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CONTROCORRENTE
Giovanni Paolo II si è dimostrato con esemplare coerenza, e con spirito di abnegazione di fronte alla sofferenza, un "grande" ed illuminato pontefice, un abile politico, un comunicatore, un uomo dalla fede incrollabile, ritenuto un tradizionalista aperto al progresso, dotato di notevole umanità, un padre per centinaia di milioni di fedeli che hanno trovato conforto nella sua parola, nella fede e nella speranza, guadagnandosi così la stima e la considerazione di un numero immenso di uomini e donne in tutto il mondo. Al funerale sono accorsi milioni di pellegrini e tutti i potenti della terra per tributare la stima, l'ammirazione e il rispetto per un uomo semplice che nel lungo pontificato ha contribuito in maniera determinante alla caduta del comunismo, lottando contro ogni tirannia o persecuzione, e contro la povertà in favore dei più deboli. Sono mancati alla cerimonia funebre in questo storico appuntamento, seppur con motivazioni diverse, Vladimir Putin, e un rappresentante del governo cinese: il primo con la volontà di affermare l'antica simbiosi del popolo russo con la sua religione e con l'eredità di Bisanzio, il secondo per antichi e profondi rancori, e per l'ostilità dichiarata per la presenza al rito funebre dei rappresentanti della loro "provincia" di Taiwan. Il Papa è stato definito il più "grande" successore di Pietro nella storia della chiesa: la sua popolarità, grazie alla missione compiuta, e ai dogmi sostenuti e testimoniati con forte fede e convinzione in ogni angolo del mondo, e alla facilità di comunicazione favorita dall'era tecnologica e dal progresso, si è estesa immensamente, al punto che la folla corsa a celebrarlo ha chiesto all'unisono il riconoscimento della sua santità. La testimonianza dell'amore, e dell'efficacia del suo pontificato è stata dimostrata dall'immensa partecipazione di fedeli che hanno occupato la città santa, offrendo il miglior riconoscimento possibile ad un uomo che sino all'ultimo ha difeso la propria missione episcopale, anche di fronte alle difficoltà della malattia. La macchina organizzativa ha funzionato a dovere e con grande efficienza, quasi con piglio asburgico, il sindaco di sinistra e il governo di destra hanno collaborato, almeno in questa circostanza, con spirito encomiabile, aiutati dall'indole accomodante dei romani, dalla loro ospitale e discreta presenza, e dalla compostezza dei pellegrini. In questo tripudio di folla, di sentimenti e di emozioni è prevalsa anche qualche piccola nota stonata, ed è emerso un pizzico di delirio idolatrico che ha accompagnato alcuni momenti di questo straordinario evento. L'eccezionalità del personaggio e la scarsità di maestri capaci di trasmettere valori e insegnamenti pregni di emozioni hanno mosso i sentimenti popolari, anche i meno nobili, espressi nell'aumento delle giocate al Lotto, e, dopo l'estenuante attesa, il malcostume di scattare una foto col videotelefono davanti alla salma, anziché mormorare una preghiera. Ognuno ha partecipato al dolore in modo diverso: chi ha scelto la riflessione, magari nelle quattro mura domestiche davanti alla televisione, chi partecipando di persona alle cerimonie celebrate in tutte le chiese del mondo. E' rimasta qualche piccola perplessità di fronte alla decisione di un sindaco ex comunista di intitolare al Pontefice defunto la stazione ferroviaria della Capitale di uno Stato confinante, quello italiano; e per le esasperazioni dell'evento che sarebbero state meno sgradevoli se ad amplificarle non avesse contribuito l'avidità informativa dei media mondiali.
Giano
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