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QUALE OPPOSIZIONE
Il sindaco Battista Albani e la sua giunta possono dormire sonni tranquilli, Arlati permettendolo, in quanto, per propria capacità, o per le mancanze altrui, si trovano a governare una città, fatto alquanto insolito e inaspettato, in un consiglio comunale dove manca un'opposizione vera, incisiva ed arrabbiata. Tramite gli uomini più rappresentativi ed esperti, il centrosinistra si è dimostrato molto abile nel tessere la tela, sicuramente all'altezza della situazione, ed ha saputo irretire dapprima i rappresentanti della Lega Nord, con i quali ha condiviso le preoccupazioni circa il nuovo piano regolatore, mettendo in risalto la scontata necessità di salvaguardare il territorio, dall'altra i rappresentanti di Merate Futura, assegnando una presidenza di commissione (servizi alla persona) al dottor Mauro Marinari, ottenendo l'inaspettato avvallo del capogruppo Aldo Castelli.
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Se gli uomini del Carroccio, ancora poco avvezzi alle insidie della politica, si sono sentiti pienamente appagati per la battaglia comune che stanno affrontando con la giunta, in onore della tutela ambientale, dimentichi per esempio che la stessa amministrazione, apparentata con il direttorio che governa la provincia, non ha negato l'ipotesi circa la realizzazione di un mega-polo industriale altamente tecnologico in quel di Brugarolo, su un'area di circa 700.000 mq. I consiglieri Castelli e Marinari, debitamente blanditi dagli abili istrioni della maggioranza, hanno ceduto alle lusinghe, disattendendo le precedenti già annunciate decisioni, accettando una carica simbolica, certamente meritoria per l'illustre medico, ma risibile in termine di potere, visibilità e concretezza: Mauri e Robbiani possono essere giustificati per palese inesperienza, ma la stessa cosa non può di ceto valere per i navigati ed esperti rappresentanti di Merate Futura. Cosa dire dei diseredati e degli afflitti rappresentanti di Merate al Centro? Sicuramente che il boccone amaro è difficile da digerire, e che fare opposizione è molto diverso dal governare. Chi si oppone, oltre che dimostrarsi preparato, attento e vigile, dovrebbe vagliare ogni atto amministrativo varato dalla maggioranza, spulciando delibere e proponendo alternative politiche e pratiche di un certo spessore. Mauri e Massironi non hanno mangiato pane e politica, come altri colleghi dell'attuale maggioranza, quindi arrancano da tecnici poco avvezzi al confronto, allo scontro e al veemente scambio dialettico. Andrea Colombo, il più politico e navigato dei tre, non ha ancora smaltito la batosta elettorale e pertanto presenzia asettico alle riunioni di consiglio, e da lui, considerata l'esperienza maturata, ci si potrebbe aspettare di più. La maggioranza, o perlomeno alcuni suoi rappresentanti, si comincia a preoccupare per una situazione tanto anomala che rischia in breve tempo di demotivarla. In ogni assise istituzionale la minoranza conta quanto la maggioranza, sempre che sappia dimostrare quelle qualità destinate a qualificarla. Deve inoltre fungere da pungolo e da stimolo, lavorando molto e rendendo pubblico il proprio agire coinvolgendo gli elettori. Tutto questo per il momento non si verifica e, addirittura, si sta ripetendo l'anomala situazione che persisteva nel precedente consiglio comunale, in cui le voci degli oppositori si sono progressivamente affievolite per riprendere vigore solo all'avvicinarsi della scadenza elettorale. Si è giunti così ad un paradosso: l'unica opposizione critica nei confronti della nuova giunta potrebbe essere rappresentata dai "portatori d'acqua" dell'Ulivo, che tanto hanno lavorato in campagna elettorale senza aver ottenuto nè rappresentanti in consiglio comunale, né, tanto meno, alcuna visibilità.
Dario Meschi
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