Damnato memoriae
Bobo Craxi ha varcato il Rubicone, portando dopo dieci anni il nuovo Psi a sinistra, e ricongiungendosi così ai socialisti di Boselli rimasti nella loro posizione storica, la stessa occupata prima di Tangentopoli, lasciando la Casa delle Libertà, e spezzando così il filo che li univa a Silvio Berlusconi. La svolta darà origine ad una nuova frattura; infatti alcuni esponenti politici, tra cui Gianni De Michelis, sono pronti a fondare un altro partito, rimanendo ancora con la coalizione di centrodestra. La scelta effettuata da Craxi rappresenta per alcuni un ritorno alle origini, e pertanto è stata salutata con entusiasmo dagli esponenti della sinistra italiana che intravedono, grazie alla riunificazione dei "socialisti democratici", la possibilità di una presenza più numerosa nell'Unione dei rappresentanti dell'area riformista.
Bobo Craxi e Gianni De Michelis
Evidentemente sarà necessario verificare nel prossimo futuro lo spazio che gli eredi di Bettino sapranno conquistarsi in uno schieramento composito, dove le divisioni ideologiche hanno da tempo perso smalto e significato, e dove predominano partiti come la Margherita e i Ds, poco disposti a subire sacrifici o ridimensionamenti in termini elettorali e d'immagine, in una coalizione dominata dalle nuove formazioni politiche nate dopo il crollo della Prima Repubblica, che ha provocato la scomparsa dei partiti storici, e l'esilio dei loro maggiori esponenti. La recente storia politica è stata dura con i socialisti: il partito è stato di fatto cancellato, e l'orgoglio dei nostalgici riformatori ha trovato spazio a fatica, con contrapposizioni interne, e con risultati piuttosto modesti. Per molti italiani essere socialista è ancora considerato un'infamia, anche se la revisione critica di quel periodo, tanto bistrattato, sta assumendo toni più moderati, con valutazioni di merito più caute e pacate. La "Damnatio memoriae", resa feroce da considerazioni di carattere morale, e dunque infamanti, fu favorita dagli stessi superstiti del garofano che, al contrario di quanto avveniva negli altri partiti, non rinunciarono mai al loro nome e al loro simbolo, nè tanto meno alla volontà di affermare le proprie convinzioni. Chi si è schierato con Bobo, la parte più numerosa dei delegati al Congresso, trasferendosi al fianco della sinistra post-comunista, e ai fratelli già ravveduti, è sostenuto dalla convinzione di aver fatto una buona scelta, in perfetta sintonia con la storia del partito. La decisione si è resa possibile solo mettendo da parte i vecchi risentimenti e i mai sopiti rancori. Il tentativo di far rinascere il socialismo democratico nell'ambito dello schieramento di sinistra contrasta con la storia europea del XX secolo, caratterizzata da molte separazioni: dapprima le due Internazionali, poi dopo la seconda guerra mondiale, l'evoluzione attuata nei Paesi dell'Europa Occidentale e del Nord, dove il socialismo ha realizzato una società libera e prospera, separata nettamente dalle degenerazioni che hanno attraversato i Paesi dell'Est. In Italia si è vissuta nel '48 la parentesi del Fronte popolare di Nenni, risoltasi poi con la rovina del Psi, e con un periodo di sudditanza nei confronti del Pci, cessata solo con l'avvento al potere di Bettino Craxi, che ha troncato l'alleanza pagando duramente le sue scelte ideologiche, dapprima con l'esilio, e poi con la morte. La storia politica del leader del garofano cominciò quando egli sostenne che il socialismo in Italia doveva essere democratico, liberale e umanitario, prendendo distanza dai comunisti: i socialisti sono rimasti con la sinistra solo nei Paesi, e nei periodi, nei quali predominavano i comunisti. Il paradosso italiano non è rappresentato dalla nuova frattura socialista, ma dal fatto che ancora oggi esistano nella coalizione dell'Ulivo e presto, in caso di vittoria nelle prossime elezioni politiche, anche nel governo nazionale, partiti che si ispirano ancora all'ideologia comunista vinta dalla storia. Nell'attuale momento politico il passaggio di alcuni esponenti politici da una parte all'altra della barricata non modifica la situazione. La decisione di Bobo Craxi si traduce in un piccolo trauma: l'ennesimo episodio incapace di incidere negli equilibri bipolari, senza nulla aggiungere e nulla togliere alla nostra realtà nazionale.
Dario Meschi
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