L'osservatorio

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: domenica 31 luglio 2005 - Anno 5 - Nr. 31

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L’ALLARME DI LEGAMBIENTE

Legambiente ha lanciato una denuncia allarmante: nell’ultimo secolo sono scomparsi i quattro quinti delle dune, e si è perso un metro e mezzo di costa ogni anno. Il fenomeno è dipeso dal cambiamento climatico, conseguenza dell’inquinamento atmosferico, proveniente dalle industrie, dal traffico e dalle abitazioni, e soprattutto all’azione dissennata dell’uomo che ha costruito edifici in riva al mare e ai fiumi, provocando così la progressiva erosione dell’arenile. Le cementificazioni selvagge, infatti, impediscono il trasporto fluviale dei detriti verso il mare, necessari alla rigenerazione del materiale sabbioso. La sabbia diminuisce ed è inghiottita da un panorama edilizio, a volte sconvolgente, dove aumentano le costruzioni, nonostante i divieti e le leggi di tutela ambientale e paesistica, impedendo la circolazione dei venti, e modificando i cicli meteorologici naturali.
Questa azione, dovuta all’attività umana, riduce progressivamente le spiagge, già sottoposte al rischio dell’innalzamento del livello del mare, dovuto all’aumento della temperatura, provocando una situazione di pericolo che andrà affrontata seriamente nel rispetto del protocollo di Kyoto e di altri accordi internazionali, spesso disattesi da molti Paesi.
L’ultimo rapporto pubblicato dalla associazione ambientalista “Mare monstrum 2005”, analizza le erosioni che coinvolgono l’Italia, parla dello sconvolgimento degli equilibri ambientali che si riflettono anche nell’economia del settore turistico: il 23% dei litorali (1704 chilometri) sono interessati dal fenomeno. Il primato, poco ambito, spetta al Molise con l’89,05% di spiagge erose, seguito da Calabria e Basilicata, con rispettivamente il 59,3% e il 51,1%. Seguono l’Abruzzo, il Lazio e le Marche, ma in generale  è tutto il centro sud ad essere interessato dal problema.
Le cause, secondo Legambiente, sono due: il lassismo dello Stato, che non riesce a contrastare l’abusivismo, nonostante le normative vigenti, e la presenza della delinquenza comune organizzata, che investe importanti capitali nel settore edilizio. L’esempio più significativo giunge dalla Campania, dove, sulla Costiera amalfitana, nei primi cinque mesi del 2005, sono stati sequestrati 22 manufatti abusivi, e denunciate 73 persone, contro le 200 dell’anno precedente. Nella riserva marina di Capo Rizzuto, in Calabria, una quantità sproporzionata di cemento è stata riversata su 38 chilometri di costa, e nell’ultimo censimento erano state individuate 75 costruzioni abusive: l’abusivismo è una tendenza, in crescita in tutto il Mezzogiorno, favorita dall’introduzione del condono edilizio, che sana le situazioni pregresse, incentivando le speranze degli irriducibili abusivisti, in attesa di una nuova estensione della legge, e in sfregio alla severa normativa di tutela ambientale entrata in vigore nel mese di gennaio di quest’anno. Inoltre un’indagine del Cresme, eseguita nel 2004, rivela che le costruzioni abusive sono state 32.000 in più rispetto al 2003.
La progressiva distruzione delle coste comporta, e la diminuzione degli arenili comporta una riduzione dei flussi turistici e delle entrate del settore alberghiero-ricettivo, stimata nello 0,5% del Pil. Secondo l’Osservatorio sull’erosione costiera “il turismo balneare da solo cattura il 49,2% del movimento turistico generale e rappresenta la prima e indiscussa fonte di introiti del nostro turismo, seguita a molte lunghezze di distanza dagli altri settori, come la città o la montagna”.
Di fronte all’emergenza cresce l’esigenza di soluzioni immediate, in quanto il litorale è per sua natura un territorio dinamico, che normalmente attraversa periodi di erosioni o di estensione della linea costiera. L’erosione delle spiagge è un fenomeno dovuto al moto ondoso, alle maree e alle correnti, e generalmente trova un equilibrio, se non intervengono altri fattori di disturbo. Proprio contro queste violenze perpetrate dall’uomo bisognerà intervenire senza ulteriori tentennamenti e con provvedimenti che escludano a priori ogni tipo di ulteriore sanatoria.

Dario Meschi

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