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Politica e carta bollata
Chiunque assume incarichi politici sa di esporsi ad ogni tipo di critica, anche la più veemente, ingiusta e a volte offensiva: essere personaggi pubblici e governare gli enti comuni e gli organismi dello Stato comporta vantaggi, ma anche inconvenienti e disagi, come quello di doversi confrontare o scontrare con gli avversari, di essere costantemente criticati, con toni e contenuti delle affermazioni che possono sembrare eccessivi e persino denigratori. Se è giusto ritenere che, nella dialettica politica, si debbano assumere comportamenti civili e responsabili, è parimenti comprensibile come a volte la critica e il confronto diventino esasperati, inducendo anche a qualche parola di troppo, o ad interpretazioni lessicali "azzardate", ma non necessariamente conformi al pensiero di chi le pronuncia o le scrive. Il problema di confrontarsi, applicando norme comportamentali e deontologiche corrette è di enorme attualità; richiede l'applicazione nello scambio dialettico di regole non codificabili, ma capaci di garantire il rispetto della persona e della sua onorabilità; per risolvere il contendere non possono esistere solo le leggi, ma si dovrebbe soltanto ricorrere al buon senso e all'educazione, misurando le parole e assumendo comportamenti confacenti con il ruolo che si ricopre. Il metodo, per funzionare, dovrebbe coinvolgere gli uomini politici, ma anche i giornalisti che, per convinzione o per mestiere, esaltano alcuni aspetti della vita politica e amministrativa, sminuendone altri, o partecipando alla loro funzione assumendo atteggiamenti di parte, o imponendo preclusioni preconcette: evidentemente è impossibile raggiungere l'equilibrio desiderato, e pertanto continueranno a manifestarsi gli eccessi e gli episodi censurabili si ripeteranno all'infinito. A questo punto sarebbe lecito domandarsi se l'atteggiamento di alcuni personaggi pubblici, pronti a querelare chiunque azzardi opinioni o esprima commenti troppo coloriti, ma spesso motivati dalla foga o dallo specifico momento politico, sia giustificato. Trasferire nelle aule giudiziarie ogni parola ritenuta ingiuriosa, magari attribuendole un significato diverso da quello contenuto in un ragionamento compiuto è nocivo, e non serve alla crescita dei rapporti umani e politici, che anzi si radicalizzano estremizzandosi. La comprensione e la capacità di perdonare, dimostrandosi aperti e lungimiranti, dovrebbe prevalere soprattutto quando i fatti contestati riguardano le piccole realtà comunali, dove tutti si conoscono, e si ha la percezione che, anche quando si commettono errori, non si agisce per interessi personali o mala fede, ma per convincimento. I casi di corruzione nelle municipalità locali sono rarissimi, mentre sono diffusi e ripetuti gli errori di valutazione dovuti all'inesperienza, ma anche alla foga di ben operare dimostrando capacità che non sempre si possiedono. La politica è un'arte difficile che non può sottrarsi alla critica, al controllo e alla satira, diversamente produrrebbe un livellamento verso il basso del confronto, instaurerebbe un potere forte e assolutista, con un grave danno per la circolazione delle idee, e per la comune crescita democratica. I sindaci dei comuni che decidono di utilizzare la carta bollata dovrebbero riflettere, dimostrando tolleranza e comprensione, anche di fronte agli avversari che, desiderosi di affermare le proprie ragioni, assumono atteggiamenti eccessivi che in realtà si commentano da soli senza la necessità del giudizio togato.
Dario Meschi
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