|
QUALE FUTURO?
Si è concluso mestamente e tragicamente il 2004, dopo il maremoto che ha causato in diversi Paesi dell'Asia un'immane tragedia con centinaia di migliaia di vittime, in un anno che era stato considerato di svolta, ma che nella realtà dei fatti ha disatteso le aspettative. Durante il 2004 si sarebbe dovuto avere percezione del presente e del futuro prossimo, captando i segnali di ripresa economica conseguenti l'evoluzione della crisi in Iraq, e degli indicatori economici provenienti dagli Usa e dai mercati del sud-est asiatico, ma così non è stato! Allora cosa aspettarsi dal nuovo anno? E' la domanda che molti si pongono e alla quale è difficile rispondere. I messaggi di fine anno, pronunciati dal Presidente Ciampi e da Silvio Berlusconi, sono stati improntati all'ottimismo per trasmettere fiducia agli italiani, che mai prima d'ora, negli ultimi anni, si sono dimostrati preoccupati per il futuro, limitando i consumi, riducendo gli investimenti, ed eliminando ogni spesa superflua.
 |
Il 2004 è stato l'anno i cui molti hanno cominciato a percepire un nuovo pericolo esterno, quello rappresentato dalla Cina, e dai discorsi generici sul nuovo miracolo economico asiatico, testimoniato dalla crescita del Pil, portando alla convinzione che i cinesi potrebbero rappresentare una vera minaccia per le attività industriali di tutto l'Occidente. E' tramontata la convinzione che la Cina, come l'India, potesse occupare i mercati locali e le produzioni di massa per soddisfare le esigenze delle popolazioni locali, lasciando gli altri mercati alle imprese simbolo dell'Occidente. Le cose però si stanno muovendo diversamente, al punto che il colosso Ibm ha ceduto, proprio ai cinesi la divisione computer. La Cina, l'India, e altri Paesi asiatici rappresentano non solo la presenza di un temibile concorrente nella produzione di merci di minor costo e facili da controllare, ma anche di quelli tecnologicamente più avanzati. Gli eredi di Mao rappresentano il terzo produttore mondiale di automobili, obbligando l'economia occidentale a ripensare alle proprie strategie economiche. Mentre l'Asia diventa sempre più potente e temuta il dollaro è in caduta libera rispetto ad altre monete, soprattutto nell'ambito dell'Europa, limitando fortemente la possibilità di ripresa. Il nostro Paese cerca di individuare il percorso migliore per rimanere competitivo, conscio del fatto che qualcosa si debba fare a tutti i costi, seppur indugiando troppo nelle scelte e nell'operatività: molte aziende trasferiscono gli stabilimenti nelle zone orientali per i costi minori, mettendo a rischio l'occupazione, altre puntano sulle tecnologie avanzate, sulle nuove idee, e sulla valorizzazione del "made in Italy". Pochi riflettono sul disavanzo commerciale cinese, che indica come margini e spazio d'intervento su quei mercati esistono e siano da scandagliare con attenzione. Mentre poco o nulla si sta facendo per valorizzare le nostre bellezze naturali ed incrementare il turismo, attirando l'attenzione di quel segmento della popolazione cinese che dispone di risorse per viaggiare e visitare i Paesi del mondo occidentale, dimentichi di quanto è stato fatto in passato per attirare l'attenzione del turismo giapponese. Se il 2004 è stato un anno di transizione ed un momento di consapevolezza, tali da indurre ad interrogarsi sul futuro, il 2005 diventi il punto di partenza per un'azione mirata ricca di iniziative, di coraggio e, perché no, di buona sorte.
Dario Meschi
|