Politica

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: sabato 27 marzo 2004 - Anno 4 - Nr. 13

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UN FUNERALE ANNUNCIATO

L'affondamento in aula del progetto di legge Boato era previsto da tempo, dopo la bocciatura del 3 febbraio scorso decisa nella 1^ Commissione, laddove si sostituì radicalmente il testo originario, pur mantenendone il titolo a cappello: "norme di attuazione dell'art. 87 della Costituzione, in materia di concessione della grazia".
La votazione alla Camera ha quindi solo celebrato un funerale annunciato, destinato a non stupire nessuno, nemmeno le minoranze che hanno invece gridato allo scandalo.
La proposta iniziale, tendente a risolvere in primis il caso Sofri, era molto semplice. Infatti, prendendo atto della perdurante prassi della concessione della grazia, come potere condiviso tra il Capo dello Stato e il Ministro della Giustizia, con provvedimento di natura politica, concedeva libertà d'azione al Capo dello Stato, quale interprete della sensibilità popolare, moderatore delle esigenze di convivenza, e quindi capace di interrompere delle detenzioni ritenute insostenibili, seppur conseguenti l'interpretazione di una legge. Un modo per affermare un concetto tanto caro alla sinistra liberale e radicale, quello del riconoscimento del valore della persona umana, e della possibilità di attribuire al trattamento penitenziario la capacità di rieducazione, indipendentemente dalla giusta punizione ricevuta per i reati commessi.

La Costituzione attesta che tutti possono, se lo vogliono, sentire il senso di umanità. La proposta legislativa mirava proprio a sottrarre l'istituto della grazia alle regole della giustizia formale e alla disciplina del codice di procedura penale, trasformandola in un atto umanitario in presenza di sostanziali motivazioni, affidandone la prudente applicazione a chi rappresenta l'unità nazionale, ed esortando alla mite convivenza.
La soluzione era l'abrogazione dell'art. 681 del c.p.p. che la 1^ Commissione ha viceversa ripristinato con correttivi ritenuti inconcludenti, ambigui e peggiorativi, rispetto alla formulazione vigente.
L'idea criticata a destra, ma non solo, di un presidente, buon padre di famiglia, mite e saggio, assistito da procedure di supporto slegate alla politica, non è piaciuta, a tal punto da meritare una bocciatura, con la conseguente rivolta delle opposizioni e l'indignazione di alcuni personaggi appartenenti ad entrambi gli schieramenti politici. Ma, mentre il centrosinistra tuona ed inveisce, dove gli aneliti liberali soffrono per una dichiarata ingiustizia, mentre è ancora straziante il ricordo della strage di Madrid, e le forze politiche di destra e di sinistra celebrano una manifestazione unitaria contro il terrorismo, altri si domandano se esiste veramente la necessità di premiare alcuni detenuti, giudicati colpevoli di delitti politici, dopo il manifestarsi di casi come quello del brigatista-terrorista, Cesare Battisti, sprezzante nelle dichiarazioni rese dopo la liberazione, a dispetto dei cadaveri che ha disseminato, e nonostante le condanne ricevute in qualità di pluriassassino. Ora libero, grazie alla compiacenza di un Paese, la Francia, troppo libertario, permissivo e tollerante, spesso poco coerente, ed ancora titubante sulla concessione dell'estradizione.
Si è quindi palesata un'evidente contrapposizione tra modi di interpretare la realtà: due filosofie destinate a non trovare nessun punto d'incontro, in una contesa riservata alle coscienze, forse più che alla legge.

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