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L'IMPORTANZA DELLA BIOAGRICOLTURA
L’attenzione rivolta dai consumatori nei confronti dei prodotti “Bio” è sensibilmente aumentata. Lo dimostra il successo di visitatori e operatori commerciali del settore registrato al “Sana” di Bologna, la manifestazione che ha ospitato ben 450 espositori provenienti da 25 Paesi. Nei grandi supermercati la scritta “prodotto bio” è visibile, ormai usuale e spesso comporta prezzi maggiori, anche se in qualche occasione è accompagnata da offerte promozionali. Questa etichetta dovrebbe essere la migliore garanzia di un prodotto naturale ottenuto senza l’utilizzo di sostanze nocive e pesticidi. Esiste però tra i consumatori una diffusa diffidenza riguardo questo marchio: molti si chiedono cosa ci sia di credibile dietro i cibi biologici. Non sarà solo una questione d’immagine? Qual è in realtà il valore aggiunto di questi cibi, e soprattutto esiste un effettivo controllo durante il ciclo produttivo? La normativa sul biologico (reg. Cee 2092/91), con successive modifiche ed integrazioni, ratificata in Italia con il decreto legislativo 220/95, prevede che il controllo e la certificazione siano affidati ad Organismi di controllo (Odc) riconosciuti dal Ministero delle politiche agricole e Forestali (Mipaf), con costi a carico delle aziende produttrici, anche se stona che il controllore sia pagato dal controllato. Secondo la normativa e la prassi comune a tutti gli Odc, esistono varie fasi attraverso le quali è organizzato il controllo. L’azienda agricola che decide di attivare la produzione secondo il metodo biologico, si iscrive ad uno degli Odc riconosciuti dal Mipaf e, dopo un periodo di conversione di due anni, può aver diritto, nella distribuzione dei suoi prodotti, all’utilizzo della dicitura “prodotto da agricoltura biologica”. FRUTTA E VERDURA Per ottenere la certificazione il produttore deve consentire agli ispettori di controllare l’intera azienda, prelevando campioni da analizzare e controllando la corrispondenza di tutte le fasi di lavorazione in conformità a quanto disciplinato: la data della visita dei siti produttivi per l’avvio è concordata con il controllato, mentre le successive ispezioni avvengono senza preavviso. L’Odc può prevedere più visite l’anno a sorpresa, ma generalmente nei passaggi critici della produzione e con una frequenza differenziata secondo la classe di rischio dell’azienda (recente ingresso nel sistema, esito positivo di analisi, altri punti di criticità); e solo se tutto è regolare l’azienda viene autorizzata a commercializzare i prodotti facendo riferimento al metodo biologico. Secondo i dati forniti da Icea, uno dei maggiori organismi di controllo, riferiti l’anno 2003, su 294.000 ettari controllati e 11.164 operatori visitati, sono state compiute circa 17.000 visite ispettive, con una media di 1,5 ogni azienda, con un esito di 585 cancellazioni e circa 300 sospensioni o revoche. Il sistema di controllo oltre agli Odc prevede verifiche degli organismi regionali e della Comunità europea, dimostrando come nell’insieme il sistema di controllo sia tra i più affidabili in Europa, ne è la prova che, negli ultimi tre anni, il sistema è stato verificato anche dai Nas e dall’Ispettorato centrale repressione frodi, con eccellenti risultati, anche se i furbi non mancano di certo. Al riguardo, sia il comandante dei Nas, che il ministro Alemanno, hanno ripetutamente elogiato il settore e testimoniato l’affidabilità complessiva del sistema pubblico-privato di controllo e certificazione. Esistono evidentemente dei limiti, sia dovuti all’eccessiva proliferazione di istituti di certificazione, che alla scarsa uniformità di alcuni comportamenti e ai ritardi del sistema pubblico, in particolare di quello regionale, rispetto ad un sistema efficiente di vigilanza: del resto esiste la difficoltà di affidare i controlli solo agli organismi pubblici, dove mancano i tecnici per i controlli, e le indispensabili risorse economiche. Nel complesso, un prodotto certificato garantisce l’assenza di residui nocivi e di organismi geneticamente modificati, dimostrando una migliore composizione nutrizionale, in quanto meno “gonfia” d’acqua e con una maggiore presenza di vitamine e sostanze antiossidanti. Tutto bene quindi, ma esistono sufficienti garanzie per giustificarne il maggior consumo? e perché i prodotti bio costano più cari? Vi sono spese, dovute a minori rese: la produzione naturale, offre un risultato per ettaro inferiore a quello delle coltivazioni chimicamente assistite, anche se le nuove tecniche di lavorazione e la fertilizzazione naturale del terreno sono destinate a diminuire i costi. Gli interventi antiparassitari utilizzati nell’agricoltura convenzionale, riescono a risolvere quasi tutti i problemi fitosanitari, mentre per il biologico è sempre necessario intervenire in via preventiva, ma purtroppo i mutamenti climatici e gli altri inevitabili imprevisti ne riducono il raccolto. Mentre gli organismi internazionali dichiarano l’inevitabilità dello sviluppo delle coltivazioni geneticamente modificate, unico sistema per soddisfare la fame del mondo, per i pochi privilegiati esiste questa scelta di qualità e di naturalezza, sicuramente da non perdere.
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