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Questione di etica
Alberico Fumagalli non finisce mai di stupirci: infatti, dopo le pesanti e inquietanti affermazioni pronunciate in consiglio comunale per denunciare il presunto atteggiamento intimidatorio assunto da un ignoto consigliere di minoranza nei confronti del sindaco o di un altro esponente della maggioranza, per ottenere maggiore "considerazione" in occasione dell'esame della variante del PRG, torna ora alla ribalta per una questione abbastanza discutibile: la legittimità di un certificato di residenza, rilasciato a Franco Spreafico, noto industriale, e presidente di Vera Brianza. Il predetto Spreafico ha acquistato la caratteristica Cascina Bagolino di Via Matteotti in prossimità del centro commerciale Auchan, trasferendovi la propria residenza per beneficiare delle agevolazioni di legge previste per l'acquisto. Fin qui niente di anormale: è un'operazione legittima spesso utilizzata da molti altri cittadini. Ebbene, qual è allora il motivo di tanto clamore? Il solerte consigliere semplice, dimentico delle frasi accusatorie pronunciate in quel "maledetto" consiglio comunale, invece di assumere un atteggiamento meno aggressivo e provocatorio, magari manifestando pentimento o costrizione, ha preferito coinvolgere l'apparato amministrativo comunale per verificare la correttezza della procedura, indagando l'operato di un vigile, e avanzando dubbi sull'effettiva fruizione dell'immobile ad uso abitativo. A questo punto è lecito domandarsi il perché di tanto zelo, in un'azione di polizia riservata soltanto a questo illustre personaggio, piuttosto che ad altri e meno noti cittadini. Il motivo di tanto accanimento è incomprensibile, come è impossibile controllare le azioni e la vita di un individuo, che potrebbe risiedere in una casa solo temporaneamente, come, e quando gli pare senza doverne rendere conto. Il metodo adottato da Fumagalli non deve essere stato gradito nemmeno dal sindaco Albani, che di fronte alle ripetute denuncie, ha pensato bene di inviare i fascicoli di questo assurdo caso alla Procura, ma anche quelli relativi le accuse generiche, in quanto non riferite ad uno specifico consigliere di minoranza, espresse in quella sfortunata serata, di fronte ad un pubblico numeroso, ai rappresentanti della stampa, e a uno spietato registratore. A suo tempo fui l'unico a chiedere le dimissioni del consigliere, che nell'ambito dei lavori consiliari, ha spesso assunto per merito, e credo anche per condivisione degli altri esponenti della maggioranza, il ruolo ufficioso, ma non ufficiale, di capogruppo. Per me le accuse erano di una gravità tale da imporre una precisazione di merito, o per lo meno delle scuse ufficiali rivolte ai rappresentanti della minoranza. Invece niente, come niente fosse accaduto, tutto è stato messo a tacere, con un "volemose bene" imbarazzante e sconveniente per tutti i rappresentanti della vita pubblica amministrativa: era una questione di carattere etico e di correttezza, ma forse mi sbagliavo rimanendo solo in questa mia richiesta, o addirittura gli altri colleghi giornalisti preferirono il silenzio per non scontrarsi con un personaggio così agguerrito e pericoloso (a nessuno piace finire in prima pagina, nemmeno al sottoscritto, definito tempo fa, nella narrazione delle proprie imprese edilizie, il "Tarzan di Cicognola". Il ragioniere è un uomo preparato, capace, che merita rispetto e considerazione, anche se non dispone di un'adeguata sensibilità politica. A volte dimentica il connubio tra il proprio ruolo di consigliere e quello di direttore di un giornale, arrivando al limite di rilasciare, con poco pudore, informazioni (delle vere e proprie interviste) ai suoi collaboratori, per difendere le proprie tesi; addirittura giustificando il proprio agire con motivazioni di carattere etico, rispettabilissime si intende, ma spesso inopportunamente demagogiche. PS: ogni ritorsione nei miei confronti non sarà casuale.
Dario Meschi
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