Circus Week

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: domenica 19 settembre 2004 - Anno 4 - Nr. 35

In questo numero

Articoli

Rubriche

Inoltre...

I DUE GRACCHI

Il paese è piccolo, la gente mormora, i giornali scrivono (e Merate, città dotta e raffinata ne ha tre, due online ed uno cartaceo) ed è quindi normale che di tutto ciò che accade in sede pubblica al fine si sappia tutto o quasi tutto.
Così si è saputo della riunione di maggioranza, allargata ai simpatizzanti, del 4 settembre che avrebbe, almeno a prestar fede a quanto anticipato dall’unico quotidiano online, dovuto risolvere la questione della variante di Prg approvata sul finire della passata legislatura, alla luce dell’avversione palesata verso la stessa dall’attuale maggioranza e delle osservazioni fatte pervenire dalla Provincia.
E che cosa si è saputo? Si è saputo che negli intendimenti almeno dell’Assessore e Vicesindaco Passoni (che così esprimendosi, però, riteniamo avesse il consenso preventivo degli altri esponenti della maggioranza) la riunione aveva tutt’altro oggetto (gli indirizzi di governo, il funzionamento delle commissioni, il coinvolgimento dei cittadini) mentre sul Prg l’attuale maggioranza ha ritenuto di prendersi tutto il tempo necessario per una valutazione serena e rispondente a criteri di giustizia, equità ed opportunità.
La cosa non è piaciuta a qualcuno che da posizioni che sembrano comunque vicine a chi governa, ha attaccato senza mezzi termini Passoni, accusandolo di essere una sorta di re-tentenna dai tempi decisionali insopportabilmente lunghi e di tradire, così, le aspettative della popolazione e le promesse elettorali.
A noi non sembra che le cose stiano in questi termini. Ernesto Passoni (ci è piaciuta molto la pronta ed esauriente replica data al quotidiano di cui sopra) lo conosciamo come persona riflessiva ed equilibrata almeno al pari del suo predecessore Romualdo Demontis. E’ persona che non si lascia prendere dall’emotività e dalle passioni e che decide tenendo in esclusiva considerazione l’equità ed il bene collettivo. Ne siamo sicuri. Così come siamo certi che abbia le capacità tecniche e le conoscenze per ricoprire l’incarico affidatogli. Quando lui e gli altri membri della maggioranza avranno deciso avranno ben valutato le osservazioni della Provincia e con ogni probabilità le valuteranno secondo le effettive motivazioni espresse, oltre che con adeguata considerazione per quelle che potrebbero essere scelte comunque deleterie per la nostra comunità. Così, riteniamo che per quel che concerne Brugarolo cercheranno di argomentare in Provincia che l’esistenza del Piano provinciale come l’interesse sovracomunale dell’area non possono voler dire acquiescenza verso il possibile sorgere di nuovi insediamenti industriali con consequenziale ulteriore peggioramento della qualità della vita dei residenti. E riteniamo anche che i nuovi insediamenti previsti a Sartirana verranno valutati indipendentemente dal nome dei loro proprietari e per verificare l’impatto ambientale di ciascuno di essi in relazione alle oggettive esigenze di tutela paesaggistica dell’area. Le diversità possono essere adottate solo con questo metro operativo, risultando priva di senso la diversa soluzione di cassare in ogni caso i nuovi insediamenti e/o le facoltà di ampliamento accordate ai proprietari con il medesimo criterio distributivo adottato nelle altre zone di Merate.
Il tempo di riflessione che Assessore e Giunta si sono presi può voler dire solo questo. Il pensare diversamente è sicuramente sbagliato, se non anche demagogico dato che, per farlo, si scomoda l’interesse popolare e si rammentano le promesse elettorali.
Non sappiamo perché, forse perché furono gli autori di leggi che riguardavano la proprietà immobiliare, forse perché erano tribuni che, come tali arringavano la plebe dalla quale erano eletti e della quale si facevano portatori degli interessi, ma l’amore per la storia antica ci riporta in mente le figure di Tiberio Sempronio Gracco e Caio Sempronio Gracco.
Che c’azzecca? Direbbe forse un noto politico e giurista contemporaneo. Forse nulla rispondiamo noi. Ma forse qualche similitudine, in chiave meramente satirica potrà essere rilevata dai nostri lettori e forse qualche insegnamento potrà essere tratto da chi vi può avere interesse. Ovviamente, nella lettura che ora riporterò riguardante la vita degli storici personaggi, occorrendo dovrà essere fatta astrazione oltre che dal contesto storico, anche dagli altri (come ad esempio la parentela, la professione etc..).
Si potrà così intravedere similitudine ora con il comportamento di questo ora con il comportamento di tal altro personaggio, politico, non politico. …come si vuole o si potrà chiudere questa pagina online se non si è riusciti a leggere l’oleogramma.
Sul finire del secondo secolo avanti Cristo, Roma si presentava come una città che aveva subito grossi processi di trasformazione.
