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SCIENZA E AMBIENTE OGM2
In questi giorni sono giunte delle buone, ma anche delle cattive notizie sullo stato complessivo dell’ambiente, sui nuovi metodi di coltivazione adottati in agricoltura, e sulle pessime abitudini degli italiani. Le novità migliori riguardano la salute dei mari, che presentano una situazione generalmente buona, con il 97% di coste balneabili, con un dato sicuramente in netto miglioramento rispetto al passato, e con punte di vera e propria “eccellenza”, registrate in località marittime presenti dal nord al sud della penisola. Se la situazione dei mari è quasi ottimale, anche i fiumi e i laghi non versano in condizioni preoccupanti, ed è addirittura ottimale la condizione del patrimonio arboreo-forestale: aumentano complessivamente i boschi, con una media nazionale passata, come rivela l’Apat, l’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici, controllata dal ministero dell’Ambiente, dal 18,6% del 1949 al 22,8% del 2002, a conferma della corretta politica di rimboschimento attuata dai governi che si sono succeduti alla guida del Paese dal dopoguerra sino ad oggi, evidenziando un risultato a sorpresa nonostante i molti, e ormai consueti, incendi estivi causati dal vento e dall’azione scellerata dell’uomo. Purtroppo tra le abitudini degli italiani, cresce l’uso indiscriminato dell’auto: il 70% dei turisti si sposta utilizzando le quattro ruote, causando la crescita dell’inquinamento atmosferico, e danni irreparabili all’ambiente e al clima, provocando l’effetto serra, e l’aumento generalizzato della temperatura. In questo quadro generale una nuova preoccupazione giunge dal Regno Unito, dove una commissione governativa ha denunciato che un’erba infestante è stata contaminata dalle colture Ogm. Battezzata come “supererbaccia”, o “erba immortale”, questa pianta, la senape dei campi, è diventata resistente agli erbicidi dopo che i suoi geni sono stati contaminati da quelli della colza Ogm, coltivata in via sperimentale. Questa inquietante scoperta ha destato immediato allarme tra i difensori dell’ambiente per gli effetti provenienti dall’utilizzo di sementi geneticamente modificate, che potrebbero provocare mutazioni pericolose nelle coltivazioni. Infatti, dallo studio condotto dal centro di ricerca del governo britannico per l’ecologia e l’idrologia, è emerso che la colza geneticamente modificata, in grado di resistere a potenti erbicidi, ha reso ugualmente inattaccabile la senape, portando ad un risultato temuto, aumentando così i dubbi sull’utilizzo indiscriminato di questo nuovo sistema produttivo. Il ministro Gianni Alemanno, critico sulla liberalizzazione delle coltivazioni Ogm, trovando conferma alle molte perplessità già manifestate in passato, inserite nelle norme della nuova legge, ha garantito la massima attenzione del governo, che approfondirà i vari aspetti del problema, sviluppando ulteriormente la ricerca sul biotech. La sua azione ha trovato supporto anche nell’opinione espressa dalla Coldiretti, la maggiore associazione dei coltivatori italiani, che ha affermato l’importanza del “principio di precauzione”, per evitare di produrre danni irreparabili all’ambiente e alla salute pubblica, avvalorando la decisione del Consiglio dei ministri dell’Ambiente del sei aprile scorso, in favore del “no” agli Ogm, già assunto da sette Paese dell’Unione Europea. Gli Ogm furono brevettati nel 1983 negli Usa, concedendo l’autorizzazione per la produzione su scala industriale di piante geneticamente modificate. Il primo esperimento fu eseguito sulla pianta del tabacco per resistere ad un virus. Il Consiglio e il Parlamento dell’Unione Europea hanno approvato un regolamento europeo nel settembre 2003, fissando le norme relative agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati. A quelle norme si è rifatto il decreto Alemanno, varato dall’Italia sulla coesistenza delle coltivazioni convenzionali, di quelle biologiche e transgeniche. I principi generali introdotti dal decreto vietano le colture Ogm, tranne che per scopi di ricerca, sino alla definizione dei piani regionali di coesistenza, che dovranno garantire la mancata commistione tra le diverse colture. Le Regioni potranno istituire un fondo per risarcire i danni causati dall’inosservanza dei piani. Le sanzioni per i trasgressori prevedono ammende da 2500 a 50000 euro e l’arresto da 1 a 2 anni. La necessità di aumentare le produzioni agricole per combattere la fame del mondo, si scontra ancora una volta con la necessità di salvaguardare la natura, e la pubblica incolumità: il confronto tra scienza ed ambiente è destinato a proseguire, generando nuovi contrasti e colpi di scena.
GM
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