norme improvvisate e anticostituzionali come quelle previste nel Decreto Bersani, la Destra invece che mobilitarsi in Parlamento e nelle piazze d'Italia tace, non comprende l'enorme opportunità politica che gli viene offerta dagli avversari per ribaltare la situazione, limitandosi all'ordinarietà, e tradendo palesemente i sentimenti dei propri elettori, poco disposti a farsi prendere in giro, e determinati a difendere i loro interessi e gli ideali spesso dimenticati da troppi politicanti.

Dario Meschi

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