L'osservatorio

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: domenica 3 ottobre 2004 - Anno 4 - Nr. 37

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LA "LETTERA" E LA DONNA

Secondo la “Lettera” che la Congregazione per la Dottrina della Fede ha inviato a tutti i vescovi, dedicata alla “collaborazione dell’uomo e della donna nella Chiesa e nel mondo”, sono presenti e devono essere accettate le differenze tra i due sessi. L’insegnamento della Bibbia indica che la diversità tra uomini e donne non devono causare né antagonismo, né un tentativo di livellare le diverse responsabilità e sensibilità.
Il documento, sintesi di quanto il Pontefice è andato predicando in questi venticinque anni di Pontificato, composto da una quarantina di pagine, offre un panorama chiaro e preciso di come la Chiesa e il cattolicesimo si esprimono in merito a questo controverso argomento.
Le difficoltà nel rapporto tra i due sessi si esprimono nell’atteggiamento della donna che, per essere se stessa, si costituisce come antagonista dell’uomo, reagendo agli abusi di potere con la ricerca di una sua forte affermazione, portando ad una rivalità e una confusione deleterie, che colpisce la struttura stessa della famiglia. Inoltre, in questo confronto, si combatte il condizionamento storico-culturale che ha spesso diviso, più che unito, l’uomo e la donna, minimizzando la differenza di sesso e aumentando il distacco socio-culturale.

Quali sono le conseguenze, ritenute nocive, dalla “Lettera”? Sicuramente il ruolo della famiglia e la distribuzione dei compiti tra padre e madre e il diverso modo di concepire la sessualità, ora poliforma, quindi eterosessuale, omosessuale, bisessuale, transessuale, o indifferenziata.
Gran parte della “Lettera” è dedicata all’esposizione dei dati antropologici della Bibbia, dove la dualità tra uomo e donna è concepita come “una sola carne”, e un’esistenza da vivere “reciprocamente uno per l’altro”. Il peccato originale distrusse l’eguaglianza, il rispetto, e l’amore concepiti secondo il disegno di Dio.
Nel documento si rileva l’importanza della diversità sessuale, e la necessità di riaffermare i valori femminili, evidenziando come “la donna conserva l’intuizione che il meglio della sua vita è fatto di attività orientate al risveglio dell’altro, alla sua crescita, alla sua protezione”. Considerare solamente la fecondità biologica può portare a un pericoloso disprezzo del ruolo femminile, ignorando che la maternità può trovare piena realizzazione anche dove non c’è generazione fisica, e, in tale prospettiva, si comprende la presenza insostituibile della donna in tutti gli aspetti della vita familiare e sociale, che coinvolgono tutte le relazioni umane.
Le donne pertanto devono occupare posti di responsabilità nella società civile, nella politica e nelle istituzioni, anche se la duplicità dei ruoli, quello familiare e quello sociale-pubblico, va aiutato verso la sua piena e libera espressione, superando la retriva ed ancora imperante mentalità di storica sottomissione del sesso debole nei confronti del maschio, che contrasta con la legittimità dell’affermazione dei diritti e dei principi inviolabili di libertà e rispetto: è evidente purtroppo la difficoltà di contrastare abitudini e pregiudizi ancora forti, soprattutto in società fragili e poco acculturate.
La donna, che liberamente sceglie di svolgere l’attività di lavoro domestico, merita la stessa considerazione di colei che opta per altre scelte, senza doversi sentire stigmatizzata o penalizzata economicamente, o preda dello stress da insoddisfazione. L’intendimento è quello di evitare forti contrapposizioni che possano portare ad atteggiamenti di divisione, se non d’indifferenza, vivendo la vita di coppia con unità d’intenti e condivisioni e non con una contrapposizione “ diffidente e difensiva”, ma vissuta “nella pace e nella felicità dell’amore condiviso”. 
Tutto ciò vale nella società civile e non nella Chiesa, che nega alla donna i “ministeri ordinati” (diacono e sacerdote). Questo divieto non significa, negli intendimenti dottrinali, “votare la Chiesa ad una passività ispirata da una concezione superata della femminilità e condannarla ad una vulnerabilità pericolosa, in un mondo dove ciò che conta è soprattutto il dominio e il potere”, in quanto accoglienza, umiltà e fedeltà, vocazione di ogni cristiano, sono vissute dalla donna con maggiore intensità, partecipazione e naturalezza: l’esclusione dall’ordinazione sacerdotale non impedisce di accedere alla vita cristiana.
La “Lettera”, pur offrendo maggiore considerazione al mondo femminile, conferma il seppur mitigato dominio dell’uomo, dove il ruolo del maschio è ancora dominante e dominatore.

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