L'editoriale

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: lunedì 21 marzo 2005 - Anno 5 - Nr. 12

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LA MACCHIOLINA TELEMATICA

Sono un ammiratore di Leporello, ne apprezzo il modo di scrivere, l’arguta ironia, e spesso anche le idee, o le critiche che propone occasionalmente sugli argomenti di attualità.
Recentemente, presuppongo più per compiacere il “suo” direttore, che per convinzione, narrando le epiche gesta dei “megalomani sindaci di Merate” (di cui parleremo in altra occasione), ha chiamato in causa un amico fedele e fidato, con il quale condivido le gioie e i dolori dell’attività giornalistica: il mio alter ego, “la macchiolina telematica”.
Essere al centro dell’attenzione di cotanto commentatore mi riempie d’orgoglio, al punto da indurmi con evidente vana gloria ad esaltarmi, interpretando questo improvviso interesse nei miei confronti, che giunge dopo l’articolo, siglato dal direttore e consigliere semplice, o semplice consigliere Alberico Fumagalli dedicato alle “imprese dell’agile Tarzan”, come la testimonianza di una presenza importante destinata ad infastidire qualche nobile personaggio abituato a non essere contraddetto da nessuno, e desideroso di un auditorio esclusivo da erudire.
Con lo stile “garbato” con il quale amo esprimermi in veste di difensore dell’ambiente e dell’arredo urbano, sovvertendo le regole basilari del giornalismo nostrano (mai replicare, meglio ignorare), che inducono per convenienza o opportunità a snobbare la critica, preciso con poco senso di responsabilità all’anonimo, quanto individuabile collega-opinionista, che, in merito a conflitti di interessi e responsabilità edilizie, con una mano continuo a scrivere difendendo i valori del buon senso e della responsabilità, e con l’altra, con la matita tra le dita, progetto, in quanto dotato di doppia personalità, edifici definiti “casermoni modello soviet o aiuole scassa-maroni”, lasciando spazio alla mia inventiva in funzione però di precise scelte, guarda caso, dettate dagli amministratori, spesso uomini legati a doppio filo con la politica e la poltrona.
Leporello ignora, o finge di farlo, la cruda e spiacevole realtà: tutte le gru svettanti verso il cielo presenti in città sono il risultato della politica urbanistica imposta, come sempre è avvenuto dal dopoguerra fino ad oggi, da amministrazioni guidate da sindaci democristiani, impegnati in giunte monocolore, o vagamente sfumate di rosso. Nel periodo tra il 1990 e il 2005, l’ambiente e il paesaggio sono stati violati, ammesso di poter utilizzare un termine così dispregiativo in una realtà territoriale ancora piacevole e invidiata, dallo strumento urbanistico approvato dalla giunta Gallina, con la collaborazione e piena condivisione dell’allora vicesindaco Aldo Castelli, e dall’assessore Battista Albani.
I casermoni e i serpentoni che stanno sorgendo sull’area Eutekne, o sorgeranno a Vedù in una delle aree più belle del paese, e in altre zone della città, sulla cui gradevolezza estetica, e logicità urbanistica, varrà la pena di approfondire lasciando il giudizio dei cittadini, non possono di certo essere paragonati ad interventi di lodevole recupero urbanistico, anch’essi motivati e individuati nel PRG vigente.
Vale la pena ricordare a Leporello e ai lettori che chiunque operi nel settore e intraprenda un’attività edilizia o progetti una nuova costruzione è costretto ad attenersi a parametri precisi stabiliti dalla norma e dal regolamento edilizio, e in alcuni casi deve addirittura soggiacere a vincoli immodificabili, come la definizione degli ingombri planimetrici delle nuove costruzioni o la tipologia d’intervento, ed è quindi comodo e strumentale esprimere della facile, scontata, quanto ingiusta ironia.

Dario Meschi

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