Ambiente e territorio

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: sabato 3 giugno 2006 - Anno 6 - Nr. 23

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La barriera frangiflutto

I costi pubblici affrontati per la protezione dell'ambiente nel periodo intercorso tra il 2001 è il 2004 sono stati pari all'1% della spesa complessiva, e allo 0,5% del Pil.
I dati, presentati dall'Istat, quantificano la spesa complessiva in circa 6.300 milioni di euro, con un incremento percentuale nel periodo considerato del 26,4%, a dimostrazione del maggiore impegno profuso in questo importante settore sia dal governo nazionale, che dalle amministrazioni locali: in particolare, la spesa affrontata dal governo nazionale è stata del 13,5% contro l'86,5% a carico degli Enti locali.
Le politiche ambientali che utilizzano le maggiori risorse sono quella della gestione dei rifiuti e delle acque reflue, che coinvolgono direttamente le amministrazioni locali chiamate ad incentivare gli oneri di loro competenza. A tale riguardo va rilevato come nel periodo considerato, l'ammontare complessivo delle risorse finanziarie disponibili dei Ministeri per la protezione ambientale è diminuito del 4,3%; il valore medio delle risorse era di 4.423 milioni di euro, con un picco nel 2003, quando raggiunsero i 4.722 milioni. Invece, le somme destinate dai Ministeri alla protezione dell'ambiente negli anni 2001-2004, rappresentano mediamente solo l'1,1% delle risorse complessivamente iscritte nel bilancio dello Stato, e si mantengono costanti in ogni esercizio finanziario.

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Barriera frangiflutto (clic per ingrandire l’immagine)

L'ambiente si protegge con il controllo degli scarichi e la gestione dei rifiuti, ma anche con l'utilizzo di fonti energetiche alternative e pulite, e proprio in questo campo si stanno studiando dei sistemi per produrre energia sfruttando la forza proveniente dalle onde del mare; lo sfruttamento della forza marina si basa sull'utilizzo di un sistema di frangiflutti in grado di trasformare l'urto delle onde in energia elettrica.
Il nuovo progetto di Marcello Meneghini consiste in una struttura simile a quelle già in corso di sperimentazione da diverso tempo, ma dalle quali si distingue per la presenza di un serbatoio idropneumatico, finora mai utilizzato in questo tipo di ricerche, capace di regolarizzare il flusso trasformando l'energia da pulsante come quella delle onde, a costante per periodi di una durata compatibile alla sua utilizzazione a fini idroelettrici.
Lo sfruttamento del moto ondoso marino è da tempo oggetto di studi e sperimentazioni, capaci di utilizzare in termini pratici un potenziale così immenso e durevole.
L'energia ricavata dal mare è discontinua proprio perché segue l'andamento delle onde, e un dispositivo come quello studiato, capace di eliminare i picchi coprendo i punti di minor resa potrebbe dimostrarsi vincente nella ricerca di una fonte naturale ambientalmente compatibile. L'opera in fase di studio presenta inoltre altri vantaggi, come la protezione delle sponde dalla devastazione delle onde che si infrangono anche con inaudita violenza.
Il progetto prevede degli interventi di marginamento fisso della costa, sfruttando la pressione dell'acqua e utilizzando dei capaci serbatoi interrati, per svolgere molteplici funzioni: accogliere l'acqua, conservarla fino alla sua utilizzazione, livellandone, grazie alla grande capacità di invaso, la portata in uscita, consentendo così, con una diversificazione delle pressioni di esercizio, regimi di funzionamento graduabili in funzione dell'intensità del fenomeno ondoso molto variabile.
Il serbatoio idropneumatico, che rappresenta la vera innovazione del progetto, è collegato a molteplici cellule di captazione, aventi un'altezza interna di 2 o 3 metri, ognuna delimitata all'estradosso da un solaio di copertura, e su tre lati verticali da muri in cemento armato, e dal lato rivolto al mare, da un diaframma o gonna elastica ad arco inclinato. Le nuove infrastrutture sono poste sotto il livello della scarpata marina e coperte da un manto stradale come quello delle numerose passeggiate sul lungomare.
All'avvio del sistema occorre svuotare tutta l'aria contenuta nella parte superiore delle celle, dopo di che sarà la pressione atmosferica a mantenere la cella costantemente piena d'acqua. Il serbatoio a chiusura ermetica dispone nella sua parte superiore di un cuscinetto d'aria la cui pressione può essere variata secondo le necessità, aprendo delle valvole di scarico o immettendo nuova aria con i compressori.
La ricerca continua, ma purtroppo i tempi per ottenere dei risultati concreti sono ancora lontani, e la natura sempre più martoriata dalla violenza delle attività umane potrebbe anche ribellarsi.

GM

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