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I travagli del "Corriere"
Il "Corriere della Sera" continua ad essere un miraggio per molti grandi imprenditori, infatti, dopo la vicenda Ricucci finita sotto la lente della Magistratura, continua l'interesse per acquisire quote anche poco consistenti di questo gruppo editoriale, ed è incomprensibile come alcuni industriali siano disposti a spendere cifre molto elevate (165 milioni di euro), per rilevare una quota marginale del 5% di un'azienda che ha registrato una flessione dei propri ricavi, e in cui esiste un Patto di sindacato in grado di controllare e blindare la gestione societaria. Tutti i maggiori gruppi industriali e finanziari sono presenti nella holding di Via Solferino. Del Patto di sindacato, che dispone del 63,5% del capitale, fanno parte Mediobanca, Fiat, Gruppo immobiliare, Fondiaria-Sai, Dorint Holding S.A., Pirelli, Banca Intesa, Generali Assurance, Capitalia, Sinpar, Merloni Invest, Mittel Partecipazioni Stabili, ER.FIN, Edison, e Gemina, mentre il 22% è controllato dal mercato, il 4,5% dalla Banca Popolare Italiana, ed ora circa il 5% appartiene alla Lamaro, società del costruttore romano Toti, e alle Edizioni Holdin (Benetton). Con i nuovi arrivati Benetton e Toti, che hanno acquisito gran parte delle quote appartenute a Stefano Ricucci, non manca quasi più nessuno all'appello: per acquisire una quota del 5% sono stati spesi ben 165 milioni di euro, mentre la rimanenza del paniere Ricucci è stata suddivisa tra la BCI e la banca svizzera Ubs. I creditori del finanziere romano hanno così acquisito la somma 490 milioni, e la Borsa, dopo un'iniziale ventata di entusiasmo, ha chiuso le trattative quotando senza particolari variazioni il titolo Rcs a quota 4,37 euro, dimostrando l'indifferenza del mercato di fronte ad una consistente vendita di azioni. Quali manovre sottintendono ad operazioni finanziarie così poco remunerative? Sicuramente non quelle capaci di promuovere la crescita del gruppo editoriale, che ha chiuso in calo il bilancio 2005, ma altre più sottili e mirate strategie, destinate a consolidare il potere dei gruppi che controllano il Paese, indipendentemente dalla coalizione politica che governa. In queste trattative alle necessità di carattere finanziario e affaristico si mischiano quelle di natura politica ed è proprio per questo motivo che gruppi blasonati rimangono per mesi nell'attesa di entrare nell'Olimpo dell'alta finanza, anche a costo di spendere cifre spropositate. Il gruppo Benetton ha raggiunto l'obiettivo dopo sei mesi di vani tentativi, e dopo il dissequestro delle azioni appartenute a Ricucci e depositate in pegno alla Popolare di Lodi, affrontando un'operazione finanziaria dai risvolti complessi e quasi incomprensibili, se non a fronte di una corretta chiave di lettura. Il Corriere e gli altri giornali controllati da Confindustria hanno condizionato per mesi l'opinione pubblica, cercando di rafforzare la credibilità della redazione di Via Solferino, preservando così il Patto dagli attacchi di temerari affaristi, e negli ultimi mesi mettendo in cattiva luce la fusione tra Abertis e la società Autostrade. Proprio per questo motivo, essendo la Autostrade Spa controllata dai Benetton, perché non comprare un seppur misero 5%, anche senza poter far parte del gruppo di controllo della società? I Benetton da abili e capaci imprenditori hanno acquisito il pacchetto azionario senza tentennamenti solo per avvicinarsi, pur non facendone parte, al gruppo di controllo, e questo sicuramente per ottenere prestigio, considerazione, e per intrecciare nuovi rapporti d'affari, legittimando quelli già in corso, ottenendo finalmente la benedizione su un'operazione lucrosa che consentirà un introito di 700 milioni di euro, pur a fronte di una spesa di circa 165 milioni affrontata per l'acquisto delle azioni Rcs. In politica e negli affari nulla è lasciato al caso e anche in questa circostanza le regole del gioco sono state rispettate, rafforzando le unioni al vertice e rispettando le regole imposte dai poteri forti, e forse Silvio Berlusconi, riferendosi a questi poteri, non aveva tutti i torti nell'esprimere alcune veementi denunce. L'Italia del capitale che conta avanza col vento in poppa, mentre la gente comune tira cinghia e si appresta ad affrontare un incerto futuro.
GM
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