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La fine di un idillio
Lo scambio epistolare tra Marcello Toma, assessore all'Ecologia e all'Ambiente del comune di Merate, e Claudio Brambilla, ideatore di Merateonline, ricorda un bisticcio tra innamorati, quasi la pubblica dichiarazione della fine di un idillio, forse mai iniziato veramente, ma almeno sottinteso per i rapporti intrattenuti dall'inizio della campagna elettorale del 2004 fino ad oggi. Brambilla, dopo aver appoggiato la lista di "Insieme per Merate" e la candidatura di Battista Albani, ed avere dispensato apprezzamenti nei confronti di diversi suoi rappresentanti, sembra ora aver assunto una posizione più critica e ponderata, tornando ad essere quello di sempre, un giornalista arguto e spietato dalla penna pungente, pronto a dare, ma nel contempo a togliere, senza troppi preamboli.
Marcello Toma
Toma, dal canto suo, nonostante la lunga militanza politica, si è trovato improvvisamente nella stanza dei bottoni, e con la meraviglia di un bimbo che compie i primi passi, ha pagato lo scotto: compie il suo lavoro con impegno e diligenza, ma anche con poca lucidità. Si dimentica spesso di alcune tra le regole fondamentali del Palazzo, che impongono di non assumere decisioni prima di aver consultato i colleghi di giunta e in particolare il sindaco: propone iniziative lodevoli e scelte troppo rivoluzionarie, per alcuni addirittura azzardate, che non potrebbe assumere nemmeno se fosse alla guida di un monocolore di tenaci rifondatori comunisti. Amando la natura e l'ambiente, egli cerca nel limite del possibile di sensibilizzare la popolazione, magari munendola di paletta e secchiello per raccogliere le deiezioni dei cani, maldestramente depositate sui marciapiedi cittadini, ma dimenticando poi di verificare se almeno qualche multa sia stata effettivamente comminata dai solerti vigili agli innumerevoli inosservanti della buona educazione (basterebbe sbirciare in uno dei cestini, perennemente vuoti, destinati allo scopo, presenti nelle pubbliche vie, per rendersi conto dell'inutilità del provvedimento sanzionatorio). Per contenere l'inquinamento egli annuncia divieti di circolazione, prontamente smentiti dal sindaco, s'impegna nella piantumazione di nuovi alberi, imitando il sindaco Strina di Osnago, magari esagera come sta avvenendo nel Parco delle Rimembranze (sarà suo il pollice verde, o l'iniziativa sconcertante di violare in maniera maldestra il luogo dedicato alla memoria dei caduti sarà opera di qualche suo collega?). Nella concitazione e nell'ebbrezza del potere s'improvvisa anche urbanista, profittando del sopore di Tino Passoni, preoccupato per le possibili falcidie della sua futura pensione in caso di accettazione dei ricorsi al Tar promossi da alcuni cittadini contro il Prg; combatte a spada tratta contro la cementificazione, invoca l'inserimento di un terzo del territorio comunale nei Parchi dell'Adda e del Curone, trovando finalmente un'enorme condivisione con il baffuto giornalista: entrambi ritengono che costruire case, uffici, laboratori artigianali e industrie sia un'azione riprovevole, una vera infamia, magari dimenticando le comodità di cui dispongono nelle loro abitazioni e sul luogo di lavoro. Brambilla, crociato e strenuo difensore dell'opzione zero, ricorda come in Italia nel 1945, a fine di una guerra sciagurata, tragica e distruttrice, vi fossero disponibili 35 milioni di vani, mentre oggi, nel 2005, ve ne sono 120 milioni. Ad entrambi vorrei domandare di quanti vani dispongono oggi, e di quanto è migliorata la loro vita dalla fanciullezza ad oggi, in quali abitazioni siano cresciuti, e di quali e quanti vani disponevano un tempo, e dispongono ora: forse è giunto il momento di finirla con la demagogica caccia alle streghe e con la negazione di un progresso inarrestabile. Entrare in un Parco è un atto di responsabilità, che produce però un'infinità di balzelli, al punto che può diventare difficile persino potare un albero. E' vero, in alcuni comuni si è esagerato, ma questo non significa che tutto sia compromesso. Per rendersi conto della realtà territoriale in cui viviamo basterebbe sorvolare i comuni della Brianza per rendersi conto della quantità di verde che ancor oggi esiste, e che giustamente è da preservare, e delle aree già urbanizzate che dispongono ancora al loro interno di terreni liberi per accogliere nuove abitazioni e altri edifici. Per fortuna non tutto è perduto, e spesso la visione della realtà è falsata dall'abuso del territorio che si è perpetrato soprattutto lungo le strade di maggiore scorrimento, con una scelta sbagliata che oggi paghiamo a caro prezzo, non trovando possibilità concrete per migliorare la vivibilità, la viabilità e il trasporto su gomma e ferro. Quanto sta accadendo in Piemonte, in Val di Susa, dove si cerca di impedire la costruzione di linee ferroviarie ad alta velocità, dimostra la miopia, e forse la buona fede di molti ambientalisti e di alcuni politici poco avvezzi ad affrontare la realtà senza cadere in atteggiamenti eccessivamente demagogici.
Dario Meschi
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