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Un segno di buona volontà
In alcuni ambienti vicini al centrodestra e sulla stampa amica (Il Giornale e Libero) è iniziata una campagna politica e mediatica tesa a suggerire al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano l'assunzione di un atto di riconoscimento, nel rispetto della "par condicio", nei confronti di un uomo coraggioso: la nomina a senatore a vita di Umberto Bossi. Se a destra alcuni sembrano poco convinti di questa scelta, la sinistra è invece compatta nel rigettare la proposta, soprattutto dopo le recenti dichiarazioni secessioniste; mentre per il neo Presidente si potrebbe profilare una buona opportunità per dimostrare nei fatti la volontà di non essere l'espressione di una sola parte politica ma di tutti gli italiani, e questo soprattutto dopo l'occupazione metodica delle maggiori cariche istituzionali da parte dell'Unione.
Umberto Bossi
Dubitiamo che il leader del Carroccio nutra tale ambizione, essendo sempre stato un libero battitore, poco incline all'assunzione di incarichi, soprattutto nell'ambito delle istituzioni repubblicane, anche se per l'azione politica svolta nell'ambito della riforma federale gli potrebbe o dovrebbe essere attribuito un riconoscimento per il coraggio, e la determinazione dimostrate in un lungo percorso politico, dove dapprima era ritenuto l'isolato visionario di un incomprensibile decentramento amministrativo, per poi diventare l'interprete convinto di un sentimento diffuso per un'organizzazione diversa e più vicina alla gente della pubblica amministrazione. I primi ad appoggiare la sua candidatura sono stati Vittorio Feltri, Letizia Moratti - neo sindaco di Milano - e il leghista della prima ora Giuseppe Leoni, ai quali si sono aggiunti molti altri esponenti del mondo politico e della società civile. Bossi è un simbolo innegabile di un modo diverso di far politica e di proporsi alla gente: prima che il Senatùr irrompesse sulla scena con un linguaggio rude, ma immediato, e con molte storiche provocazioni, l'organizzazione federale dello Stato non era considerata da nessuno come una priorità, e trovava approvazione solo tra pochissimi e isolati gruppi d'opinione che contavano come il due di picche, mentre ora il federalismo è una realtà che ha trovato condivisione ed applicazione attribuendo meriti indiscussi al suo indomito sostenitore. Umberto Bossi è un politico di razza che ha saputo colmare un vuoto, trasformando la gente del Nord, da pigra e assente comparsa della vita politica nazionale, ma motore nell'ambito dell'economia e del mondo lavoro, a protagonista indiscussa di un nuovo ordinamento con meno leggi e minor burocrazia, con più privato e meno pubblico, e con maggiore rispetto per le identità. Una battaglia che sembrava persa in partenza ora si è trasformata in vittoria ed è condivisa dalla maggioranza degli italiani: il federalismo è diventato una realtà che non può essere discussa, non nei contenuti, ma solo nei modi della sua applicazione. Come dimenticare alcuni slogan, "Padroni a casa nostra" e "Paga somaro lombardo", dall'effetto immediato e dirompente che si dimostrarono efficaci più di tanti complicati ragionamenti politici? Il leader del Carroccio fu preso in giro e considerato un fenomeno da baraccone per molto tempo, ma non si arrese, e, solo contro tutti, arringò alla folla ottenendo i primi lusinghieri successi. Quando i "barbari" irruppero nella capitale dalle valli prealpine per conquistare "Roma ladrona", liberandola dal potere consolidato e dalla burocrazia, in pochi compresero il fenomeno che avrebbe destabilizzato il quadro politico, contribuendo al crollo della Prima Repubblica. Bossi, ipotizzando uno Stato leggero e vicino al territorio, ha consolidato il potere della Lega nel Nord d'Italia, rendendo possibile una trasformazione istituzionale che trova condivisione anche nelle regioni del Sud dove le tipicità regionali sono già presenti e si stanno manifestando sempre più con l'affermazione di nuovi movimenti autonomisti. Il Senatùr, o è amato o è odiato, e indipendentemente dai sentimenti di ognuno merita rispetto per l'azione politica che ha svolto, e un posto tra le sagge personalità della Repubblica, e poi, tra tanti ultraottantenni filo governativi, un "giovane" contestatore potrebbe pur trovare posto.
Dario Meschi
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