L'osservatorio

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: lunedì 21 marzo 2005 - Anno 5 - Nr. 12

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IL METODO MONTIGNAC

Michel Montignac, ex bambino obeso, e figlio di genitori obesi, fin dal 1980 ha seguito drastiche diete per cercare di dimagrire, senza però trarne soddisfacenti benefici, in quanto recuperava i chili persi una volta ritornato al solito regime alimentare. Pertanto, spinto dal desiderio di mantenersi in forma e con un peso adeguato, deluso dalle diete comuni, si dedicò a studi nel campo nutrizionale, formulando una proposta di alimentazione specifica per risolvere i suoi e gli altrui problemi: ottenuti risultati soddisfacenti, decise di proporre il suo metodo alla comunità scientifica e al resto del mondo.
Quale il nemico da battere? L’assunto da cui è partito Montignac è che si ingrassa, diventando obesi, non soltanto per la quantità di cibo ingerito, ma perché ci si nutre in modo scorretto, non rispettando alcune regole fondamentali: i chili di troppo sono il risultato di scelte alimentari sbagliate che avviano meccanismi di metabolismo, favorendo l’assimilazione abnorme e anormale dei grassi di riserva.
Il messaggio del dietologo è chiaro e inequivocabile: è necessario modificare le proprie abitudini alimentari, orientandole verso cibi che detengano un potenziale metabolico positivo, ponendo in primo piano l’indice glicemico degli alimenti. Quando consumiamo un prodotto ricco di zuccheri il livello di glucosio nel sangue si alza progressivamente di volta in volta che si ingeriscono e si assimilano gli amidi e i carboidrati. La velocità con cui si digeriscono i cibi cambia secondo il tipo di alimento e il genere di nutrienti che lo costituiscono, secondo le quote di fibre contenute, e in funzione degli altri alimenti presenti nello stomaco durante la digestione.
Il processo digestivo è testato dall’indice glicemico (IG) e in questo modo sono classificati i cibi, considerando la loro influenza sui livelli dello zucchero nel sangue (glicemia), riscontrando valori maggiori in presenza di carboidrati semplici. Al contrario, i cibi ad alto contenuto di grassi o proteine non hanno un effetto immediato sulla glicemia, ma danno origine ad un innalzamento più lento e più lungo. Proprio per questo, i dietologi suggeriscono di aumentare le proteine nel pasto serale dei bambini, per tamponare il calo fisiologico della glicemia tra le 24 e le 3 del mattino successivo.

Montignac divide i glucidi in due categorie: quelli buoni, gli zuccheri, la cui assimilazione da parte dell’organismo è debole e provoca un minimo aumento del glucosio nel sangue, e quelli cattivi, che invece provocano un’elevata assimilazione del glucosio. Tra i primi troviamo i cereali e il riso integrali, e alcuni legumi, come lenticchie e fagioli secchi, e soprattutto la maggior parte di frutta e verdura, contenenti anche buone quantità di fibre, tra i secondi comprendono lo zucchero in tutte le sue forme, puro o miscelato ad altri alimenti o nei dolci, ma anche gli zuccheri raffinati industrialmente, come le farine bianche, il riso bianco, le patate e il mais.
Gli alimenti con un basso indice glicemico hanno un IG inferiore a 55, i medi tra 55 e 70, gli alti oltre 70. In funzione di queste valutazioni Montignac arriva a conclusioni ritenute in larga misura arbitrarie dalla moderna scienza dell’alimentazione, laddove sostiene che i grassi ingeriti da soli, e non accompagnati da altri zuccheri, non sono immagazzinati dall’organismo, inducendo ad una dieta priva di zucchero, pane e patate.
Nello specifico, secondo il nutrizionalista, sono proibiti gli zuccheri e i prodotti che lo contengono, come patate, barbabietole, carote e gli alimenti che sono composti da glucidi e lipidi insieme, come l’avocado e le patatine fritte, e anche gli alcolici.
La frutta non andrebbe consumata durante i pasti, mentre per abbassare il tasso glicemico, via libera ai cereali (riso, pasta, cereali della prima colazione, come i fiocchi d’avena), e ai grassi senza limitazione di quantità, mentre il latte potrà essere consumato solo se scremato.  Dopo la prima fase della nuova dieta alimentare, sarà concesso un bicchiere di vino ogni giorno, mentre rimarranno sempre vietati gli aperitivi e le bibite zuccherate.
Un punto fondamentale della dieta è quello della pianificazione dei pasti, per evitare l’assunzione contemporanea di glucidi e lipidi. Il pasto, nella prima fase della dieta, secondo Montignac, dovrà essere costituito da un alimento proteico (carne, pesce o uova), da vegetali diversi, e dal formaggio, mentre si dovrà rinunciare al pane. Le quantità di cibo non sono sottoposte a limitazioni e gli alimenti possono essere cucinati e conditi con olio o burro. Nella seconda fase, il pasto tipo, da assumere due o tre volte la settimana, permette l’assunzione di glucidi, bandendo però i grassi: sarà possibile mangiare pane, legumi, verdure verdi, ma sarà obbligatorio escludere carne, pesce, uova e formaggi.
Le teorie di Montignac sono molto controverse: se da una parte alcuni studi condotti negli Usa (ricerche condotte dal professor W. Willet della Medical School della Harvard University) le confermano, dall’altra altre fonti autorevoli le contrastano. L’argomento è di notevole attualità, considerando l’aumento dell’obesità soprattutto tra i giovani, e merita di sicuro un approfondimento.

Michel Montignac è nato in Francia nel 1944, e si è occupato per molti anni di gestione delle risorse umane prima di dedicarsi alla ricerca in campo nutrizionale. La sua esperienza personale di ex obeso, una volta entrato come collaboratore in una multinazionale farmaceutica, e avendo così accesso alle informazioni scientifiche, l’ha indotto a dedicare i propri sforzi allo studio del problema alimentare per giungere ad una rivoluzionaria ipotesi sulle cause dell’aumento del peso. Egli decise di testare su sè stesso la dieta elaborata, arrivando a perdere 14 chili in tre settimane.
Nel 1996 Montignac pubblica il primo libro sul suo metodo, e a questo ne seguono molti altri dedicati allo stesso argomento oltre a numerosi ricettari. I suoi libri sono tradotti in 20 lingue, distribuiti in più di 40 Paesi, e ne sono state vendute oltre 15 milioni di copie.

Dario Meschi

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