Sotto la lente

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: sabato 6 agosto 2005 - Anno 5 - Nr. 32

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L'ENERGIA EOLICA

In Gran Bretagna si è aperto un dibattito destinato a dividere gli ambientalisti, e tutti coloro che amano e difendono la natura, in conseguenza della costruzione di una nuova centrale eolica in prossimità del parco Lake National District, dove saranno poste delle eliche alte 120 metri.
Il dubbio amletico destinato a dividere i difensori dell’ambiente è questo: tutelare il paesaggio, non costruendo la nuova centrale, o realizzare i nuovi impianti producendo energia pulita a discapito di un impatto ambientale piuttosto inquietante?
Il dilemma interessa gli ambientalisti di tutti i Paesi, dove sono stati realizzati o stanno per essere costruite delle nuove centrali eoliche: progettare un impianto di mulini a vento ai confini con la Scozia e con il più grande parco naturale britannico può sembrare inopportuno, anche se sarebbe peggio impiantare una centrale idroelettrica o nucleare alimentata con combustibili inquinanti o pericolosi.
Il governo inglese, coerente con l’impegno assunto per contrastare l’effetto serra, ha fissato l’obiettivo di realizzare entro il 2010, il dieci per cento dell’energia necessaria al fabbisogno nazionale, utilizzando fonti innovative e non inquinanti. Sono stati stanziati fondi e previste agevolazioni per chi intenderà investire in questo campo.
Il vantaggio economico, e la filosofia dell’ambiente, hanno scatenato l’interesse di molti imprenditori decisi a realizzare nuovi impianti nelle località più ventose del paese, e tra queste la zona di Whinash, ubicata al confine orientale del parco di Lake National District.

                                
                                 LA CENTRALE DI CASTIGLION MESSER MARINO

L’idea di voler violare un paesaggio particolarmente bello e incontaminato con 27 turbine alte oltre 110 metri, turba le coscienze degli inglesi, anche dei più attenti al problema dell’inquinamento e del reperimento di fonti di energia pulita. Come spesso accade in Gran Bretagna, come in ogni altra parte del mondo, tutti si dichiarano entusiasti della possibilità di usufruire di nuove fonti energetiche pulite a basso costo, purché le nuove installazioni siano eseguite altrove, possibilmente lontane dalla propria abitazione, dal comune di residenza, o addirittura dalla provincia di appartenenza, a dimostrazione della differenza che esiste tra le facili affermazioni di principio e la triste realtà.
Del resto è impensabile proseguire nell’utilizzo di fonti energetiche inquinanti, se non di fronte ad un cambiamento climatico pericoloso, che potrebbe addirittura sconvolgere gli equilibri naturali.
Serve energia pulita: sole, vento, mare e idrogeno sono già delle realtà alternative al petrolio. Nel campo eolico l’Italia è rimasta indietro rispetto a molti Paesi, anche se qualcosa si sta muovendo, e le discussioni nel mondo ambientalista non minano una realtà ormai in evidente progresso.
Nei prossimi anni le torri eoliche saranno sempre più numerose, anche se sarà necessario tutelare i paesaggi più belli e le migrazioni degli uccelli.
In Italia il contributo dell’eolico al fabbisogno naturale di energia, oggi inferiore all’uno per cento, è destinato a salire, interessando soprattutto le regioni meridionali e le isole, sia per la morfologia del terreno, sia per l’intensità del vento. Oggi la Campania è la regione che ospita il maggior numero di impianti governati dal vento, con una potenza istallata pari a 310 megawatt, seguita dalla Sicilia con 266, e dalla Puglia con 253,9, mentre Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Veneto e Friuli non dispongono nemmeno una centrale.
I buoni risultati ottenuti in Alto Adige dalla Leitner, azienda leader nel settore degli impianti di risalita, potrebbero portare diverse novità anche al Nord e sulle Alpi.
Nell’Europa settentrionale, in particolare in Irlanda, Gran Bretagna e Danimarca, sta crescendo anche l’eolico offshore, con torri sistemate in mare aperto. In Italia non esistono progetti di questo tipo, ma gli studi del vento segnalano l’esistenza di zone adatte al largo delle coste occidentali di Sardegna e Sicilia. Nel nostro Paese oltre alla difficoltà di installare centrali senza sconvolgere il paesaggio, o penalizzare la migrazione degli uccelli, è importante riuscire a produrre energia pulita anche in presenza di venti deboli o di media intensità, e si stanno studiando nuove apparecchiature in grado di produrre energia anche in queste condizioni.
Per proseguire nel potenziamento della fonte energetica eolica bisognerà misurare la forza del vento per definire il layout: infatti, una diminuzione dell’intensità del vento pari al 10%, comporta una minore produzione d’energia di almeno il 20%.

Dario Meschi

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