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CORAGGIO E TEMERARIETA’
L’amministrazione comunale di Casatenovo ha varato il nuovo Piano Regolatore, dopo anni di rinvii, di scontri, e di polemiche. I nuovi eletti, senza troppi indugi, hanno affrontato l’argomento giungendo ad una soluzione urbanistica coraggiosa per alcuni, temeraria per altri. Indipendentemente dai contenuti del progetto, e dalle inevitabili contrapposizioni che scaturiscono di fronte a scelte tanto importanti, legate a molteplicità di interessi, sia pubblici, che privati, è condivisibile la volontà manifestata dagli amministratori, capaci finalmente di dipanare una matassa complicata che aveva portato alle dimissioni del sindaco precedente, e al commissariamento del comune. Il fatto che il documento sia stato approvato in Consiglio Comunale da una maggioranza ridotta di soli nove consiglieri, per l’assenza di altri eletti nell’assemblea per motivi di incompatibilità (interessi personali o altro), e il numero notevole delle osservazioni presentate, discusse, approvate o respinte, la dicono lunga sulle difficoltà affrontate nell’elaborare questo strumento di programmazione urbanistica, chiamato anche a risolvere il “caso Ferrarini”, quindi il trasferimento di questa industria (ex Vismara) dal centro cittadino ad una più comoda e decentrata periferia: un’operazione di comprensibile attenzione nei confronti dell’azienda, e di imponente recupero urbanistico, che comporta da sola la movimentazione di centinaia di migliaia di metri cubi di nuove costruzioni.
ANTONIO COLOMBO
Altre amministrazioni meno intraprendenti, di fronte a modifiche urbanistiche di minor portata, hanno palesato timori ed incertezze, contravvenendo ad una regola fondamentale della politica: quella di saper decidere in tempi ragionevolmente brevi. Dimostrando l’incapacità di affrontare delle trasformazioni urbane strategicamente importanti, con notevoli implicazioni viabilistiche. Il sindaco Antonio Colombo ha dato dimostrazione di capacità politica, indipendentemente dai contenuti delle soluzioni adottate, al contrario di altri, e proprio per questo, in un momento dove si è scatenata un po’ ovunque la caccia all’untore (l’incolpevole proprietario di un’area edificabile), merita rispetto e condivisione. Il primo cittadino ha dimostrato un’apertura mentale e una visione avveniristica della città, al contrario di altri colleghi, che non hanno avuto il coraggio di decidere, o hanno preferito rimandare le scelte a tempi migliori, per timore di perdere consenso, o per la scarsa coesione all’interno della loro maggioranza. A questo punto è quasi impossibile non confrontare il metodo di lavoro e le procedure adottare nei due comuni più importanti del territorio: Merate e Casatenovo. Se il primo ha elaborato un vero progetto urbanistico, il secondo ha ereditato supinamente, apponendo modifiche riduttive e mirate, quello redatto dalla precedente amministrazione di centrodestra, non caratterizzandolo, e non proponendo soluzioni importanti, degne di considerazione. La città di Merate, prima o poi, dovrà affrontare il caso “Beton Villa”. L’azienda, un tempo decentrata, ora collocata a ridosso di abitazioni e di nuovi quartieri residenziali, costruiti anche grazie all’avvallo dell’attuale sindaco, durante il mandato Gallina-Castelli, occupa un’area importante e strategica. L’impianto di betonaggio comporta movimentazione di mezzi pesanti, provoca rumore e polvere, e pertanto dovrebbe trovare una nuova ubicazione più idonea. Le polemiche tra i residenti, l’azienda e l’amministrazione, non sono mancate e aumenteranno con l’ultimazione dei cantieri residenziali limitrofi, ma nonostante questa situazione, l’attuale Giunta comunale e quella precedente non hanno ipotizzato nessuna soluzione, ignorando il problema senza nemmeno considerarlo. A parziale scusante della grave negligenza, si può sostenere che una variante di tale entità avrebbe comportato difficoltà procedurali e tempistiche lunghe, ma in ogni caso è mancata la volontà, e si è preferito spostare l’attenzione pubblica sul cambio di destinazione d’uso di un edificio, da Centro Poli-culturale a sede del Municipio, demonizzando l’attività edilizia, responsabile di tutti i mali. Invece le vere responsabilità andrebbero ricercate altrove, tra coloro che hanno amministrato e ancora amministrano il territorio, spesso con una visione limitata, incapace di affrontare e programmare il futuro, e il progresso inarrestabili: non siamo su un’isola felice, ma in un territorio violato dall’incapacità di chi ha governato.
Dario Meschi
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