L'osservatorio

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: domenica 16 ottobre 2005 - Anno 5 - Nr. 40

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I paradisi fiscali

Sezione#4_1Il centrosinistra ha duramente criticato la norma approvata dal Senato che esenta la Chiesa cattolica dal pagamento dell’Ici.
L’Unità titolava a piena pagina: “Miracoli di governo, abolita l’Ici alla Chiesa”, mentre Romano Prodi criticava una mossa dettata da “un’affannosa ricerca di voti” da parte della maggioranza. Effettivamente la regalia farà risparmiare una grossa somma al Vaticano, però la sinistra, nei duri commenti pronunciati, si è ben guardata di elencare, forse per un improvviso vuoto di memoria, i molteplici privilegi ricevuti dai governi di centrosinistra, elargiti generosamente in particolare alla Cgil & Soci: i paradisi fiscali esistono peccato che a beneficiarne siano sempre i soliti noti, anziché la povera gente!
L’esenzione dell’Ici per il Clero, riservata a parroci, vescovi e cardinali esisteva già dal 1992, ma era stata preceduta da ben altre “donazioni” ottenute dalla Cgil e dalle altre organizzazioni sindacali, che proprio grazie al paradiso fiscale hanno incrementato i loro bilanci non certificati.
Quando si denuncia un atteggiamento scorretto bisogna avere il coraggio di proferire tutta la verità, anche quando è scomoda, diversamente sarebbe opportuno tacere. Buona parte delle organizzazioni sindacali italiane hanno ottenuto gratuitamente le loro sedi, pensate un po’, ereditandole dai sindacati fascisti, infatti, la legge n. 902 del18 novembre 1977 attribuì i patrimoni delle organizzazioni sindacali fasciste alle più potenti confederazioni, e alle associazioni d’impresa.
Tra i sindacati dei lavoratori a trarne vantaggi furono la Cgil, la Cisl, la Uil, la Cisnal e la Cida (il sindacato dei dirigenti d’azienda). Tra le organizzazioni degli imprenditori il lungo elenco comprende, tra le altre, Confindustria, Confartigianato, Confcooperative, Confagricoltori, Coldiretti e Lega Coop.
Il trasferimento avvenne senza il pagamento del prezzo, e senza la corresponsione di nessuna tassa o imposta, creando un’enorme disparità di trattamento tra i sindacati storici e quelli costituiti nel periodo successivo all’entrata in vigore della legge, come nel caso di Unionquadri.
A tutti coloro che si sono scandalizzati per la “generosa” decurtazione dell’Ici, bisognerebbe ricordare una serie di altre agevolazioni che contrastano con i veri interessi dei lavoratori, abituati a pagare contributi, tessere, e a tirare la cinghia dei pantaloni.
Cosa dire delle pensioni facili concesse ai sindacalisti? Nulla, se non ricordare come due leggi, molto speciali, vantaggiose per il sindacato, ma penalizzanti per l’Inps, hanno consentito ai tutori dei lavoratori di godere di un’ottima pensione. Una leggina del ’74, che prende il nome dal deputato socialista Giovanni Mosca, in precedenza leader della Cgil, ha consentito ai rappresentanti sindacali e ai partiti di riscattare decenni di attività al costo dei soli contributi figurativi, partendo dagli anni ’50. Di proroga in proroga si è arrivati alla scadenza del 1980, quando quasi 40.000 lavoratori o presunti tali poterono usufruire di un dono molto gradito, tra questi, nessun signor Rossi, ma Armando Cossutta, Achille Occhetto, Giorgio Napolitano, Sergio D’Antoni, Franco Marini, Ottaviano Del Turco, Nilde Iotti, e tanti altri ancora. Pci e Cgil regolarizzarono 8 mila funzionari del partito comunista, con un costo complessivo a carico dell’Inps di circa 10 miliardi di euro. Nessuno gridò alo scandalo nemmeno quando furono scoperti casi eclatanti di persone che avevano lavorato pochi anni dichiarandone invece moltissimi.
Un’altra legge votata dall’Ulivo, Decreto n. 564 del 16 settembre 1996, firmata dal ministro del Lavoro Tiziano Treu, vicino alla Cisl, concesse ai sindacalisti in aspettativa di usufruire di un ulteriore versamento da parte del sindacato, da sommare ai normali contributi a carico dell’Inps.
L’elenco potrebbe proseguire citando le agevolazioni ottenute dai Caf o dai molteplici Patronati, ma ci fermiamo non volendo tediare il lettore, che forse è uno dei tanti lavoratori dipendenti abituati a pagare ogni centesimo dovuto, perdendo, di anno in anno, diritti e potere d’acquisto.
Nel nostro ben amato Paese bisognerebbe finirla di sbraitare contro provvedimenti a favore degli uni o degli altri, soprattutto quando non si dispone di una coscienza pulita, ed è impensabile che, i presunti tutori dei lavoratori e dei più deboli, continuino a predicare bene e razzolare male: è un atteggiamento che offende l’onestà intellettuale di ogni cittadino indipendentemente dalle rispettive convinzioni politiche.

Dario Meschi

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