|
IL CANTIERE MALEDETTO
In questi giorni Claudio Brambilla ha ripreso, sul giornale che dirige, la proposta già avanzata da Francesco Riva, esponente dell’Ulivo, ora defilato dalla politica attiva, caduto misteriosamente in disgrazia e per incognite ragioni, tesa a valutare la possibilità di trasferire le scuole elementari da Via Fratelli Cernuschi a Via Cazzaniga, sull’area occupata dal “cantiere maledetto”. Dell’argomento mi sono interessato nell’articolo “Una proposta controcorrente”, pubblicato nel numero 21 del 24 maggio 2004, che ora torna d’attualità e quindi segnalo ai lettori per una rilettura. Il sindaco Battista Albani, vincendo le elezioni, ha ricevuto una pesante eredità: questo cantiere, fortemente voluto dal suo predecessore Dario Perego, dove sono iniziati i lavori mai conclusi di riqualificazione dell’area. Il progetto, redatto dall’illustre architetto Marco Casamonti, è stato girato e rigirato come un calzino dalla nuova giunta, nel tentativo di trovare una soluzione che rendesse compatibile la sistemazione dell’area, con l’individuazione di adeguati parcheggi interrati e in superficie, e la valorizzazione dello spazio verde, con l’utilizzo delle superfici attualmente già edificate in modo diverso da quanto originariamente previsto.
 |
Il progetto ambizioso e ammirevole sotto l’aspetto architettonico e funzionale, forse incompreso o troppo importante per una realtà cittadina come quella di Merate, quanto poco fruibile per alcune scelte progettuali specifiche, non convince la nuova amministrazione. Albani, e il fedele Arlati, assessore ai lavori pubblici, hanno coinvolto tecnici, politici e parti sociali per trovare un’idea che li togliesse dall’impasse: la lampadina purtroppo ancora non si è accesa, e manca la soluzione ritenuta vincente. La proposta di Riva era ed è, tutta da verificare: bisognerebbe affrontare le necessarie verifiche tecniche preliminari (indispensabili gli accertamenti di natura statica), elaborando un nuovo progetto di massima, ed interrompendo i lavori di completamento recentemente riappaltati. Per fare ciò manca il tempo e forse la volontà, ma anche una possibile, quanto celere, possibilità operativa di fronte a lunghe e complesse procedure amministrative. Inoltre sono molte le incognite da affrontare, l’idea di Riva non è piaciuta a molti, ed è stata quasi snobbata dalle forze politiche, anche se si fondava su presupposti convincenti, degni almeno di approfondimento e considerazione, alcune dei quali sono stati ora ripresi nelle riflessioni di Brambilla. Purtroppo i tempi stringono, e pertanto non sono ammessi indugi o esitazioni. La nuova giunta, in un’alleanza così allargata ed eterogenea, ha difficoltà nell’assumere decisioni condivise in tempi brevi. La riprova è fornita dall’esitazione dimostrata nell’affrontare il destino del nuovo piano regolatore, che, dopo anni di gestazione e innumerevoli incontri sia pubblici che privati, tra cittadini e l’assessore Demontis, numerosi rinvii e incertezze, rischia ora di rimanere per lunghi mesi al palo. Un atteggiamento di incertezza che nuoce agli amministratori ed agli amministrati: il concetto di “buon governo” non può prescindere nè dal metodo applicato, nè dalla velocità con la quale si assumono le scelte. Com’è legittimo congelare uno strumento urbanistico, modificarlo o addirittura rifarlo, altrettanto è giustificato il giudizio impietoso della popolazione che, colpita nei propri interessi, potrebbe riservare al nuovo sindaco la stessa sorte riservata a quello precedente. Albani si è sempre dimostrato un decisionista, anche troppo in alcune circostanze, e pertanto soffrirà la situazione di stallo in cui giace l’attività amministrativa che nei primi cento giorni di governo ha solo scartabellato le carte, nominando, fatto scontato e prevedibile, le commissione consultive: forse è troppo poco?
Dario Meschi
|