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L'IMMORTALITÀ DELLA CHIESA
Attualmente, l'architettura moderna, denuncia un'innegabile ricerca di spettacolarità, disseminando ovunque edifici aggressivi e vistosi, dimostrandosi celebrativa di se stessa, delle proprie forme, nonché dell'autore, ma soprattutto del committente, che così facendo magnifica il potere di cui dispone. Negli ultimi anni si è tornati a costruire grattacieli, monumenti del businnessman, con una competizione in altezze che attraversa il pianeta da Hong Kong a Shanghai, fino a New York. Un tempo s'innalzavano campanili, chiese e cattedrali che sovrastavano gli altri edifici richiamando il popolo alla fede e al timore di Dio. Ora si costruiscono templi pagani, ma non mancano però le eccezioni, infatti, nell'era del supermoderno, dell'effimero ed anche del cattivo gusto, si ritorna a costruire chiese, per esigenza di spiritualità e per contrastare il gusto del superfluo, dell'immagine e della superficialità. Alcuni architetti, tra questi Mario Botta, si sono dedicati a queste progettazioni, dimostrandosi inclini alla rievocazione del fascino dei luoghi di culto di storica memoria.
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Recentemente a Seriate (Bergamo) è stato inaugurato il nuovo Centro Pastorale Giovanni XXIII°, con l'effige del Papa buono che compare da uno schermo tv collocato vicino all'altare. Un'opera progettata dall'architetto Mario Botta che sta lavorando alacremente anche alla Chiesa del Santo Volto a Torino, e ha firmato nella cittadina di Merate, in località Sartirana la chiesa e l'oratorio parrocchiale. Il ticinese Botta, progettista di fama internazione e conosciuto anche in Italia per il rifacimento, tutt'ora al centro di forti polemiche, del Teatro alla Scala di Milano, in onore del Papa tanto amato dagli italiani, pare, a detta dei critici, aver superato se stesso. All'entrata del Centro Pastorale ci si ritrova in una Bisanzio risorta, lo sguardo rivolto verso l'alto è frastornato dall'oro che rifulge ricoprendo l'intero edificio, salvo l'altare, le due absidi con il solenne Cristo crocefisso, e due volti di donne addolorate (desunte dalla celebre fotografia dell'Afghanistan, dove l'araba sofferente era acconto ad una donna morente). Si è attratti dal pavimento, dall'ambone-pulpito e dall'acquasantiera in pietra di Verona lucidata, ben efficace a fianco dell'oro. La luce zenitale giunge dal cielo attraverso i quattro lucernari, creando e mutando gli spazi secondo il mutar delle stagioni, invadendo i comodi panchetti in legno chiaro che accolgono i fedeli e il rivestimento con pannelli di legno a bande orizzontali, composto da minuscole listarelle di legno, usate anche per le cornici dei quadri, mettendo in risalto una scultura lignea antica, raffigurante la Madonna con il bambino. Dopo dieci anni di lavori, Botta ha terminato quest'opera, costata nove milioni di euro, in sei mesi. L'edificio all'esterno è costituito da una struttura portante in cemento armato, a pianta quadrata, con muro di rivestimento trattato a spacco, ricoperto da pietra di Verona, si eleva sul fronte sino a 23 metri, con il lato di 25, con un'immagine severa, con tagli e forme geometriche. Il complesso comprende una chiesetta del '700 sul lato di nord-est, mentre su quello di sud-est si allunga un corpo edilizio, ad un piano con colonne, per la casa del parroco, sale per la catechesi, bar e altri servizi che procedono oltre la chiesa, verso la campagna con oratorio e sale su due piani, dove il verde è elemento indispensabile. L'effetto per i numerosi visitatori, accorsi ad ammirare la Chiesa tutta d'oro, è poetico, mistico, quasi misterioso, antico e nuovo ad un tempo. Spiega Botta: "lo spazio della chiesa, come in passato, deve durare nel tempo, sfuggire alle leggi del consumo, resistere almeno due secoli".
Dario Meschi
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