Sotto la lente

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: sabato 3 giugno 2006 - Anno 6 - Nr. 23

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La gaffe del Presidente

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha concesso, come primo e significativo atto politico del proprio mandato, la grazia ad Ovidio Bompressi, condannato a 22 anni di carcere per il feroce assassinio del commissario di Polizia Luigi Calabresi commesso a Milano negli anni '70, compiendo una scelta frettolosa e incorrendo in una clamorosa gaffe.
Infatti, ha reso pubblica la notizia, assunta con un tempismo sospetto e inquietante, informando prima la stampa e poi, tardivamente, la famiglia, di un sincero servitore della Patria, caduto sotto i colpi scellerati della violenza comunista, commettendo una biasimevole scorrettezza.

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Giorgio Napolitano

La richiesta di grazia, che era stata presentata dall'interessato e aveva riscontrato la condivisione di molti politici appartenenti ad entrambi gli schieramenti, aldilà del merito e della sua condivisione, nonché della indiscutibile legittimità, è parsa troppo frettolosa, stonata e irriverente sia nei confronti della famiglia che per la metà degli italiani, che stentano a riconoscersi nell'attuale governo Prodi.
Perfino alcuni giornali di "regime", tra questi il "Corriere della Sera", hanno rilevato la tempistica "inusuale", manifestata dal Presidente in un momento sbagliato, e dopo aver richiamato i leader politici ad una maggiore collaborazione istituzionale, in una situazione già tesa e compromessa dalla metodica lottizzazione adottata nella nomina di tutte le maggiori cariche dello Stato, privilegiando solo ed esclusivamente uomini della coalizione vincente di centrosinistra.
Il fatto più grave è che la famiglia Calabresi sia stata informata della rapida decisione direttamente dalla Tv e non dal nuovo Presidente, al punto che persino la "Repubblica" ha rilevato l'incredibile mancanza di sensibilità umana, definendola "incomprensibile".
Napolitano avrebbe potuto informare gli italiani durante il messaggio per la festa della Repubblica, ricordando il sacrificio di un uomo buono e generoso, caduto nell'espletamento del proprio dovere, che prima di essere macellato come un animale subì il linciaggio morale delle Sinistre in tutte le piazze d'Italia.
Il Presidente di tutti gli italiani, almeno in questa circostanza, non si è dimostrato tale, anzi ha dato fiato ai suoi detrattori che non hanno dimenticato il suo discusso passato di militante comunista, al fianco di Togliatti e dei sovietici, anche durante le vicende d'Ungheria, e l'occupazione armata della Cecoslovacchia.
Calabresi non apparteneva alla sua famiglia politica, non essendo comunista, ma al contrario cattolico, e proprio la fede cristiana aveva contribuito alla sua formazione rendendolo un uomo così straordinario.
Nel mondo i cristiani sono stati le maggiori vittime della barbarie comunista, in Russia, così come in Cina e nei Paesi dell'Est, a Cuba e in tante altre Nazioni, dove sono stati torturati, derisi e spogliati di tutto. In Italia, in nome della stessa ideologia alla fine della seconda guerra mondiale sono stati commessi delitti atroci nei confronti di preti e di anticomunisti, come è stato ampiamente documentato da un giornalista sopra le parti come Giampaolo Pansa.
Il Presidente Napolitano, pur essendo un uomo moderato, noto ed apprezzato per l'alto profilo morale e istituzionale dimostrato nella sua carriera parlamentare, dovrà veramente dimostrarsi al di sopra delle parti per offrire un esempio agli italiani e a coloro che si occupano di politica, di amministrazione pubblica e privata, alle famiglie e alle giovani generazioni consentendo quella crescita civile sociale e politica, senza la quale non si potranno dimenticare i rancori del passato e nemmeno affrontare il futuro con spirito d'unità nazionale e di appartenenza alla Patria.

Dario Meschi

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