L'osservatorio

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: sabato 22 ottobre 2005 - Anno 5 - Nr. 41

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Il ritorno dei monarchici

La nuova legge elettorale potrebbe favorire la costituzione di nuovi partiti, anche se per ora ha rimesso in gioco soltanto quelli già esistenti.
La prima vera novità, dopo il ritorno al sistema proporzionale, è la ricomparsa di alcuni partiti storici ormai dimenticati, che riconducono ad un passato più o meno remoto, come i monarchici, rinvigoriti dalle novità legislative, che hanno tolto dai cassetti le bandiere sabaude, pronti a cimentarsi nelle prossime elezioni, raccolti sotto il simbolo storico della "Stella e Corona".
I difensori della monarchia non sono ancora estinti: in parte erano confluiti in altri partiti, soprattutto quando il PDIUM (Partito Democratico di Unità Monarchica) nel febbraio del 1972 confluì nel Movimento Sociale Italiano, in parte custodivano l'identità ancora partecipando ad elezioni amministrative sporadiche, com'è successo a Santa Margherita Ligure, dove nel 1999 avevano raccolto il 3,9% dei voti, e a Sanremo nel 2000, con la percentuale ottenuta fu del 1,5%. La bandiera e l'eredità della corona è stata in questi anni raccolta da Alleanza Monarchica, ora decisa a rimettersi in gioco, chiamando all'appello tutti i nostalgici dell'ordinamento monarchico.

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Evidentemente non si tratta più di scegliere tra repubblica e monarchia, ma di svolgere un ruolo politico affermando i valori e i principi tramandati dall'insegnamento monarchico.
Gli eredi di Alfredo Covelli e di Achille Lauro, che nel 1953, personaggi che in piena era democristiana, e a cinque anni dal contestato (per brogli) referendum popolare, mandarono in Parlamento ben 40 deputati e 20 senatori, sentono che i tempi ora sono cambiati, maturi per una rivincita in un Paese dilaniato dalle polemiche e dalle divisioni, dove è venuto meno il senso della Patria e dell'unità nazionale.
I monarchici sostengono che la seconda Repubblica non è mai nata, in quanto caos e ingovernabilità regnano sovrani nell'ordinamento dello Stato e la politica è ridotta a un teatrino, che il bipolarismo grottesco e rissoso verrà presto liquidato senza troppi rimpianti, pur mantenendo la contrapposizione tra due o più coalizioni unite da affinità d'intenti, ideali, ed obiettivi di governo.
Con il ritorno del re e l'affermarsi di una monarchia costituzionale, libera e democratica con forti connotati regionalistici, come quelle britanniche, spagnole o belghe, si potrebbe garantire un buon governo, meno condizionato da interessi personali o di parte, fondato su principi e valori tipici d'altri tempi.
I sostenitori del re, che non potranno di certo collocarsi ne a sinistra, ne al centro, potrebbero unirsi allo schieramento di centrodestra, anche se la loro presenza più che indebolire la coalizione avversaria di centrosinistra, andrebbe a sminuire la consistenza numerica dei partiti già presenti nella Casa delle Libertà: il sovrano favorirebbe maggiore autorità istituzionale, rispetto al Presidente della Repubblica, spesso ammirato, come nel caso di Carlo Adelio Ciampi, ma anche schermito come successo durante il mandato di alcuni suoi predecessori.
Nell'attesa della definizione dello stemma della nuova lista, e dei nomi dei dirigenti e dei maggiori sostenitori, l'attenzione resta rivolta ad Alleanza Monarchica, fiera della sua indipendenza trentennale, capace di catalizzare e riunire i diversi gruppi monarchici presenti un po' ovunque nel Paese, unico movimento ad avere caratteristiche operative e vocazione politica ed elettorale.
La riforma elettorale chiamerà a raccolta quanti ritengono che solo da una partecipazione attiva nelle competizioni amministrative e politiche, potranno scaturire vantaggi per la Causa (monarchica) e per la Patria.

Dario Meschi

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