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UN RITORNO INASPETTATO
La pesante sconfitta elettorale registrata nelle recenti elezioni amministrative dal centrodestra, e in particolare da Forza Italia, ha portato, all’interno dei partiti della coalizione ad una verifica, con un’attenta valutazione dei risultati per individuare le cause della disfatta e i possibili rimedi per evitarla in futuro. Il crollo inatteso del partito azzurro, e la ricerca delle responsabilità, ha coinvolto le segreterie regionali e le organizzazioni periferiche, al punto da far presagire numerosi cambiamenti, con sostituzione degli uomini ora ai vertici delle strutture: se a Milano il responsabile regionale onorevole Romani, è dato partente, a Lecco la posizione di Bruno Colombo sembra più tranquilla, in quanto, a differenza di altri dirigenti, vanta dei risultati accettabili almeno al primo turno delle provinciali, anche se con esito molto negativo nel successivo ballottaggio. In una situazione del genere è inevitabile il tentativo di scaricare le responsabilità dell’insuccesso da uno ad un altro esponente politico. A Lecco il crollo al ballottaggio, dopo la vittoria al primo turno, con la Lega Nord in corsa con una lista autonoma, evidenzia due importanti aspetti: il primo riguarda la difficoltà di vittoria laddove la coalizione di centrodestra si presenti divisa, seppur maggioritaria in termini di consenso, a dimostrazione di quanto ancora pesi la forza del Carroccio, e di come i suoi elettori siano poco inclini ad appoggiare uomini degli altri partiti del centrodestra al secondo turno. Il secondo interessa invece il gradimento ottenuto dai singoli candidati. Inutile sottacere che molte critiche sono state avanzate sulla candidatura e sul risultato ottenuto dell’ex sindaco di Merate Dario Perego, che doveva rappresentare un valore aggiunto, catalizzando il voto nella parte a sud della provincia in cui era conosciuto e presumibilmente apprezzato. Questo obiettivo è stato clamorosamente mancato, e, addirittura, il candidato presidente ha ricevuto una sonora batosta proprio a Merate, dove si attendeva un esito diverso: il suolo natio non lo ha premiato, ma lo ha anzi condizionato pesantemente, anche per la battaglia cruenta alle comunali, oltre ad aver decretato quella giudicata come una inequivocabile e pesante sconfitta personale. Evidentemente, è difficile formulare una valutazione oggettiva su quanto accaduto, ciò non toglie che l’ex sindaco di Merate ha perso una grande opportunità, e pertanto deve ora pagare lo scotto di una situazione tanto penalizzante. Attualmente siede a Villa Locatelli, dove è chiamato alla guida dell’opposizione, e proprio in questo nuovo ruolo d’oppositore, per lui inconsueto, dovrà dimostrare capacità e perseveranza ma anche pazienza, rimettendosi in gioco con umiltà. Nell’ambito delle organizzazioni periferiche del partito, molto interesse ruota attorno alla città di Merate, dove Forza Italia dovrà essere rifondata per assurgere al ruolo, sinora mancato, di “polo politico” nei confronti del territorio circostante, e per fare questo non si potrà prescindere da un cambio di rotta, forte e decisivo, quanto coraggioso, al vertice, ed è proprio quello che sta accadendo in queste ore. Infatti è calato in città da Lecco Bruno Colombo, portando con sé importanti novità: è sicuro il cambio del responsabile cittadino, il dimissionario Alberto Denti, impegnato in altri luoghi dopo l’elezione a sindaco nel comune di Parlasco. L’azione politica dallo stesso esplicata, poco incisiva e visibile, non lascerà né vuoti, né rimpianti. Al suo posto torna, inatteso ed inaspettato, l’avvocato Alessandro Patti, un uomo che “ha vissuto” politicamente la città con una presenza decennale in consiglio comunale sui banchi dell’opposizione che lo ha visto, in tanti momenti, protagonista di dure battaglie alla guida del Polo per Merate, dapprima in rappresentanza del partito, e poi come suo scomodo oppositore, in entrambe le circostanze sempre in opposizione all’amministrazione Perego. L’avvocato, così mi piace definirlo, senza volerlo paragonare ad altro più illustre personaggio, ha dimostrato nel tempo le doti e i difetti del suo modo d’essere. Mi perdonerà la licenza che mi prendo in quanto amico personale e compagno di ventura, se non mi limiterò a narrarne le lodi o limitandomi ad augurargli successo per la nuova missione, ma anche evidenziando alcuni dei limiti palesati nella passata esperienza, soprattutto quando svolse l’incarico di coordinatore di collegio, lo stesso ruolo ora occupato da Amelio Galbusera. Patti è un libero professionista prestato alla politica, un uomo preparato, capace, con una dialettica invidiabile, ma anche con un carattere a volte troppo deciso, turbolento ed accentratore. Queste sue doti e questi limiti caratteriali lo resero inviso a molti durante il suo precedente incarico, quando con piglio autorevole imponeva ordine tra le file degli improvvisati, sbandati, quanto politicamente inesistenti supporter azzurri, al punto che, dopo polemiche e duri scontri politici, decise di defilarsi dal partito. Ora si ripresenta, una grande rivincita la sua, dopo l’esilio forzato e la lunga esperienza di oppositore, tenace ed attento, indubbiamente portatore di nuove energie, e molto determinato a riorganizzare il partito, aprendo le porte a chiunque desideri collaborare nell’esclusivo interesse pubblico. L’amico Alessandro sa di assumere un compito ingrato, ma conta sulla collaborazione di tutti gli attuali iscritti e, tra questi, di coloro che già hanno dimostrato capacità e dinamicità, e sulla massa enorme di cittadini che votano per Forza Italia, magari desiderosi di dare un contributo attivo nella vita amministrativa. Riuscirà a creare strutture adeguate, dando lustro al partito? E soprattutto che disponibilità e collaborazione riceverà da Dario Perego, padrone, fino ad ieri, incontrastato del partito in città?
Dario Meschi
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