Macchianera

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: sabato 12 giugno 2004 - Anno 4 - Nr. 24

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IL 25° ANNIVERSARIO

Il 13 giugno prossimo si vota per le elezioni europee, e si celebrerà anche il venticinquesimo anniversario del Parlamento europeo ad elezione diretta, perché prima i membri dell'Assemblea di Strasburgo erano designati all'interno dei Parlamenti nazionali.
Nel lontano 1979 si ebbe la percezione di in momento importante per il Vecchio Continente, chiamato ad affrontare un futuro incerto in un mondo in continua evoluzione, ricolmo di speranze per la costruzione di un'Europa unita, sia sotto il profilo economico, che politico. Il cammino, sino ad oggi è stato impervio e molte delle attese di un tempo non si sono ancora concretate a causa di molteplici impedimenti, vuoi per le divisioni storiche che hanno contrapposto i Paesi più influenti dell'unione, vuoi per gli interessi economici diversi. L'Europa è definitivamente decollata con l'introduzione della moneta unica, dopo la caduta del muro di Berlino e con la volontà di allargare i confini della coalizione ad altri Paesi dell'Est europeo.
Negli intendimenti di allora, un Parlamento comune eletto direttamente dal popolo avrebbe certamente acquisito poteri più ampi di quelli puramente consultivi e quasi simbolici che gli erano stati assegnati in passato, infatti sarebbe divenuto l'Assemblea costituente di un'Europa federale, sminuendo, nella corretta applicazione, il potere dei singoli parlamenti nazionali, governata da una Costituzione comune, vincolante, sottoscritta per convincimento e fede dai Paesi membri, consentendo di sminuire definitivamente le contese politiche nazionali in una visione più ampia del ruolo della comunità.
Il bilancio, dopo venticinque anni, non è dei più lusinghieri poiché non vede realizzate le ipotesi prefissate: il Parlamento ha ricevuto maggiori poteri, ma questi sono certamente inferiori a quelli posseduti dai singoli Stati nazionali. I tentativi di dar luogo ad una Costituente europea sono falliti, non si è trovato un accordo politico, e non si sono condizionate le politiche "interne" ai singoli Paesi, anzi è accaduto l'esatto contrario.
Le elezioni europee sono diventate occasione per contare la forza dei partiti, e per incidere nella vita di ogni singolo Stato: in Italia, il centrosinistra, aspettando l'agognata quanto possibile affermazione elettorale, già pensa di condizionare il governo Berlusconi, nel tentativo di condurlo, dividendo l'alleanza della Casa delle libertà, sino ad elezioni anticipate. Frattanto il Parlamento europeo, invece di trasmettere indicazioni forti e incisive ai paesi membri, è condizionato dalle tensioni nazionali.
Tutto ciò accade in una ricorrenza importante, elettiva e commemorativa, e nel momento in cui i membri dell'Unione passano da 15 a 25, arrivando alla riunificazione, quasi completa, delle due Europee divise dai tempi della Guerra fredda. Ma neanche questo è servito, al punto che è percettibile, e quasi sconcertante il disinteresse per il carattere europeo di queste elezioni: valga il caso Polonia, il più grande dei nuovi membri, dove il tema dominante sono gli episodi di corruzione che hanno portato ad una crisi di governativa. Non sono da meno l'Ungheria, dove il governo non corre pericoli, pur essendo sotto accusa per i tagli di bilancio, e dove le elezioni sono diventate una sorta di referendum, e la Repubblica Ceca, dove nel dibattito elettorale non esiste alcun tema "europeo", per non citare la Lituania, dove il 13 giugno si vota anche per il nuovo presidente della Repubblica.
La situazione nei nuovi paesi entrati nella comunità non è peggiore di quanto si registra in Germania, dov'è in gioco la residua attendibilità del governo Schroeder, in Gran Bretagna, dove Blair ha raggiunto i minimi livelli di popolarità, in Francia dove si attende la smentita dei risultati delle regionali che hanno assegnato una pesante vittoria alla sinistra, o nella Spagna di Zapatero, alle prese con il nuovo governo di centrosinistra.
Quale saranno le cause di questa disaffezione nei confronti della Comunità? Indubbiamente la crisi economica, e gli effetti, in alcuni casi devastanti, provocati dall'euro, unite alla difficoltà di accettare compiutamente l'integrazione economica e la mancanza di volontà diffusa e generalizzata di arrivare ad un'unione politicamente forte, capace di contrastare gli Usa e gli emergenti Paesi asiatici.
L'ultima chance potrebbe arrivare dal varo definitivo di una ragionevole Costituzione europea, magari nel vertice fissato dopo quattro giorni dalla data delle elezioni.

Dario Meschi

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