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Un atto "rock"
L'accordo raggiunto in Germania tra democristiani e socialdemocratici, dopo una campagna elettorale combattuta aspramente e senza esclusione di colpi bassi, dovrebbe insegnare qualcosa ai responsabili della politica nazionale italiana. La lezione è importante, e riguarda più il metodo adottato che i contenuti. Infatti, tra gli storici avversari, per necessità più che per volontà, è stato raggiunto un accordo politico per adottare scelte importanti e anche impopolari, prima della formazione del nuovo governo. Quindi tutte le decisioni e le disposizioni necessarie al raggiungimento degli obiettivi programmatici saranno prese congiuntamente e preventivamente, evitando così, come spesso accade a posteriori, uno scambio reciproco di accuse sulle presunte responsabilità: non potendo più trovare un colpevole, entrambi i partiti saranno costretti a trovare soluzioni comuni e condivise, rispondendo delle proprie scelte agli elettori, finalmente uniti, e con una condivisione di meriti o di demeriti.
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Angela Merkel
Se tutto ciò accadesse in Italia il centrosinistra perderebbe buona parte dei suoi argomenti, e metterebbe così in crisi un'unità che si regge soprattutto sull'antiberlusconismo, e il centrodestra la finirebbe di demonizzare un comunismo di "etichetta", ormai presente solo, come sfumata testimonianza ideale, nel nome di alcuni partiti. Anche nel nostro Paese, di fronte ad un elettorato diviso in due parti uguali, che non consente di disporre di larghe maggioranze, si potrebbe ipotizzare un governo d'emergenza nazionale, come sta avvenendo in Germania. Evidentemente un accordo del genere scaturirebbe solo dalla manifesta ingovernabilità per mancanza dei numeri necessari, e non dalla volontà delle parti, come del resto, con grande prova di maturità, hanno dovuto fare i politici tedeschi, mettendo da parte le diversità, qualcuno avendo anche il coraggio di defilarsi, ed evitando così nuove elezioni e la paralisi del Paese. Allora perché non discutere prima di progetti e poi di poltrone, anche nell'ambito di ogni coalizione? I programmi sono in genere sempre generici, uguali, simili tra loro, a volte addirittura scopiazzati, non consentono all'elettore una scelta su temi precisi, ma solo su principi, su sentimenti e sensazioni, ed ideali sempre meno sentiti. Purtroppo, anche se sostenuta da più parti, non sembra possibile per noi italiani la possibilità di formulare una scelta nei confronti di una o di un'altra coalizione, capace di esprimere preventivamente un programma serio, dettagliato, preciso e soprattutto realizzabile: a suo tempo si criticò Silvio Berlusconi, quando di fronte a Bruno Vespa, nella trasmissione Porta a Porta, firmò "il contratto con gli italiani", ignorando che quello fu un atto "rock" rischioso e di trasparenza, ma anche di coraggio, che ora deporrà a favore o contro la rielezione del leader. Anche Prodi, abbandonando la sonnolenta ed ecumenica oratoria, dovrebbe dimostrare con chiarezza i punti salienti del suo programma, per ora poco conosciuto e ricco di incognite, come forse farà nuovamente il suo avversario. Gli italiani reclamano chiarezza e vorrebbero scegliere essendo edotti dei provvedimenti che saranno attuati. A Berlino, i partiti divisi non hanno raggiunto una maggioranza, ed ora dopo la risposta degli elettori, che non ha consentito alcuna alternativa alla grande coalizione, si sono dovuti accordare guidati dalla necessità di difendere l'interesse nazionale. A Roma potrebbe accadere la stessa cosa, e in caso di vittoria dell'Unione potrebbe scaturire l'enorme difficoltà, tra partiti ideologicamente molto distanti, di trovare una condivisione sulle grandi riforme e sulle leggi da promulgare; mentre in caso di vittoria della Casa delle Libertà rimarranno aperte le incognite e le divisioni che non hanno consentito di giungere a grandi riforme strutturali, ad eccezione di quella elettorale, approvata in zona "Cesarini". L'esperienza teutonica dovrebbe servire a qualcosa, magari anche a far crescere la classe politica, per rilanciare la democrazia, l'uguaglianza e la socialità in ogni sua manifestazione.
Dario Meschi
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