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L'energia nucleare
Un recente studio, elaborato da Observa Science in Society, dichiara come un italiano su tre (35,3%) sia favorevole ad investire nell’energia nucleare. I segnali del maggiore interesse nei confronti di questa demonizzata fonte di energia sono molti, soprattutto dopo l’emergenza causata dal caro petrolio e dalla difficoltà di ricevere con continuità e sicurezza metano dagli altri Paesi fornitori. L’argomento è difficile da affrontare, e nessuna delle forze politiche sembra intenzionata ad assumere una posizione chiara, decisa e determinata per un ritorno al nucleare. Il rischio di perdere consenso è forte e induce a prudenza, rinviando così ogni decisione e rendendo difficile l’utilizzo di ogni tipo di energia alternativa al petrolio o al gas metano. Il Paese, diciotto anni dopo il referendum che portò alla chiusura delle centrali, è fortemente condizionato, spesso anche da allarmismi ingiustificati, e mentre si continua ad acquistare energia all’estero, le Nazioni nostre vicine hanno realizzato centrali atomiche in prossimità dei confini nazionali, rendendo vano, in caso di incidente, ogni tentativo efficace per evitare la contaminazione.
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Il nucleare, con l’avvento dei reattori di nuova generazione, disponibili tra una ventina d’anni, è considerato da molti esperti una fonte energetica sicura, anche se i pareri sono spesso discordi, e alcuni Paesi, tra questi gli Stati Uniti, hanno interrotto da tempo la costruzione di nuove centrali. I tempi per riconvertire le centrali esistenti, o per costruirne delle nuove sono molto lunghi, e pertanto l’argomento energetico andrebbe affrontato senza ulteriori indecisioni per evitare il rischio nei prossimi decenni di una decadenza produttiva pericolosa e irrefrenabile. Enel e Edf con la progettazione di un nuovo impianto in Francia hanno riaperto il dibattito sull’atomo; le scelte e gli investimenti nel settore energetico, la crescita dei fabbisogni di energia su scala planetaria e l’aumento dei prezzi dei combustibili rappresentano questioni di notevole rilievo per l’opinione pubblica, e conoscere gli orientamenti della popolazione è sempre più importante. Dopo quasi vent’anni dal referendum quattro italiani su dieci restano contrari all’investimento nel settore nucleare, anche se sono in aumento i fautori della’utilizzo di tale fonte energetica, mentre il 20% della popolazione non sa esprimere nessuna opinione al riguardo. E’ però interessante osservare come i contrari siano diminuiti dal 56 al 43%, mentre i favorevoli sono cresciuti dal 22 al 35%, a dimostrazione di un progressivo cambio di mentalità. I fautori del ritorno al passato sono in maggioranza maschi, mentre le femmine prevalgono tra gli incerti, e i giovani sono nettamente i contrari. Chi sostiene il ritorno all’atomo è spinto dal desiderio di non dipendere dai produttori di petrolio, motivati dalla carenza di fonti energetiche alternative in considerazione che altri Paesi dispongono del nucleare e che le centrali termoelettriche inquinano arrecando danni all’ambiente. I contrari preferirebbero l’utilizzo di fonti alternative, considerano pericoloso lo smaltimento delle scorie radioattive che nessun comune vuole ospitare, preoccupati dai rischi e convinti della sufficienza delle fonti utilizzate. Tra gli incerti il 71,2% non ha nessuna competenza per decidere, il 26% è suddiviso equamente tra i pro e i contro e la percentuale rimanente non sa rispondere. Un fatto sembra essere assodato: siamo chiamati a decisioni importanti e rischiose, senza però disporre di alternative veramente innovative, ma purtroppo per rimanere competitivi non possiamo rinviare ulteriormente l’assunzione di decisioni importanti, se non escludendoci dal contesto dei Paesi più progrediti e industrializzati.
Dario Meschi
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