Circus Week

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: sabato 17 giugno 2006 - Anno 6 - Nr. 25

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Un posto al sole

Sezione#5_1Durante l'occupazione metodica di tutte le poltrone che contano, attuata dai partiti del governo Prodi, Sergio De Gregorio (Italia dei Valori) ha voluto conquistarsi un posto al sole, raggiungendo lo scopo e ottenendo l'autorevole incarico di presidente della commissione Difesa a Palazzo Madama, accettando di buon grado i voti del centrodestra.
Il senatore è un uomo di centro, un moderato, combattuto dalla condivisione d'idee, principi e valori riconducibili sia alla sinistra riformista, che alla destra liberale e moderata. Probabilmente candidandosi ha effettuato una scelta di campo sofferta, non nutrendo simpatia per l'area più radicale presente nello schieramento prodiano, e anzi condividendo parte della filosofia politica sostenuta dagli attuali avversari, e in particolare i valori patriottici.
La sua elezione ha sbarrato la strada alle ambizioni di Lidia Menapace di Rifondazione Comunista che, secondo molti, per il suo trascorso politico e il suo presente, e per le idee antimilitaristi, era la meno indicata a presiedere proprio la commissione Giustizia.
Com'era inevitabile, l'elezione a sorpresa ha causato malumori e forti contrapposizioni all'interno della maggioranza: da più parti sono state richieste le dimissioni del neo presidente, e lo stesso Di Pietro ha criticato la decisione del collega di partito, seppur evitando uno scontro diretto, e l'adozione di un provvedimento di espulsione dal partito.
Evidentemente, i numeri della maggioranza, così risicati, non consentono di rinunciare ad un voto prezioso in un confronto parlamentare destinato a lasciare la maggioranza con il fiato sospeso ogni qualvolta si dovranno assumere decisioni importanti.
E' iniziata così la caccia all'uomo. I partiti della Casa delle Libertà si stanno adoperando per convincere il senatore al cambio di casacca, e le frasi espresse dal reo, a giustificazione della scelta effettuata non attenendosi alle regole di coalizione, pesano, lasciando qualche speranza. De Gregorio dopo aver difeso le sue ragioni, sostenendo di aver informato preventivamente Di Pietro, ha dichiarato:   "Lo avevo informato che era in corso una trattativa per ottenere qualche voto, a titolo personale, dai senatori di minoranza….. un po' come è capitato a Giorgio Benvenuto, la cui credibilità però non è stata scalfita. Dalla minoranza ho ottenuto ben dodici voti, assumendo una personale responsabilità. Se avessi fallito avrei pagato solo io, non il segretario, né il partito. Se ho accettato i voti della CdL l'ho fatto perché sapevo che in Italia tanti si attendevano la difesa delle ragioni delle nostre forze armate". Inoltre chiedendo a Di Pietro: " uno scatto d'orgoglio per difendere la bandiera italiana che vince nel mondo sotto il segno della solidarietà e dell'orgoglio nazionale".
Gianfranco Fini, di fonte a siffatte dichiarazioni, avrà di certo esultato, intravedendo la possibilità di un futuro e prolifico rapporto e chissà, anche di un passaggio da un fronte all'altro, anche se il tradimento è sempre stato poco gradito alla destra.
La vicenda, nel suo complesso, mette in luce le profonde divisioni ideologiche presenti nella maggioranza di governo, in cui giorno dopo giorno affiorano enormi contrapposizioni ideologiche, facendo presagire un futuro incerto per la politica, per il Paese e per tutti gli italiani.

Dario Meschi

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