|
Un uomo scomodo
Il ragioniere-consigliere Alberico Fumagalli, uomo tutto d’un pezzo dalle indiscusse capacità e qualità etiche e morali, soprattutto da quando è entrato in politica, ha tolto il sonno a molti suoi concittadini, colpevoli, o presunti tali, di aver commesso azioni malvagie, riprovevoli e inconfessabili. Grazie all’esperienza giornalistica conseguita, alla sua innata curiosità, alla capacità investigativa, e alla professionalità dimostrata nell’offrire consigli e conforto alla propria clientela, che lo ha reso inaspettatamente uno dei primi contribuenti della città, è assurto al ruolo di inflessibile moralizzatore, sostituendosi secondo necessità nell’affrontare i fatti della vita, e la missione di cui si sente investito, al pubblico ministero, all’avvocato difensore, e al giudice togato. Da moderno inquisitore, nonostante non abbia conseguito la laurea in giurisprudenza e affrontato i lunghi e difficili concorsi per intraprendere la carriera in magistratura, accusa, giudica, e condanna secondo un criterio alquanto personalizzato della giustizia. Il consigliere, pur appartenendo all’area laico socialista, ha un passato politico alquanto tormentato, infatti, dopo aver svolto il ruolo di anfitrione del candidato di centrodestra Dario Perego durante la penultima campagna elettorale amministrativa, inaspettatamente, nelle ultime elezioni per il rinnovo del consiglio comunale, si è schierato contro i successori di Merate al Centro, entrando nella lista civica di “Insieme per Merate” in antitesi con quella di cui era stato precedentemente l’attivo portavoce: si sarà trattato di mancanza di coerenza o di un rispettabile cambio d’opinione? Attualmente l’indomito personaggio occupa in consiglio comunale una posizione ambita, seduto in prima fila tra i banchi della maggioranza, dove può dare sfoggio dell’innata e brillante oratoria, arringando gli astanti, spesso non attenendosi ai tempi concessi dal regolamento (almeno in questo assomiglia al Cavaliere), al pubblico e ai colleghi, sostituendosi con piglio autoritario e una buona dose di presunzione al capogruppo Chiara Bonfanti e allo stesso sindaco Albani. Le sue argomentazioni hanno alimentato scontri e frizioni, in particolare con alcuni rappresentanti della minoranza (Massironi e Robbiani), ma anche imbarazzo nelle file della stessa maggioranza, dando adito ad estenuanti, quanto sterili, polemiche, sfociate recentemente nella richiesta di dimissioni del responsabile del servizio di Polizia urbana Donato Alfiniti, senza avere discusso di questa grave intenzione con i colleghi, e nonostante sia stato espresso un sentito apprezzamento nei confronti del responsabile di polizia addirittura dal sindaco Albani. La sua smania di protagonismo, favorita spesso dalla forbita oratoria, lo induce ad assumere toni esasperati, aspri e cruenti, che se da un lato contribuiscono a rendere meno monotone le riunioni del consiglio comunale, dall’altro avvelenano gli animi, al punto che recentemente sono sfociati nella caccia all’untore, ovvero nella generica, ma gravissima accusa, rivolta ad uno dei rappresentanti della minoranza, ma in realtà coinvolgendo tutti i consiglieri comunali dell’opposizione, colpevole per aver esercitato minacce nei confronti del sindaco, nel tentativo di indurlo a modificare alcune scelte durante l’iter di approvazione della variante del piano regolatore. Il consigliere dopo aver gettato il sasso ha ritratto prontamente la mano, rifiutandosi di dichiarare il nome e il cognome del presunto colpevole, dando così origine ad una situazione di profondo disagio e di sconcerto generale, mettendo in discussione il ruolo dei colleghi, l’onorabilità dell’opposizione, e la credibilità della stessa maggioranza, nonché della giunta. Un atteggiamento così polemico, estremo e assordante non contribuisce di certo a migliorare il dialogo e il confronto politico, anzi al contrario radicalizza le rispettive posizioni originando un clima di guerriglia, che nuoce e si scontra con i principi fondamentali del corretto confronto democratico. Quest’uomo scomodo, così convinto delle proprie ragioni, sta creano un vuoto attorno a se, ed ora, dopo aver perso il potere mediatico di cui disponeva, avendo ceduto le quote di comproprietà del giornale telematico locale, rischia di trovarsi solo con se stesso: riuscirà ad andare d’accordo almeno con la sua immagine riflessa nello specchio, o accecato dall’ira e dalla smisurata considerazione di sé non saprà nemmeno riconoscersi?
Dario Meschi
|