L'editoriale

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: sabato 25 settembre 2004 - Anno 4 - Nr. 36

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ONORI ED ONERI

La nomina di Alessandro Patti a segretario cittadino di Forza Italia è passata in sordina, come anche quella di Giuseppe Munaò a Coordinatore del Collegio 15. Tutti coloro che temevano o auspicavano polemiche e dichiarazioni al vetriolo sono rimasti delusi. Del resto, nella palude azzurra, chi poteva dimostrare almeno un briciolo di….. coraggio, un sentimento critico o perlomeno il desiderio, più che legittimo, di intervenire su un metodo di nomina degno del peggiore regime?
Inutile meravigliarsi, se così non fosse il partito di maggioranza relativa disporrebbe di strutture efficienti con un'adeguata classe dirigente, e non sarebbe costretto a rifondazioni che sinora e in altre occasioni, non hanno prodotto risultati apprezzabili.
Intendiamoci, nulla da eccepire sulla qualità degli uomini nominati da Bruno Colombo: Patti è un professionista stimato, vanta ormai una discreta esperienza politica, sembra che abbia portato una ventata di novità persino nell'"ingessato" Lions cittadino, durante il mandato di presidente, e quindi dispone delle conoscenze, del mestiere, e del carattere necessario per ben operare. Anche Munaò ha dimostrato, negli incarichi sinora ricoperti, di avere capacità, buona visione politica e adeguate doti organizzative, nonché dell'indispensabile volontà e del tempo necessario per correre da uno all'atro dei comuni disseminati nel collegio.
Entrambi "gli eletti" rappresentano un ritorno al passato, anche se, da quando hanno iniziato la loro carriera ad oggi, sono cambiate molte cose, sia in questo territorio, sia nell'ambito del partito. Sicuramente ambedue hanno percorso molta strada: è indubbio il loro arricchimento personale, come è innegabile la trasformazione di Forza Italia che, grazie alle responsabilità di governo e a un processo involutivo costante, ha subito una notevole metamorfosi, rispetto a quando era definita un "partito di plastica", poco partecipativo.
Questo movimento, popolare e di massa, ha raccolto una messe enorme di consensi, senza avere il tempo di formare le necessarie strutture. Di questo inconveniente si è molto discusso e ancora si discuterà. Il così detto "partito del Presidente", dopo aver superato le fasi iniziali di improvvisazione e di entusiasmo, dopo aver aperto le porte a tutti, cani e porci compresi, per la necessità di contrastare il centrosinistra, e di riempire i vuoti creatisi dopo la caduta della Prima Repubblica, sta maturando, ma nonostante le tante novità e l'innegabile processo involutivo, il rimescolamento degli uomini chiamati a responsabilità direttive, i partenti e i nuovi arrivati, non riesce ancora a praticare un metodo operativo al suo interno veramente democratico, più che aziendale per modi e mentalità. Le recenti nomine dovrebbero far gridare allo scandalo, non tanto per le persone scelte, che sapranno dimostrare o meno le loro doti, ma poiché per l'ennesima volta, sono il frutto di una imposizione della segreteria provinciale, che ricerca in seguito all'insuccesso elettorale, presunti responsabili per coprire maldestramente le divisioni che lacerano il partito a Lecco, come altrove.
Chi si nutre di pane e politica conosce perfettamente le divisioni presenti nel partito azzurro, dove ciellini, laici e battitori liberi, a vario titolo, devono mediare su molte scelte, dividendosi tra loro e con gli alleati della coalizione, però con meticolosità democristiana, le poltrone che contano: si mira all'occupazione di posti gratificati da ambiti gettoni di presenza, e da remunerazioni adeguate a quelle di capaci dirigenti aziendali nel settore privato, in una lottizzazione che privilegia l'appartenenza ad un gruppo specifico, più che la qualità delle persone e la loro esperienza in ambiti settoriali dove servirebbe più professionalità e meno politica.
Non è quanto accade in città, dove per chi si cimenta in attività di partito esistono più oneri che onori, senza alcuna prebenda, ciò non toglie che le imposizioni disturbano, soprattutto quei pochi o molti cittadini, anche disposti ad avvicinarsi alla vita amministrativa, scoraggiati da questi metodi da soviet.
Patti e Munaò hanno assunto un ingrato compito, anche se, partendo dal nulla e da un pessimo esito elettorale, non potranno che vantare risultati migliori.

Dario Meschi

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