Sotto la lente

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: sabato 1 maggio 2004 - Anno 4 - Nr. 18

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IL VALZER DELLE CANDIDATURE

In questi giorni si stanno definendo le candidature per le elezioni europee. I criteri di scelta adottati dai partiti rimangono come sempre misteriosi, quasi incomprensibili, lasciando al cittadino una spiacevole sensazione d'impotenza, in quanto non può avanzare diritti ne incidere nelle determinazioni finali. Si compie un giro di valzer, dove le segreterie dei partiti, rincorrendo personaggi illustri, riempiono le caselle con difficoltà, dovendo trovare delle soluzioni portatrici di forte immagine e, nel contempo, soddisfare le ambizioni dei propri dirigenti, in una contrapposizione certamente non combattuta in "punta di fioretto".
In questa situazione difficile, Rifondazione comunista ha chiuso la partita in Sardegna e Sicilia, anticipando gli altri partiti, grazie ai vantaggi del "centralismo democratico", mentre continua la contrapposizione tra i politici in carriera, gli uomini dello spettacolo e i nomi altisonanti del giornalismo e della società civile per garantirsi un posto eccellente: gli esclusi sono come sempre i cittadini, che non possono dar voce alle loro esigenze, seppur muniti della tessera del partito del cuore.

Il concetto di democrazia e di confronto spesso è totalmente assente, anche nei movimenti che maggiormente proclamano la necessità di scelte democratiche e partecipative. Il fenomeno, che coinvolge indistintamente destra, sinistra e centro, si contrappone al concetto stesso di democrazia, che significa "potere al popolo", e proprio nel rispetto di questo alto principio si contano i voti depositati nell'urna, dimenticando che un'elezione è veramente democratica soltanto quando l'elettore è in grado di condizionare ogni fase del procedimento elettorale, e non solo di quello conclusivo.
Una delle possibili soluzioni potrebbe arrivare dalle elezioni primarie, da tenersi secondo il modello americano o con altre possibili variabili, lasciando il voto a tutti gli iscritti, anche se il numero dei tesserati è in calo, e per alcuni partiti si tratterebbe, considerato il numero degli aderenti, di convocare una sorta di assemblea condominiale.
Allora perché non allargare il voto anche ai simpatizzanti? In questo caso esisterebbe la difficoltà di individuarli, evitando la presenza di possibili infiltrati (avversari), che logicamente favorirebbero il candidato meno dotato e preparato, certamente il migliore e il più idoneo a garantire la disfatta finale.
Ci sono e si stanno facendo degli esperimenti per trovare una possibile soluzione. Il sito www.igirotondi.it propone una rubrica dal titolo "proviamo le primarie", mentre alcuni comuni hanno inserito lo svolgimento delle primarie nel loro statuto comunale. Un comune toscano, Pecchioli, con giunta di sinistra, ha sperimentato questo tipo di pre-elezioni, ottenendo una discreta affluenza elettorale, col risultato che, poco dopo, il sindaco e la giunta sono caduti in disgrazia presso i vertici di Ds e Margherita.
L'esperienza vissuta nel paese toscano serve da lezione, confermando come di partecipazione e di necessità di effettuare delle consultazioni primarie si possa e si debba parlare molto, introducendo modelli e proposte diversi, salvo poi abbandonare l'impresa e rimandarla alla prossima occasione, per consentire ai partiti e ai suoi maggiorenti il mantenimento del potere.
Un forte dubbio ci tormenta: quanto conta la bella presenza e la notorietà, e quanto i quattrini che ciascun candidato porta in dote? E ancora, quanto inciderà l'effettiva competenza dei candidati sui temi europei?

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