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Viva l'Italia
Le piazze d'Italia si sono riempite di manifestanti, in un tripudio straordinario di bandiere tricolori, per festeggiare la vittoria azzurra nei campionati mondiali di calcio. Finalmente milioni di persone hanno ritrovato lo spirito di unità nazionale scendendo in piazza, una volta tanto non per protestare contro qualcosa o qualcuno, ma per urlare la loro gioia, ritrovando così un importante momento di condivisione, di patriottismo e di amor patrio. L'emozione per l'importante avvenimento sportivo ha coinvolto un po' tutti, anche coloro che non amano il calcio o sono profondamente delusi dall'evoluzione perversa di uno sport dove spesso è prevalsa la corruttela, anteponendo gli interessi economici all'aspetto prettamente agonistico. Per un momento gli italiani hanno ritrovato la strada perduta in una spontanea affermazione di orgoglio nazionale sentendosi entusiasti della propria appartenenza a questo popolo dalla civiltà millenaria, unendo idealmente il Nord con il Sud, i ricchi con i poveri, e annullando ogni divisione, sia politica che sociale, cancellando le preoccupazioni per la difficile situazione economica e per le nuove norme introdotte dal governo di centrosinistra nel tentativo di colpire l'evasione fiscale. Spenti i riflettori, finito lo spettacolo, sono ritornati gli incubi di sempre: la preoccupazione per un futuro difficile in un Paese sopraffatto dai debiti, che, per contrastare l'emergenza, non trova altra soluzione che introdurre norme tese a far tornare indietro le lancette del tempo, umiliando l'intelligenza degli imprenditori, dei lavoratori e dei cittadini, imponendo provvedimenti antiliberali e liberticidi da applicare a ritroso, sovvertendo tutte le regole del diritto. Il ministro Bersani, uomo apprezzato per la lunga esperienza politica e per gli incarichi ricoperti in passato, dopo essersi rapidamente dimenticato dell'"affare Unipol", deve essere stato mal consigliato dai suoi frettolosi o poco avveduti collaboratori, che con l'economia, la democrazia, la libertà e la giustizia hanno di certo poca dimestichezza. Infatti, introdurre norme retroattive è un'azione riprovevole che contrasta con il buon senso e con la logica, danneggiando chi le subisce e chi le propone, mettendo in seria difficoltà chi, nell'espletamento di un'azione economica teoricamente virtuosa, lavora con impegno rischiando in prima persona dovendosi confrontare con le regole del mercato, valutando quindi attentamente tutti i costi di produzione per contrastare l'agguerrita concorrenza, in un confronto dove nessuno può permettersi il lusso di sbagliare i conti. Un'impresa, o una società operanti nel settore immobiliare, nel momento in cui intraprende una nuova iniziativa edilizia elabora un programma finanziario per valutare sia i costi che i ricavi, e, nel momento in cui affronta la prima spesa, ossia l'acquisizione di un'area sulla quale costruire, o di un fabbricato da ristrutturare, valuta attentamente il prezzo di acquisto dei beni che incidono nei costi definitivi di intervento in maniera rilevante (anche nella misura del 30-40% del costo totale dell'opera). Evidentemente, l'imprenditore che acquistava in regime Iva sapeva che aliquota applicata del 10 o del 20% non rappresentava un costo in considerazione della sua detraibilità, mentre ora, dopo anni, si troverebbe chiamato a restituire l'imposta pur avendola già versata o parzialmente compensata. Com'è possibile in uno Stato di diritto dove le regole esistono e vanno rispettate sia dagli amministrati, che dagli amministratori, stabilire delle norme retroattive così violente e penalizzanti senza approfondire gli effetti nefasti che potrebbero produrre in un settore così importante del'economia nazionale? Non solo, il recupero di altre imposte (l'Ici per esempio), non stride con la logica e con il buon senso? Se l'intendimento chi governa è quello di introdurre una patrimoniale, accontentando Bertinotti & compagni, lo si dichiari apertamente e senza esitazioni, affermando la verità ed evitando così di prendere in giro gli operatori economici e i cittadini. Il pericolo latente della diminuzione degli investimenti e della fuga dei capitali all'estero è reale, e potrebbe aggravare lo stato di negativa congiuntura economica, fermando anzitempo il manifestarsi di una timida quanto incerta ripresa, e causando sia la diminuzione dei posti di lavoro, sia l'aumento generalizzato dei costi e dei canoni di locazione, impoverimento così tante famiglie.
Dario Meschi
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