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Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: sabato 25 settembre 2004 - Anno 4 - Nr. 36

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GLI STATI GENERALI

Si sono conclusi gli Stati generali dell'editoria: un appuntamento importante, di confronto e di riflessione sul futuro del libro, alla ricerca di risposte e proposte concrete, di fatti e anche di una nuova legge per un settore interessato da un periodo di difficile congiuntura, dove la lettura langue e l'acquisto di libri è ancora modesto.
Era forte la necessità di approfondimento di un tema culturale, incentrato sul libro, che riguardava non solo gli operatori del settore, ma soprattutto il Paese, quasi a ripetere concetti conosciuti, abusati, ma spesso ignorati, come: "senza cultura non c'è democrazia", o "più cultura, più lettura e più Paese".
In quest'ultimo trinomio, scelto come motto della manifestazione, è racchiuso il senso di una risposta culturale, ma anche economica, politica e civile. La diffusione del libro è il miglior veicolo per garantire la crescita e lo stato di salute di ogni paese, favorendo lo sviluppo sociale ed economico.
Infatti, tutte le statistiche dimostrano come alla diffusione della lettura sia correlata la crescita complessiva di un popolo: i Paesi più avanzati e le società più aperte ed evolute domandano più libri, accrescendo lo scambio e la circolazione delle idee, in un processo involutivo di crescente e progressiva maturazione sociale.
Negli ultimi anni il dibattito politico ha messo in evidenza l'importanza dell'uomo nella determinazione della competitività economica. L'Istat, secondo un'indagine condotta nel 2000, si è interessato delle "letture funzionali", ossia dei libri letti per ragioni professionali o di studio, rilevando un risultato sorprendente: solo un quarto degli occupati dichiara di leggere pubblicazioni attinenti il proprio lavoro, contro un terzo degli impiegati e dei quadri dirigenti e circa la metà di imprenditori e professionisti.
Sono cifre sconfortanti in una realtà economica in continua evoluzione, basata sull'alta tecnologia e sulla competenza ad ogni livello di responsabilità lavorativa, che dimostra inequivocabilmente i limiti di crescita senza un adeguato approfondimento culturale. I libri e l'editoria non trattano, come alcuni pensano, di sola narrativa, di saggistica o attualità, ma anche di temi scientifici, d'istruzione, di arte, di turismo e di un'infinità di altri argomenti. Leggere significa aprire la mente, migliorare i modi espressivi, aumentare la conoscenza e la cultura individuale e così di tutta la società, contribuendo alla crescita economica e allo sviluppo.
Se si considera la spesa dell'industria dei contenuti (libri, giornali, musica, editoria multimediale, home video, cinema) escludendo la TV, che vive principalmente di pubblicità, si scopre come il libro rappresenti il 31% dei ricavi, secondo solo all'insieme della stampa quotidiana e periodica, comprendendo le entrate pubblicitarie: un dato di tutto rilievo, spesso ignorato e sottovalutato anche sotto il profilo occupazionale (22 mila addetti e 70 mila lavoratori della filiera).
Nel dibattito, apertosi ai margini della manifestazione, è emersa la necessità di ampliare quantitativamente e qualitativamente le biblioteche, e non sono mancate rimostranze nei confronti degli editori per un presunto boicottaggio, smentito dagli interessati, nei confronti d'iniziative finalizzate alla maggiore diffusione del libro da leggere e consultare gratuitamente. Editori, accusati di difendere interessi di parte, in effetti consapevoli di come nei paesi occidentali l'ottimizzazione delle biblioteche ha portato alla crescita delle vendite dei libri, dimostrando un'importante e imprevista sinergia.
Il libro è uno strumento di massa, un amico col quale confrontarsi e dialogare, per migliorare la comunicazione e la crescita individuale e dell'intera società. Per capirne la forza anche sotto il profilo commerciale, è significativo rilevare come la stampa quotidiana e periodica, dopo aver allegato a giornali e riviste CD, videocassette e gadget di vario tipo, abbia scoperto nel libro il più straordinario strumento di marketing, apprezzato da un pubblico evidentemente più maturo di quanto si potesse immaginare.
Il libro, pur essendo un prodotto di massa, non è uno strumento passivo, ma anzi richiede impegno, attenzione e concentrazione, e proprio per dare risalto al suo ruolo formativo e alla funzione economica, si dovranno fornire risposte precise, favorendone la commercializzazione e introducendo sgravi fiscali. Proprio per questo gli Stati generali si sono conclusi con un esplicito invito ai politici, affinché venga approvata definitivamente la legge, in gestazione, di riforma dell'editoria, finalizzata allo sviluppo lettura con costi più bassi ed accessibili: quale investimento potrebbe dimostrarsi più utile?

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