Per quel che riguardava l’agricoltura questa si era trasformata da un’agricoltura di piccoli proprietari contadini ad un’agricoltura di pochi latifondisti che si avvalevano di manodopera servile.
I contadini, persa la terra si recavano in città e finivano con l’ingrossare le fila della plebe urbana, senza che la città li potesse recepire offrendo loro serie opportunità di lavoro.
Il problema della crisi dell’agricoltura veniva dibattuto in ogni ambiente romano e così anche al Circolo degli Scipioni, una sorta di associazione di cui facevano parte politici ed intellettuali legati tra loro da un comune modo di sentire e di intendere.
Il circolo poteva essere considerato all’epoca come il club più influente a Roma e ne facevano parte personaggi come Scipione Emiliano, celebrato eroe che con le sue vittorie aveva determinato l’espansione territoriale di Roma e Cornelia, figlia di Scipione l’Africano e moglie del console Tiberio Gracco. Quest’ultima restò sola molto presto, in giovane età, e, malgrado le importanti profferte di nuovo matrimonio, decise di restare sola adoperandosi completamente al bene dei figli Tiberio e Caio Sempronio. Più che una mamma fu per loro per tutta la vita (i figli le premorirono tragicamente) un’importante amica e consigliera. I due Gracchi erano cresciuti all’interno del circolo, sfruttando l’influenza che il circolo stesso aveva in città.
Non c’è da stupirsi, dunque se Tiberio Sempronio Gracco con un programma volto a risolvere il problema dei latifondi appena si presentò in politica venne eletto tribuno. Era conosciuto come un valido oratore e se ci fossero stati i giornali all’epoca, certamente avrebbe scritto su uno di questi. Approntò un progetto di legge che prevedeva che nessun cittadino potesse avere più di 500 iugeri (125 ettari, più o meno) di terra e che l’eccedenza fosse confiscata dallo stato e ridistribuita in tagli da 5 ettari alla plebe. Alcuni senatori appoggiarono la proposta, tra cui il fustigatore di costumi Marco Porzio Catone, detto il Censore. Ma un’altra parte, individuabile nell’aristocrazia e nei grandi proprietari terrieri per contrastarlo si accordò con un altro tribuno, tale Marco Ottavio, affinché ponesse il veto. Allora Tiberio Gracco, facendo leva sulla suggestione popolare riuscì a far destituire Ottavio per violazione della costituzione e tradimento del popolo.  si diceva, ancora non c’erano i giornali ma i comizi dei tribuni erano molto seguiti ed il Nostro era ben capace di fare il suo mestiere. Fu così varata la Legge Sempronia.. Ma con ciò facendo Tiberio Gracco si guadagnò l’avversione giurata del mondo politico dell’epoca, dei personaggi influenti e dello stesso circolo degli Scipioni a cui apparteneva. D’altronde i suoi atteggiamenti erano tirannici e non ammettevano né replica né confronto: faceva e disfaceva lui le regole in barba della costituzione repubblicana. E fu uno Scipione al fine, Nasica Scipione Serapione a guidare la rivolta dei senatori contro il tribuno, uccidendo lui ed i suoi seguaci e buttandone il corpo nel Tevere. Alla sua morte apparve sulla scena politica il fratello Caio Gracco, malgrado fosse stato sconsigliato da Cornelia, scottata dalla fine di Tiberio: “Non abbiamo noi sufficiente motivo di vergognarci per avere suscitato il disordine ed il tumulto?” Sembra che disse a Gracco. Bè, erano altri tempi, il ritegno albergava ancora nei cuori delle genti. Ma Caio non l’ascoltò. Ripercorse la carriera del fratello, alleandosi con i cavalieri (ceto medio dei commercianti) contro il senato, varò leggi per ampliare le concessioni alla plebe e ripristinò la legge Sempronia, estendendone i benefici anche ai cittadini delle province. Allora i Senatori giocarono d’astuzia e decisero di combatterlo con i suoi stessi mezzi: l’oratoria demagogica e suggestiva. Scelsero così Livio Druso che lo superò nella contesa elettorale prendendo il suo posto nei favori del popolo. Si suicidò mentre cercava di scappare alle truppe senatoriali. Ciò nonostante la testa venne asportata dal cadavere ed esposta in senato.
La morale della storia dei Gracchi può essere quella che chi di demagogia ferisce di demagogia perisce.
Arringare ed orientare il popolo con argomenti suggestivi può alla fine ritorcersi contro gli improvvisati tribuni. La Storia è maestra di vita e non mente. Lasciamo, quindi, che l’assessore Passoni e la giunta di Merate esaminino attentamente il problema, e se problema è, della variante di Prg. L’elettorato ha deputato loro a tale compito e non certamente tribuni il cui seguito è tutto da dimostrare.

Odo da Bietigheim

Torna alla homepage

Scriveteci: posta@macchianera.it

Copyright © 2001-2004 Macchianera.it. Sito by Fly-On-Web
Contattare il Webmaster per problemi tecnici.
Tutti i  diritti sono riservati.  Il materiale presente in questo sito non può essere  riprodotto, neanche in parte, senza il consenso di
macchianera.it. Il sito segue le regole della legge 675 sulla privacy, relativamente alle mail ricevute