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Il ritorno alla politica
L’Italia è politicamente divisa in due: nessuna delle contrapposte coalizioni ha raggiunto la maggioranza e l’unico atto di giustizia e di rispetto della volontà popolare sarebbe rappresentato dal ritorno alle urne. Ora, dopo i roboanti ma sterili messaggi di vittoria, e l’arroganza espressa in campagna elettorale, il centrosinistra si appresta a governare preoccupato per l’inattesa quanto incerta situazione numerica e politica, manifestando un entusiasmo di maniera che riflette la preoccupazione di non poter affrontare riforme organiche in mancanza dei necessari rapporti di forza al Senato. Presto, salvo clamorosi sviluppi (è forte l’attesa per l’esito della verifica delle schede elettorali) si vedrà impegnato ad imbastire un “Prodino”, un “governicchio” senza numeri e potere, mentre gli avversari tirando un respiro di sollievo per l’ottimo e sorprendente risultato conseguito, che ha confermato il carisma e la forza di Berlusconi, e il desiderio di libertà, di lavoro e d’impresa degli italiani, affilano le spade con la volontà di rendere difficile la vita agli avversari, e nel tentativo di fermare la pericolosa deriva verso una decadenza morale e civile minacciata a sinistra dalle forze estreme e radicali. Dai risultati emerge un dato inequivocabile: la larghissima maggioranza degli elettori ha scelto le forze moderate di centro, di destra e di sinistra emarginando le velleità degli opposti estremismi, e lanciando un chiaro e preciso segnale alla politica. Gli elettori hanno manifestato il desiderio e la speranza della formazione di un nuovo soggetto politico: un grande partito popolare aperto alle forze liberali e progressiste che s’identificano nei valori della tradizione e nell’affermazione della libertà in tutte le sue diverse espressioni. La governabilità sarà impossibile se non si concorderanno preventivamente, tra maggioranza e opposizione, le riforme più importanti in materia economica, sociale e fiscale. Diversamente Prodi si siederà su una poltrona scricchiolante, dovendo mediare ogni decisione, sia con le forze amiche, sia con gli oppositori, e il destino del suo debole governo non potrà che essere di breve durata, soprattutto se non prevarrà una logica di solidarietà nazionale. Per salvarsi il Professore, nel tentativo di unificare il Paese, dovrebbe avere il coraggio di proporre Berlusconi al Quirinale, o in alternativa Casini o Fini, ma per attuare simili e difficili scelte dovrebbe poter esprimere le doti di un grande statista, contando inoltre sull’appoggio incondizionato di tutti i partiti dell’Unione. E’ curioso verificare come dopo le previsioni ottimistiche che assegnavano vantaggi incolmabili al centrosinistra, ora i due contendenti siano, per senso di responsabilità, chiamati inevitabilmente a collaborare, per migliorare le sorti del nostro Paese, favorendo finalmente la ripresa economica che non può prescindere da enormi sacrifici e dall’unitarietà d’intenti. Inoltre, è parimenti sconcertante considerare come una legge elettorale, tanto criticata dalla sinistra, si sia dimostrata devastante per la destra, che ha perso la maggioranza al Senato pur avendo ricevuto 400 mila voti in più degli avversari. I riflettori della campagna elettorale sono stati spenti, le tensioni si sono in parte placate, e, mentre i partiti analizzano nel dettaglio i risultati, la diplomazia politica si muove per cercare una strada percorribile, evitando il pericolo di nuove elezioni. Com’è spesso accaduto in passato, potrebbe anche scaturire una soluzione temporale: un governo balneare per ottenere due immediati vantaggi, sia il prepensionamento del Professore, sia l’accelerazione della corsa al successore del Cavaliere. L’Italia ha bisogno di nuovi leader, giovani e preparati, capaci di affrontare una difficile, ma non disperata, situazione nazionale ed internazionale. La dinamicità, l’ambizione, la qualità e l’intraprendenza degli italiani, finalmente motivati da una ventata di rinnovamento, potrebbero indurre a risultati sorprendenti, dando una risposta sia alla speranza dei giovani, sia al desiderio di pace e di tranquillità presente nell’intera popolazione.
Dario Meschi
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