Macchianera

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: lunedì 21 marzo 2005 - Anno 5 - Nr. 12

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LA SCELTA AI CITTADINI

Il dibattito politico dopo la proposta di Aldo Castelli, capogruppo di Merate Futura, affronta il tema controverso del referendum, in merito alla necessità di interpellare i cittadini prima di stabilire definitivamente la destinazione d’uso di Palazzo Tettamanti, situato nella centralissima Piazza degli Eroi.
Come è noto, la precedente Giunta guidata da Dario Perego decise di utilizzare lo storico palazzo, già sede del municipio sino all’inizio degli anni ’70, come centro poli-culturale: un luogo dedicato, come dice il nome, alla cultura, all’arte e alle manifestazioni pubbliche. La maggioranza progettò e mise in cantiere un importante intervento, sia sotto il profilo architettonico, sia sotto quello finanziario, prevedendo in ampi spazi la biblioteca, la pinacoteca, una sala conferenza-teatro, e altri locali a disposizione di attività culturali.
La giunta capeggiata da Battista Albani, una volta insediata dopo il brillante successo elettorale, ha modificato, come preannunciato, gli indirizzi dei suoi predecessori, decidendo di cambiare la destinazione d’uso prevista nel progetto Casamonti, in parte già realizzato, per riportare la sede municipale nel luogo d’origine.

Le motivazioni di entrambe le parti sono state ampliamente illustrate dalle forze politiche e dalla stampa, anche se la vera assente in questo confronto a distanza è stata la cittadinanza, che dimostra di vivere la disputa con un certo distacco, forse distratta dal periodo di difficile congiuntura economica: c’è chi denuncia l’occasione perduta per promuovere veramente cultura ad alti livelli dando lustro alla città, e favorendo così nuove iniziative nel centro storico, chi invece, sostenendo l’inutilità di questo intervento, pensa di fare cosa gradita ai cittadini mettendo a loro disposizione uffici comunali adeguati ad ogni tipo di esigenza operativa.
Nella realtà si deve decidere se portare a termine quando iniziato da Perego, spendendo 6-7 miliardi delle vecchie lire, o se intraprendere un cammino differente, rischiando magari di spenderne il doppio. Infatti lo spostamento della sede comunale implicherà l’ampliamento dell’attuale biblioteca, e il restauro di Villa Confalonieri, l’acquisto di nuovi arredi ed attrezzature con tutte le problematiche conseguenti alla stesura di nuovi contratti d’appalto, dove non si può preventivamente conoscere l’affidabilità del nuovo interlocutore: il rischio è alto, coinvolgerebbe tre cantieri, e le precedenti esperienze dovrebbero fare riflettere.
Entrambe le posizioni sono rispettabili, e presentano pregi e difetti, ma, nonostante qualche esponente politico e alcuni opinionisti sostengano che i meratesi si siano già espressi votando per la lista vincente non considerando inoltre che quasi il 70 per cento degli elettori è rappresentato dalle minoranze, il referendum sembrerebbe inevitabile, in quanto unico momento di democrazia partecipata e dimostrazione del nuovo modo di governare della maggioranza.
I cittadini potrebbero stancarsi delle aspre critiche, e dei linciaggi morali e personali che dividono i contendenti, ritenendosi nel pieno e indiscutibile diritto di esprimere la loro preferenza sulla destinazione d’uso di un’opera pubblica che inciderà fortemente nei futuri bilanci comunali, coinvolgendo indistintamente tutte le tasche dei contribuenti, e togliendo altre opportunità per la realizzazione di opere pubbliche ritenute parimenti importanti, come la scuola elementare.
A questo punto nessuno dovrebbe ritenersi nel diritto di optare per scelte tanto impegnative e così incidenti nei prossimi bilanci comunali, senza sottrarsi all’accusa di eccessivo decisionismo o di protagonismo e ambizione, soprattutto la maggioranza di centrosinistra, che ha fatto della partecipazione e condivisione delle scelte con i cittadini il suo cavallo di battaglia. Da “Insieme per Merate” vorremmo ricevere una lezione di vera democrazia e di rispetto verso gli amministrati, anche perché i programmi elettorali, nessuno escluso, sono spesso un insieme di buoni o cattivi proponimenti, destinati ad essere in parte disattesi. Diversamente perché il sindaco Albani e il suo alfiere Arlati non avrebbero proceduto, come spesso proposto in campagna elettorale, all’abbattimento di quanto realizzato sulla triste e desolata area di Via Cazzaniga?
Perdere o vincere un referendum è poco importante, quando si rispettano i principi di democrazia, dimostrando con i fatti e non con le parole i propri veri intendimenti.
Mario Gallina e Aldo Castelli non ebbero timore ad affrontare un referendum e proprio per questo, indipendentemente da ogni ragione politica, hanno meritato e meritano rispetto.

Dario Meschi

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