Macchianera

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: domenica 3 ottobre 2004 - Anno 4 - Nr. 37

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L'AMMONIMENTO DI CONSONNI

Martedì sera, dopo un’abbondante cena, innaffiata da vino corposo e inebriante, mi sono recato a Villa Confalonieri per assistere al terzo consiglio comunale dell’epopea Albani. Il sindaco, non era presente a causa dell’incidente subito recentemente durante una giornata ecologica, che lo ha costretto al ricovero presso l’ospedale cittadino e pertanto presiedeva l’assise il suo vice, Tino Passoni, che, con piglio deciso e buona autorevolezza, ha cercato di tenere a bada le intemperanze dialettiche, e le tempistiche, caratterizzate da interventi interminabili e fuori regolamento dei consiglieri, in particolare dell’anfitrione, l’irriducibile e polemico Alberico Fumagalli, e dell’assessore ai Lavori pubblici Pierpaolo Arlati.

Dopo essermi accomodato in una sala gremita di pubblico, fatto inconsueto rispetto al passato, (a quanto pare il centrosinistra attira di più del centrodestra) e dopo aver assistito alle formalità di rito con l’approvazione dei verbali della seduta precedente, ho assistito ad un inatteso spettacolo. Il consiglio comunale riportava all’ordine del giorno la discussione di alcune mozioni presentate dal gruppo di maggioranza di Insieme per Merate, rivolte alla giunta e ai propri rappresentanti. Dapprima ho pensato di aver ecceduto in bevande e libagioni, e pertanto di essere un poco annebbiato, ma prontamente mi sono reso conto di essere sobrio e di essere al cospetto di un fatto nuovo e certamente innovativo: un dibattito tra esponenti della stessa maggioranza e della medesima lista vincitrice.
Mi sono chiesto se i rappresentanti della maggioranza non potevano parlarsi nelle sedi dei partiti che rappresentano, o in qualche sala della sede municipale senza scomodare un’assise istituzionale. La risposta è stata fornita dal consigliere Andrea Consonni, relatore di maggioranza che, con buona oratoria, ha provveduto ad illuminare i presenti, era un pubblico formato in gran parte da addetti ai lavori, simpatizzanti, e i consiglieri di minoranza, incapaci nella circostanza di comprendere la grande opportunità che in quel frangente era loro concessa.
L’esimio rappresentante dei Ds, uomo di notevole moderazione oltre che di grande fiuto politico ed esperienza, ha redarguito i presenti, ricordando come in un consiglio comunale destinato a prendere atto di decisioni già assunte dalla giunta (in virtù della legge Bassanini), l’esame di mozioni di indirizzo fosse l’unico modo per aprire un vero confronto politico ed un dibattito sui contenuti e scelte, riferendosi nello specifico ai grandi cantieri, e dando indicazioni o meglio raccomandazioni, se non addirittura suggerimenti perentori, agli assessori sul destino dell’area Cazzaniga e sull’utilizzo di Palazzo Tettamanti.
Più che di consigli si è trattato di indicazioni da non dover disattendere, rivolte in particolare al dimesso assessore ai lavori pubblici, che dopo aver annunciato delle rivoluzioni pacifiche, ma cruente (demolizione di quanto costruito sul Piazzale dedicato a Monsignor Natale Basilico) ha dovuto rimangiarsi tutto, di fronte all’impossibilità di modificare un progetto in corso di realizzazione, senza contrastare con i dettami della legge Merloni.
Ho capito che quindi sono passati oltre tre mesi dalla formazione del nuovo direttivo, senza che nessuno dei rappresentanti del popolo abbia negligentemente verificato la fattibilità operativa di modifiche sostanziali a progetti finalizzati.
E’ sconcertante prendere atto di come un proposito programmatico tanto importante e violento, sbandierato ai quattro venti in campagna elettorale anche dal sindaco Albani, ripreso dopo l’insediamento, e ripetuto in molteplici altre occasioni, sia stato affrontato con una tale superficialità. Dalla serata è uscito dolorante e con le ossa rotte Arlati, che ha dimostrato dilettantismo inammissibile, senza precedenti e poca dimestichezza con le normative, spingendosi in conclusioni azzardate senza essersi avvalso del parere e dei suggerimenti dei funzionari preposti, il segretario comunale e il responsabile tecnico dei lavori pubblici, prima ancora che degli “amici” avvocati.
Il risultato deprimente genera sconforto, al punto che potrebbe indurre lo stesso Arlati a dimettersi di fronte all’impossibilità di procedere come desiderato. L’ammonimento di Consonni ha assunto un valore politico importante, confermando il ruolo dominante ed esperto dei diessini nell’ambito della coalizione, e cercando di porre rimedio ad un modo di governare troppo improvvisato ed avventato per poter essere giustificato.
Ai margini di questo momento politico il dibattito ha assunto toni aspri e polemici: non sono mancate le dotte, leziose, e insistenti parole di Fumagalli, rivolte al pubblico più che ai colleghi presenti in consiglio. Gli altri interventi hanno registrato l’attenta analisi di Castelli che ha difeso il centro poli-culturale, condannando la volontà di trasferire il comune in Piazza degli Eroi, di Robbiani poco disposto a farsi catechizzare dal “consigliere semplice” e di Massironi, la vera vittima sacrificale della serata.

Dario Meschi

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