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LA DIFFERENZA
La città di Merate nelle ultime settimane ha appreso con sorpresa di avere raggiunto due importanti primati, ma sotto alcuni aspetti contrastanti: la nostra cittadina occupa un posto di rilievo nella graduatoria stilata in funzione del reddito pro-capite dichiarato dai cittadini, ma è una delle prime città della Lombardia per gli alti valori dell'inquinamento atmosferico, registrato da una centralina collocata in prossimità della strada provinciale. I dati evidenziano situazioni differenti, che potrebbero sembrare per certi aspetti simili, confermando la pericolosità del binomio benessere-inquinamento, ma tutto ciò soltanto in apparenza: il primo dato mette in risalto la laboriosità della popolazione che lavora, guadagna, produce e risparmia, dichiarando redditi e pagando tasse, il secondo denuncia il mutamento delle condizioni di vita, dovuto al progresso, all'urbanizzazione selvaggia, alla mancanza di strade adeguate e di infrastrutture, e all'incapacità della politica di trovare soluzioni adeguate ai problemi derivanti dallo sviluppo incontrollato.
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Qualcuno potrebbe sostenere che i due aspetti possano essere legati l'uno all'altro: lo sviluppo economico, la crescita, e l'urbanizzazione portano benessere e ricchezza, e come ovvia conseguenza nuove costruzioni, ma ciò comporta numerosi sacrifici in termini di vivibilità, per il traffico sempre più caotico, per l'utilizzo indiscriminato del territorio, e per l'aumento dell'inquinamento. Se il teorema fosse assodato dovremmo batterci contro il progresso e ogni forma di sviluppo economico e sociale, o potrebbero esserci altre soluzioni? I catastrofisti sono favorevoli allo sviluppo zero, rimpiangendo addirittura i tempi che furono, in cui si viveva poco e di stenti, ma respirando aria buona e ingerendo cibi naturali e mangiando in modo più semplice. Gli ottimisti confidano nella tecnologia moderna, nello sviluppo e nelle grandi trasformazioni, destinate a produrre ricchezza e a migliorare le condizioni di vita della popolazione. I realisti, pur condividendo sia l'una che l'altra possibilità, si rendono conto dell'impossibilità di fermare il tempo, impegnandosi per una soluzione mediata e di possibile realizzazione. In questa situazione di incertezza emergono evidenti la mancanze della politica che non ha individuato a tempo debito le soluzioni idonee, favorendo più per incapacità, che per effettiva volontà lo spreco del territorio e l'insediamento caotico e disordinato degli edifici. Credere di migliorare la situazione aumentando le centraline di rilevamento dell'inquinamento atmosferico, collocandone alcune in zone interessate da un modesto traffico, mediando così i valori e perdendo un pericoloso primato, fa sorridere e quasi indigna. Non è certo con la diminuzione dei valori rilevati, purtroppo sempre alti, che il problema sarà risolto o perderà di attualità, ma sarà con l'introduzione di una filosofia diversa, che coinvolga tutta la popolazione, partendo dall'istruzione dell'obbligo. Solo la cultura accompagnata dalla coscienza sociale e civile, e dall'impegno comune, potrà regalare una speranza alle nuove generazioni. L'esempio dovrà giungere dagli Stati sovrani, e dalle potenze mondiali che non potranno rifiutare, per interessi ed egoismi, la sottoscrizione di protocolli comportamentali come quello di Kioto, disattesi ormai da troppi anni. Dal vertice dei poteri centrali dovranno partire le direttive planetarie di una vera e propria rivoluzione ambientale, culturale, sociale ed economica, capace di immaginare il futuro, prima che la scelleratezza dell'uomo diventi incontrollata, diversamente continueremo a giocare con le centraline spostandole, aumentandole o diminuendole, dimostrando la stessa negligente miopia nonostante l'impegno di Marcello Toma e compagni.
Spillo
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