L'editoriale

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: domenica 3 ottobre 2004 - Anno 4 - Nr. 37

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EVIDENTI CONTRASTI

La giunta comunale di Merate non finisce mai di stupire: infatti, sin dal suo insediamento, e dopo le roboanti affermazioni in merito a grandi innovazioni nella gestione delle opere pubbliche e dell’urbanistica (innumerevoli le interviste e le dichiarazioni rilasciate), al momento di agire, e soprattutto di decidere ha dimostrato e dimostra la sua fragilità, con indirizzi, intendimenti mutevoli e comportamenti contraddittori, spesso addirittura sconcertanti.
Dopo una campagna elettorale combattuta contro la precedente amministrazione a colpi di macete più che di fioretto, dimostratasi utile per il raggiungimento del risultato finale, nel segno di uno stravolgimento in termini di destinazione d’uso e utilizzo delle “grandi opere”, in corso di realizzazione, e l’annuncio di chissà quali innovazioni da apportare al piano regolatore adottato dal sindaco Perego, si è giunti ad una soluzione di stallo. Dopo la presa d’atto tardiva dell’impossibilità di stravolgere progetti ed appalti, evidentemente segno di dilettantismo e di poca avvedutezza, si sta facendo marcia indietro, nella consapevolezza di avere spinto troppo sull’acceleratore, e di dover recuperare per non incorrere in disavventure procedurali e legali, con rischi di coinvolgimenti economici a carico degli incauti amministratori.
E’ assurdo che si passi con tanta disinvoltura da notizie clamorose, una contrapposta all’altra, che hanno riempito con titoli ad otto colonne le pagine dei giornali, come se nulla fosse, quasi si proponessero soluzioni senza averne valutato portata e fattibilità. L’atteggiamento confuso di qualche singolo assessore getta discredito sull’operato degli altri, appannando così il lavoro, forse meno visibile, ma altrettanto importante svolto per riordinare altri settori della pubblica amministrazione.
Evidentemente, dopo la sbornia elettorale e l’euforia favorita dal raggiungimento del potere tanto agognato, sta prevalendo, almeno tra i rappresentanti della maggioranza più esperti e navigati, il buon senso e la moderazione. E’ forse finito per sempre il tempo delle dichiarazioni avventate, lasciando posto ad un modo di proporsi e governare diverso. Almeno è quello che attendono i cittadini, poco esperti di urbanistica e di procedure, ma attenti alle soluzioni proposte, desiderosi di una sana amministrazione condotta con lo spirito del buon padre di famiglia e non da avventurieri armati di picconi e martelli demolitori.
Addetti ai lavori e media continuano ad alimentare la polemica nei riguardi del nuovo strumento urbanistico: una variante tanto modesta quanto insufficiente a programmare il futuro della città. Un lifting che, come sempre accade, ha premiato alcuno a danni di altri, scontentando però i più, ma, attenzione, proprio per la sua contenuta capacità edificatoria, destinato ad essere superato per i limiti che contiene al momento stesso in cui sarà definitivamente approvato.
Un piano regolatore che, a parte alcune scelte specifiche molto contestate, riguardanti alcune proprietà riferibili ad amministratori uscenti, ha limitato meritoriamente l’espansione di aree industriali, anche se al riguardo poteva essere ancora più restrittivo, contrapponendosi con fermezza alle previsioni del PTCP provinciale, che addirittura suggerivano la possibilità d’individuazione di ben 700.000 mq. di aree produttive, senza considerare l’impatto ambientale di una tale decisione, e la mancanza di adeguate infrastrutture viarie. Uno strumento urbanistico poco coraggioso e senza anima che non ha affermato la vocazione di questo territorio, che per alcuni è residenziale, per altri di terziario avanzato e per altri ancora una miscellanea di entrambe le possibilità con attenzione anche allo sviluppo, seppur contenuto, del comparto produttivo-artigianale.
E’ mancato un progetto di grande respiro per la definizione della nuova realtà urbana, non è stato proposto un piano del traffico, né sono state individuate infrastrutture pubbliche degne di una città. Non si è inoltre considerata l’opportunità di favorire il trasloco di aziende come la Beton Villa, magari utilizzando proprio questa area per soddisfare altre esigenze, ritenute più compatibili e prioritarie. Ed ora, dulcis in fundo, quasi improvvisamente, emerge un problema di liquidità nelle casse comunali, provocato dalla riduzione dei proventi concessori derivanti dal rilascio di autorizzazioni a costruire, destinata a contenere se non ad annullare ogni tipo di programmazione futura, salvaguardando solo l’ordinarietà amministrativa.
Qualcosa sembra non funzionare: si tratta solamente di inesperienza e di incapacità, o è mancanza di coraggio?

Dario Meschi

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